Cosa provi quando perdi per un gol che probabilmente andava annullato.

Genoa-Pisa è stata la prima partita dell’anno solare 2026 al Ferraris, nonché, agli occhi di chi cerca spiegazioni a ogni cosa, una coincidenza non da poco. Non ricordo perché non fossi andato a vederla, ma non me ne sono pentito: il Pisa era allenato da un ex genoano, Alberto Gilardino, il tecnico della promozione in Serie A al grido di Only One Year, e sarebbe stato allenato da un altro ex genoano, lo svedese Oscar Hiljemark. A catturare la mia attenzione, come spesso accaduto, non fu il campo ma una spettacolare coreografia, «guarda la Nord e comincia a lottare», da leggere, col senno del poi, con un piccolo nodo in gola. A fine stagione, però, il Genoa ha tenuto la categoria e il Pisa è retrocesso, tiè.
Dalla Val Bormida a Pisa, il mare – quando sbuca – lo vedi sulla destra. L’autostrada fino a Genova è la mia preferita, in assoluto. Poi, si oltrepassa il Ponte Morandi – da otto anni, non è più “di Brooklyn” – e stavolta si prende per Livorno, la stessa da cui uscire al casello di Genova Est e raggiungere lo stadio Ferraris, il mio personale Teatro dei Sogni. A differenza del solito, si è proceduto: Recco e Rapallo, Chiavari e Sarzana, Carrara e Massa, gli yacht ormeggiati in Versilia e Camp Darby, la base di cui qualche malinformato mi rivelò la presenza di armi nucleari. In realtà, è un hub di stoccaggio e invio munizioni: quasi tutte quelle usate in Iraq nel 1991, circa sei su dieci di quelle usate in Serbia nel 1999.
In una recente intervista, Kosta Runjaić, il tecnico dell’Udinese, ha detto che le persone si innamorano del calcio perché desiderano qualcosa che permetta loro di sognare. «Anche se tutto va male, la ragazza ti lascia, perdi il lavoro, c’è sempre un campionato che inizia a settembre», scriveva Nick Hornby in una delle parti più citate del suo Febbre a 90°. A cent’anni dal primo incrocio, oggi torna la Serie A e lo fa con un Genoa-Napoli, il centotrentesimo remake della partita del gemellaggio – sancito nel 1982, cessato nel 2018, ufficiosamente ancora vivo – e della Festa. Era il 10 giugno 2007 quando un pareggio a reti bianche, qui a Genova, spedì entrambe – il Genoa dopo l’illecito sportivo del 2005, il Napoli dopo il fallimento – in Serie A, nella più felice invasione di campo che io, dieci anni all’epoca, abbia mai visto.
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«La nostra domenica sarà sempre speciale», cantano Alfa e Gigi D’Alessio nel cerchio di centrocampo dello stadio Luigi Ferraris di Genova. È la sera di sabato 22 agosto 2026, a pochi minuti dall’inizio della prima giornata di Serie A 2026/27, cioè un Genoa-Napoli dal significato emotivo speciale. «Ma come noi te lo giuro non si amerà mai nessuno, se stare insieme fa male io voglio soffrire ogni giorno di più» e «anche se siamo distanti, non siamo diversi come Genova e Napoli», cantano i due, Gigi D’Alessio, napoletano, cinquantanove anni, oltre trenta di carriera (e altrettanti milioni di dischi venduti, e Alfa, genovese, ventisei anni compiuti proprio alla mezzanotte del 22 agosto: «E non riesco a capire gli altri come fanno, a vedere il mare solo qualche giorno l’anno, e non andare mai oltre perché l’orizzonte non si vede in città». Il sottotesto sta in un gemellaggio di oltre trent’anni che ha unito le tifoserie di Genoa e Napoli e che aveva previsto un corteo congiunto dei tifosi rossoblù e partenopei in direzione stadio, poi annullato all’ultimo minuto per motivi di ordine pubblico e viabilità, forse dovuti anche al traffico.
A quasi cent’anni dal primo Genoa-Napoli in campionato, la Serie A 2026/27 del Grifone è cominciata così da casa, da Genova, con la quarta stagione consecutiva in Serie A, e l’ospitata del Napoli, per la centotrentesima volta esatta nella storia. A pochi metri da Stefano Bizzotto di Rai Sport e Daniele Orsato, alla prima presenza da designatore arbitrale proprio qui in tribuna stampa al Luigi Ferraris, con una colonna sonora a dir poco variegata – Feed Your Head di Paul Kalkbrenner, poi Buon Vento di Alfa e Jovanotti, Tu mi piaci tanto con cui il genovese Sayf è arrivato secondo allo scorso Festival di Sanremo (mentre un’estate fa, assieme a Marco Mengoni e Rkomi, spopolava Sto bene al mare), a seguire un tributo a Fabrizio De André con Don Raffaè (un brano del suo album Le Nuvole, del 1990, in cui Faber canta, in dialetto napoletano, del rapporto tra un brigadiere e un boss detenuto nel carcere di Poggioreale), per proseguire dunque con Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri, un po’ come si fa a San Siro, poi per ultimo l’ormai solito Guasto d’amore di Bresh, cantato a cappella dalla tifoseria di casa – intervallato