Cosa provi quando la tua squadra vince per 3-0 in casa e sei allo stadio.
Genoa-Torino, due terzi del triangolo industriale e due quinti delle squadre italiane più scudettate, sarà sempre un po’ speciale, per me. È stata la mia prima partita allo stadio, la mia prima partita in tribuna stampa e, chissà come mai, credo anche la partita che io abbia visto più volte dal vivo.
Ogni Genoa-Torino di cui ho memoria è riassumibile in ciò che nel calcio conta di più (ma che beffardamente è stato inventato per ultimo): i gol. Così, se chiudo gli occhi, io penso a una doppietta su rigore di Alessio Cerci, lui che due anni prima aveva segnato al Genoa in piena zona Cesarini (ma era in trasferta e lui giocava nel Torino, perciò è un’altra faccenda, no?) e una ancor più folle di Alberto Costa, detto Tino, in un sonoro 5-1 finito bellamente tra gli sfottò del mattino dopo a una compagnia di liceo torinista. Penso a un gol dell’ex Iago Falqué, core ‘ngrato, anzi, poco ‘ngrato perché al cuor non si comanda e perché quella sera al Ferraris qualcuno aveva messo a palla Il pescatore di De André.
Penso a un colpo di tacco di Giovanni Simeone (valso quasi una stagione) e un destro di Christian Ansaldi, lui nato in Argentina – a Rosario, come Leo Messi – da un trisnonno di Ronco Scrivia (GE) e che del Genoa, Ansaldi, era stato terzino prima perlomeno che disputasse un Mondiale con l’Argentina e segnasse al Ferraris, ovviamente sotto ai miei occhi e ovviamente da avversario.
Penso al gol di Manolo Portanova che decise, nel marzo 2022, una partita vinta caparbiamente dal Genoa in dieci contro undici e contro ogni ragionevole pronostico – suvvia, fu la prima vittoria in campionato dopo 187 giorni! – e festeggiata da copiosi cori sulle note di Gente di mare, di Umberto Tozzi e Raf, un brano riscoperto a trentacinque anni dall’uscita (Bresh mica aveva ancora pubblicato Guasto d’amore). Credo sia stata pure l’ultima partita a cui dovrei aver assistito al Ferraris da residente in Liguria, prima che mi trasferissi altrove, ancora.
Se chiudo gli occhi, penso a Ivan Juric che mi abbraccia, forse per stemperare la pressione (Ivan Juric! Che mi abbraccia!) e poi comunica all’intera sala stampa che di lì a poche ore avrebbe portato la sua famiglia al ristorante per festeggiare la permanenza in Serie A del Grifone. Penso al carisma di Alexander Blessin che ci disse – meglio, disse in tedesco al suo esilarante traduttore, il quale tradusse per noi – di aver motivato i calciatori mostrando loro dei video di animali che cacciassero in branco: e poco importa se con Blessin il Genoa sia retrocesso dopo quindici anni di A in Serie B (e in fin dei conti lui avesse prolungato una stagione maledetta), è comunque stato bello crederci.
Penso a Emiliano Mondonico, che incontrai di sfuggita in ospedale a Savona e che, provato dalla malattia, si prestò comunque a una chiacchierata. Parlammo di Genoa e Toro, non credo però avesse capito il mio tifo per i rossoblù, siccome sull’autografo che gli chiesi lui mi scrisse: «A Matteo, torneremo ad Amsterdam».
Penso, infine, che gli ultimi due Genoa-Torino a Genova sono finiti 0-0, senza reti, senza cioè “ciò che nel calcio conta di più” (cit.). C’è però qualcosa di speciale in ogni Genoa-Torino, pure se a reti bianche, e non solo per il gemellaggio tra tifoserie che esiste dal 1973 e che rende ogni trasferta granata al Ferraris una specie di pranzo domenicale con vecchi cugini che non vedi mai. Penso che ci sarà forse un motivo se il Genoa è la squadra che sono finito in qualche modo a tifare, mentre il Torino è una delle simpatie calcistiche più veraci di mio padre, una forza opposta al tifo juventino che mio nonno materno nutriva e provò forse a trasmettermi o forse provai io ad apprendere inconsciamente. Se è vero che il calcio è un selettore di memoria eccezionale, allora, beh, io penso che Genoa-Torino sia uno dei miei personali segnalibri.
Mi si perdoni l’incipit personale e sentimentale, ma, nella sua storia, le vittorie più larghe del Genoa in casa, al Luigi Ferraris, in Serie A, sono arrivate prima della seconda guerra mondiale. Genoa-Bari 8-0, il 15 gennaio 1939, e Genoa-Padova 8-0, l’8 dicembre 1929, mi viene in soccorso Transfermarkt, sono lontane ere geologiche. Solo un Genoa-Torino 5-1 dell’11 maggio 2015, quella della citata doppietta di Alberto Costa, detto Tino, che risulta essere la diciassettesima miglior vittoria casalinga del Genoa in Serie A, si avvicina ai giorni nostri. E sì, ci sono stati dei 4-0 – entrambi nella primavera del 2016, un Genoa-Frosinone 4-0 il 3 aprile 2016 con tripletta di Suso e un Genoa-Palermo 4-0 il 17 gennaio 2016 con doppietta di Pavoletti e ben tre assist del citato Cristian Ansaldi – e c’è stato Genoa-Verona 5-2 del 15 febbraio 2015, con doppietta di M’Baye Niang e due assist dell’altro citato Iago Falqué. C’è stato un Genoa-Roma 4-1 nel settembre 2023 in cui tra gli altri l’ultimo gol lo segnò Junior Messias all’81’, c’è stato un Genoa-Crotone 4-1 del settembre 2020 con cui Rolando Maran iniziò la sua avventura al Genoa, alla prima giornata del primo campionato di calcio cominciato nell’era del Covid-19, c’è stato un Genoa-Pescara 4-1 del maggio 2013 con doppietta di Marco Borriello e gol di Antonio Floro Flores e Andrea Bertolacci e ci sono state vittorie per 4-1 casalinghe contro il Napoli nel settembre 2009 e contro il Lecce nel maggio dello stesso anno, uno senza e uno con (una doppietta di) Diego Alberto Milito. Molti di questi risultati hanno come unico comune denominatore la presenza sulla panchina del Grifone di Gian Piero Gasperini, come potresti aver notato.
Genoa-Torino 3-0 di domenica 22 febbraio 2026 passa alla storia come la cinquantottesima miglior vittoria casalinga di sempre del Genoa. Di tutti i 3-0 possibili – i più recenti sono due 3-0 contro il Cagliari un mese fa, il 12 gennaio 2026 (con gol di Colombo, Frendrup e Leo Østigård, il difensore norvegese in gol alla terza partita di fila!) e nell’aprile 2024 (con gol di Thorsby, Frendrup ancora e un altro nordico, Albert Gudmundsson, al quattordicesimo e ultimo gol stagionale in campionato, cioè l’ultimo campionato da lui disputato col Genoa – ci sono stati anche una vittoria sul Verona nell’agosto 2020 (alla trentottesima e ultima partita di campionato, che sancì la salvezza del Genoa di Davide Nicola, con due gol di Sanabria e uno di Cristian Romero) e una, epica, per 3-0 sul Milan di Vincenzo Montella il 25 ottobre 2016, con un colpo di testa di Ninkovic, l’autogol dell’ex Juraj Kucka e un destro di Leonardo Pavoletti. Ci sono stati 3-0 contro il Catania nel settembre 2011 (con due gol e un assist di Rodrigo Palacio), contro il Brescia nell’aprile 2011 (con tre assist di Rodrigo Palacio), contro l’Udinese nel febbraio 2010 (con doppietta di Robert Acquafresca e gol, ancora lui, di Rodrigo Palacio), contro la Sampdoria nel derby del 28 novembre 2009 (quello del rigore di Omar Milanetto, del destro di Marco Rossi sotto le gambe di Castellazzi e del rigore di Raffaele Palladino festeggiato con tre dita dietro l’orecchio proprio sotto la Gradinata Sud occupata dai tifosi blucerchiati) e, prima ancora, ce n’erano stati due contro il Torino. Il primo, il 10 febbraio 2009, coi gol di Biava, Boško Janković e Thiago Motta. Il secondo, il 13 aprile 2008, che è l’ultima vittoria per 3-0 casalinga del Grifone in casa nel nuovo millennio – riavvolgendo il nastro, si torna a un 3-0 del maggio 1995 contro il Foggia: fa specie vedere che i marcatori furono John van ‘t Schip, Tomas Skuhravy e Gennaro Ruotolo e nei pugliesi giocava a centrocampo Luigi Di Biagio, vicecampione d’Europa nel 2000 con gli Azzurri di Dino Zoff e già autore del rigore calciato sulla traversa ai quarti di finali del Mondiale 1998, a Saint-Denis, contro la Francia padrona di casa –, vide piuttosto segnare Marco Di Vaio, Marco Borriello e Giuseppe Sculli.
Tutto questo preambolo per dire che Genoa-Torino 3-0 di domenica 22 febbraio 2026 non sarà certo la miglior vittoria del Grifone alla quale io abbia assistito di persona al Luigi Ferraris – o, meglio, lo è in campionato, perché ero in tribuna stampa il giorno, ed era l’11 agosto 2018, in cui Genova e il calcio italiano scoprirono Krzysztof Piątek (il primo giocatore nella storia del Genoa) che segnò quattro in Coppa Italia, al Lecce di Liverani, in appena trentotto minuti della partita valevole per il terzo turno della competizione – ma è certamente una delle più emotivamente trasportanti. Per quanto si è visto, per come si è giocato, per i trascorsi che si portava dietro e per ciò che l’ha preceduta e succeduta.
Al suon de Il Pescatore di De André, un brano che ricordo di aver ascoltato e perciò associo a un altro Genoa-Torino (quello del 20 maggio 2018, nel pomeriggio in cui venne annunciato il ritorno in Italia e soprattutto al Genoa di Domenico Criscito dallo Zenit San Pietroburgo, quello del gol di core ‘ngrato Iago Falqué nelle righe che precedono questo articolo), Genoa e Torino erano separate da appena tre punti in classifica. Il Genoa arriva dal pareggio in trasferta a Cremona, dove lo 0-0 è durato finché nel recupero del secondo tempo l’ex sampdoriano Bonazzoli non ha colpito la traversa, che seguiva due sconfitte consecutive (contro Lazio e Napoli). Il Grifone però ha perso una sola delle ultime quattro partite in casa al Ferraris – due vittorie, un pari – mentre il Torino ha perso sette delle ultime undici partite, l’ultima delle quali contro il Bologna domenica scorsa e, senza lo scozzese Ché Adams che si è infortunato a un polpaccio, si presenta in campo con diverse sorprese. A differenza di quanto avevo perlomeno letto io, Marco Baroni ha tenuto in panchina contro ogni previsione Marianucci, Casadei, Biraghi, forse Anjorin, più certamente Zapata, che in questo stadio – con la maglia della Sampdoria – segnò sette dei suoi undici gol stagionali nel 2017/18 e che al Genoa, con la maglia dell’Atalanta, ha segnato tre volte di fila in trasferta al Ferraris (nel 2018/19, nel 2019/20 e nel 2020/21), mentre in un derby della Lanterna vinto il 4 settembre 2017 realizzò gli assist dei due gol di Ramírez e Quagliarella.
Anche Daniele De Rossi ha cambiato modulo, pareva, passando dal 3-5-2 al 3-4-1-2 con Tommaso Baldanzi dietro Lorenzo Colombo e Caleb Ekuban, di cui qualcuno dà per fatto il rinnovo di contratto fino al 2028. Così, mentre Opta vede il Genoa favorito (42% di vittoria, contro il 28% del Torino) pure perché il Grifone ha segnato almeno due gol in cinque delle ultime otto partite casalinghe in Serie A, e mentre all’andata penso che il Torino avesse vinto nel recupero del secondo tempo con un colpo di testa del difensore cileno Guillermo Maripán, e mentre il prepartita comprende il solito You’ll Never Walk Alone con sciarpata annessa e il solito Guasto d’amore cantato a pieni polmoni, mi soffermo su uno striscione in Gradinata Nord che fa “Genoa e Toro simbolo di amicizia e lealtà / la nostra storia mai tramonterà”, a celebrazione del gemellaggio tra tifoserie. Anche se il 24 maggio 2009 il Torino perse in casa per 2-3 e retrocedette in Serie B grazie anche al contributo del Genoa – ma era la 37° giornata e tutta la squadra voleva far vincere a Diego Milito il titolo di capocannoniere della Serie A, per cui Milito segnò due gol a Torino e ne avrebbe segnati due in una vittoria citata per 4-1 contro il Lecce, il 31 maggio 2009, alla sua ultima partita casalinga con la maglia del club più antico d’Italia – il gemellaggio è saldo, nato il 30 dicembre 1973 nel nome di Gigi Meroni e proseguito con un’amicizia sincera durata nel tempo. Intanto, però, la Gradinata Nord prima del fischio d’inizio ha riutilizzato un coro, «noi cantiamo per restare in A», in cui un collega seduto alla mia sinistra non ha potuto che farmi notare un certo ricorso storico abbastanza pauroso: «Questo coro è da un po’ che non lo sentivo».
Il primo tempo di Genoa-Torino
Pare che quello del Genoa sia un doppio trequartista: Baldanzi a destra, Colombo al centro ed Ekuban a sinistra, anziché Baldanzi trequartista dietro Colombo a destra ed Ekuban a sinistra. La vera novità è però un’altra: Norton-Cuffy a sinistra ed Ellertsson a destra, cioè esterni invertiti per De Rossi come fa Vincent Kompany al Bayern Monaco. Per merito o meno di questa tattica, inizia meglio il Genoa, dove Baldanzi arretra di tanto in tanto sulla linea dei centrocampisti, per cui il modulo rossoblù sembra un 3-5-2 o magari un 3-4-fantasia, di certo una forma edulcorata del 3-4-3 gasperiniano che a Genova ha attecchito parecchio entrambe le volte in cui il tecnico di Grugliasco, oggi allenatore della Roma, cioè la squadra del cuore e di praticamente tutta la carriera di Daniele De Rossi, ha allenato qui. A tratti, anzi, con Frendrup basso e Malinovskyi sulla linea di Baldanzi, il Genoa sembra schierato con un 3-1-4-2, modulo che Rikard Norling adottò in Svezia all’AIK qualche anno fa. Così, Colombo si gira bene su Maripán sul cerchio di centrocampo. Un insolitamente a sinistra Norton-Cuffy crossa al centro dove la difesa granata libera. Ellertsson contro-crossa da destra dove Colombo non riesce a intervenire per poco. Al 12′, sciarpe e tamburi ricordano il proverbiale dodicesimo uomo in campo, tifoseria di casa, numero di maglia che peraltro il Genoa ha ritirato. Seguono un tiro abbondantemente a lato di İlkhan, otto presenze alla Sampdoria nel 2022/23, un cross ugualmente impreciso di Brooke Norton-Cuffy, alla quarantesima presenza col Genoa, un inserimento niente male di Ellertsson che non arriva su un cross a dire il vero un po’ lungo di Vásquez o Malinovskyi. Direi sia il preludio al gol, che arriva al 21′, quando Brooke Norton-Cuffy ribatte in porta un tiro di Ekuban deviato da Paleari. Il treccinato terzino destro inglese, cresciuto nelle giovanili di Chelsea e Arsenal e due volte campione d’Europa, Under19 nel 2022 e Under21 nel 2025, in ambo i casi in Slovacchia, gioca come detto insolitamente a sinistra e va ad abbracciare Ekuban che, in trasferta a Udine l’8 dicembre 2025, gli aveva fornito l’assist per il gol – decisivo, all’83, valso l’1-2 – che era anche stato l’unico in Italia di Norton-Cuffy. Segnare in casa propria, però, è probabilmente un’altra faccenda.
Passa la mezz’ora di gioco e Colombo, spalle alla porta, guadagna poco fuori dall’area di rigore del Torino un calcio di punizione interessante. Malinovskyi centra la barriera, il pallone esce, c’è un cross dalla sinistra di Baldanzi – bello, forte, teso – e Johan Vásquez che colpisce di testa, di poco a lato alla sinistra dell’ex portiere genoano Alberto Paleari. Dall’altra parte, il primo tiro del Torino è un sinistro di Rafael Obrador, terzino sinistro cresciuto nelle giovanili di Maiorca e Real Madrid che il Genoa aveva cercato l’estate scorsa quando Sky Sport dava quasi per fatto l’arrivo suo e in contemporanea a quello dell’attaccante danese Casper Tengstedt, ma che alla fine è stato ingaggiato dal Benfica che, dopo una sola presenza in prima squadra e due presenze con la squadra B, lo ha ceduto a gennaio in prestito al Torino, che potrebbe riscattarlo a fine stagione – pare – per nove milioni di euro. Sempre verso la porta di Bijlow, Marcandalli chiude brillantemente sul Cholito Simeone che era scattato in profondità. Il Genoa riparte, Baldanzi calcia, Paleari respinge il tiro ed Ekuban da due passi fa due a zero, al 40′. Dodicesimo gol di Caleb Ekuban con la maglia del Genoa, alla centodiciottesima presenza col Grifone, il nono gol in Serie A e il terzo in questa Serie A, dopo quello in trasferta a Como il 15 settembre 2025 e quello in casa lo scorso 25 gennaio 2026 contro il Bologna. All’attaccante ghanese, ma nato a Villafranca di Verona e acquistato dal Genoa nell’estate 2021 per due milioni di euro dal Trabzonspor, manca un solo gol per eguagliare la sua miglior stagione in campionato da quando è al Genoa (2023/24, quando segnò quattro reti). Prima del duplice fischio, viene ammonito Giovanni Simeone e, soprattutto, viene espulso Emirhan İlkhan per un intervento su Colombo a ridosso del cerchio di centrocampo. Per il Genoa, la partita si fa ulteriormente in discesa.
Il secondo tempo di Genoa-Torino
Al rientro dall’intervallo, Baroni toglie Maripán ed Ebosse e fa entrare Ismajli e Prati. Con un uomo in meno, il Torino ora ha la difesa a quattro, Vlasic e Gineitis a centrocampo ai lati di Prati, Simeone con l’ex juventino Sandro Kulenovic in attacco. Al solito “chi non salta è blucerchiato“, la Gradinata Nord include per l’occasione “chi non salta è bianconero“, ulteriore sintomo di un gemellaggio sentito, istituzionalizzato il 30 dicembre 1973 nel ricordo di Gigi Meroni, poi interrotto per un po’ – anche se i gruppi ultrà lo avrebbero smentito e ufficialmente rinsaldato sotto forma di riappacificazione e di tifosi assieme verso lo stadio. Scene di straordinaria normalità in una partita che è sentita il giusto, soltanto in campo. I ritmi sono più bassi, essendo la squadra in vantaggio di due gol anche in vantaggio di un uomo e in casa propria, eppure il Torino c’è: un rasoterra di Gineitis al 9′ termina a lato di poco, un destro di Prati all’11’ finisce lontanissimo dallo specchio di Bijlow. Nel Torino, al 14′ entra Duván Zapata – che per inciso è il cinquantunesimo miglior marcatore di sempre della Serie A con centoventicinque gol in trecentoquarantacinque partite, il quarto tra i calciatori in attività dopo Dybala (131), Lautaro Martínez (129) e Domenico Berardi (129) – al posto di Kulenović, attaccante croato che la Dinamo Zagabria ha prestato al Torino dopo che nel 2017/18 aveva pure giocato, Kulenović, nelle giovanili della Juventus che non lo aveva riscattato. De Rossi ne cambia tre al 19′: escono Colombo, Ekuban e Baldanzi, entrano Jeff Ekhator, Junior Messias ed Alexsandro Amorim, detto Alex. Ci sono applausoni per tutti, forse specialmente per Baldanzi. Il Genoa sembra ora in campo con un 3-5-2, Messias alla sinistra di Ekhator, Amorim – con la maglia numero quattro che fu di Miguel Veloso – a centrocampo. Zapata salta quasi Bijlow e calcia debolmente – Østigård salva quasi sulla linea di porta – mentre Baroni toglie Simeone, Giovanni Pablo Simeone Baldini, trent’anni compiuti lo scorso 5 luglio e una carriera in Italia iniziata quando il Genoa lo aveva acquistato dal River Plate nell’estate del 2016 per tre milioni di euro ricavandone dodici gol in trentacinque partite di campionato alla prima stagione del figlio di Diego Pablo Simeone in Serie A, nel 2016/17, compreso il gol – contro il Torino, all’ultima giornata, il 21 maggio 2017, di tacco, alla prima partita del sottoscritto in tribuna stampa al Ferraris – che fu decisivo per l’1-2 finale con cui il Grifone allenato da Ivan Jurić evitò la retrocessione, e mette, Baroni, al posto del Cholito, Njie. Amorim, che il Genoa ha pagato 7,5 milioni di euro dai portoghesi dell’Alverca, cui potrebbero spettare altri due milioni di euro di bonus, recupera un pallone e lancia, sempre sulla sinistra, Norton-Cuffy che crossa al centro, segue un flipper, ancora Norton-Cuffy prova a calciare, trova la ribattuta e infine al 25′ esce per far posto a Sabelli.
Jeff Ekhator al 26′ svirgola un pallone: ha segnato quattro gol in campionato col Genoa di cui due quest’anno, il primo dei quali in trasferta a Napoli, di tacco, lo scorso 5 ottobre 2025. Manco fosse fatto apposta, la Gradinata Nord intona “Un giorno all’improvviso”, popolare tra i tifosi napoletani già dal 2015 e ancor più strillato nella primavera del 2023 per ovvie cause di scudetto, il primo dell’era post-maradoniana. Il Genoa continua a controllare la partita, al 33′ guadagna un corner: Malinovskyi calcia dalla sinistra, viene ribattuto e il Genoa riparte dal suo ultimo uomo, che è Amorim. L’ultimo cambio di Baroni è Pedersen per Obrador, un terzino (destro) per un terzino (sinistro). Il Genoa segna il terzo gol – con Junior Messias, all’83’ – e De Rossi spende l’ultimo cambio, Onana per Malinovskyi. La partita scivola verso la fine, l’arbitro Guida assegna due minuti di recupero, Messias cerca il duello con due avversari e guadagna un fallo. La partita finisce con gli applausi del pubblico di casa, i granata a prendersi le critiche dallo spicchio di tifosi ospiti alla destra della tribuna stampa e, infine, vista la forza del gemellaggio, i tifosi del Genoa hanno pure cantato “Urbano Cairo devi vendere” al termine della sfida col Torino. Lo stesso Urbano Cairo era presente al Ferraris, come lo erano l’ex capitano rossoblù Nicolás Burdisso e l’ex capitano romanista Alessandro Florenzi. Lo stesso Urbano Cairo che era stato visto visibilmente commosso al termine della brutta sconfitta in trasferta a Como, per 6-0, al Sinigaglia, il 24 gennaio 2026, dopo che pure l’andata allo Stadio Olimpico Grande Torino era finita in goleada – i lariani avevano vinto per 1-5! –, quando il presidente comasco Mirwan Suwarso aveva poi scritto sui social un messaggio in cui si rivolgeva «alla mia carissima famiglia Como» cui disse che «con ogni vittoria dobbiamo ricordarci di rimanere umili e rispettare i sentimenti dei nostri avversari» perché «apparteniamo tutti alla stessa famiglia del calcio italiano» e «vogliamo che tutti facciano bene e non vogliamo che nessuno della nostra famiglia soffra» e concluse con «ai nostri amici del Torino, tenete la testa alta e vi auguro il meglio per il resto della stagione». Parole che suonarono strane a una prima lettura ma, forse, simili a quelle che il popolo genoano avrebbe rivolto ai granata gemellati.
Le conferenze stampa di De Rossi (non Baroni)
Come detto, Urbano Cairo era al Ferraris, si sarebbe trattenuto a lungo negli spogliatoi con allenatore e squadra. Infine, alla presentazione del nuovo tecnico, Roberto D’Aversa – che allenò la Sampdoria e vinse per 3-1 in trasferta il derby della Lanterna del 10 dicembre 2021, quello contro il Genoa di Andriy Shevchenko, con gol e assist di Gabbiadini –, Urbano Cairo ha risposto anche alle domande sui cori dei tifosi che a lui chiedevano di cedere il club: «Un anno fa dissi pubblicamente che ero disponibile a vendere il Toro, ma nessuno si è presentato con un’offerta: più di così, non so cosa fare. La vedo e la sento (la contestazione, ndr). Non mi scoraggia, ma mi dà ancora più determinazione. Tutto questo disfattismo non serve». Intanto, nella pancia del Luigi Ferraris, non ha parlato Marco Baroni, in silenzio stampa, che di lì a poco è stato appunto rimosso dall’incarico. Nessun calciatore ha parlato ai giornalisti, a eccezione del capitano Nikola Vlašić, che a DAZN ha commentato che «dobbiamo guardarci negli occhi perché siamo in una situazione difficile, dobbiamo accettare la posizione in classifica che abbiamo e si tratta di una situazione che non ho mai vissuto» augurandosi «che ognuno prenda consapevolezza, perché abbiamo ancora tempo, ma dobbiamo capire bene dove siamo. Contro il Como avevo detto che era stata la partita più brutta della mia carriera; oggi, invece, dico che è il giorno più triste».
Quanto al Genoa, Daniele De Rossi ha spiegato che l’idea di far giocare gli esterni a piede invertito, tra cui Brooke Norton-Cuffy che ha aperto le marcature, è nata dalla «disponibilità che mi ha dato», come del resto «alla fine sembra che noi allenatori siamo geniali, ma la differenza la fanno loro». Ha parlato di Amorim all’esordio in casa – «lo vedo bene, per me potrebbe fare anche il trequartista e si è inserito alla grande, come chi sa cos’è il Genoa e sta qui da quattro o cinque anni, tipo Messias o Sabelli. Ha firmato per cinque anni, mi è piaciuto e credo sarà un protagonista del Genoa nei prossimi anni» – e ha confidato che «nel calcio è importante la tecnica, ti aiuta perché ti fa fare i gol, né Junior né Baldanzi hanno mai lesinato sacrificio. Non so se tutti e due hanno i novanta minuti, ma sono giocatori forti e i giocatori forti devono stare in campo». A chi gli chiedeva se fosse la sua vittoria più goduta – o meno tirata – ha replicato: «Ero tesissimo oggi, in questi ultimi giorni. Non che ci tenessi di più o che ora siamo salvi, ero contento nel primo tempo perché ho visto una grande prestazione. L’espulsione ha fatto credere che la partita fosse finita, forse anche in campo a qualcuno e questo non mi è piaciuto. Io mi godo sempre l’atmosfera e la Nord. Non penso che il Torino sia più debole di noi, so però che venire qui a giocare è dura, siamo ventidue più trentamila e giocare contro trentamila persone è dura».
Ancora, ha curiosamente detto che «Norton-Cuffy nasce esterno offensivo, e chi fa l’esterno almeno una volta ha giocato a piede invertito», che «noi dobbiamo, a prescindere da tutto, mettere i calciatori a loro agio, perché non ho precampionato o amichevoli, la differenza la fanno l’atteggiamento e come accettano i giocatori le tue proposte». A un giornalista brasiliano che gli ha specificamente chiesto di Messias, De Rossi ha risposto che «la tecnica che ha nei piedi è superiore a tutti, è un giocatore di grandissime qualità, penso abbia una tecnica che sia per altri palcoscenici, infatti ha giocato al Milan e vinto lo scudetto. In questa fase della sua carriera dobbiamo preservare la sua condizione fisica». A chi gli ha chiesto che cosa pensasse di Baldanzi, ha raccontato che «Tommaso è stato praticamente il mio primo acquisto a Roma e il mio primo acquisto al Genoa. A Roma è stato un mese senza parlare e si è reso conto di quanto fosse più grande la situazione rispetto a com’era abitato. Il primo giorno qui, siamo andati a cena, ha detto più parole che in sei mesi di Roma». Qualcuno gli ha fatto i complimenti per il secondo clean sheet consecutivo del portiere Bijlow – «i numeri dicono che la mia è una squadra che segna, punto molto sul non prendere gol» – e qualcun altro gli ha chiesto dei prossimi impegni, la trasferta a Milano contro l’Inter e l’impegno casalingo contro la Roma di Gasperini. «Contro Inter e Atalanta abbiamo fatto grandissime partite – ha detto De Rossi –, sono gare difficili più che proibitive, ma siamo consapevoli che incontriamo squadre sulla carta più forti di noi, come pure Lazio e Napoli recentemente. A Milano e ce la giochiamo come sono venuti loro a Genova». Infine, ha spiegato che «Ekuban è stato uno dei primi che ho chiesto al direttore di tenere anche l’anno prossimo», rivelato che «speravo che gli esterni a piede invertito ci avrebbero aiutato a crossare di più» e che «abbiamo un parco attaccanti migliore delle altre squadre che lottano per non retrocedere, credo». In sedici gare di Serie A con De Rossi, intanto, il Genoa ha segnato ventisei gol e ne ha subiti ventitré. Era diciottesimo e ora è quattordicesimo. Ha appena ottenuto la cinquantottesima miglior vittoria casalinga di sempre.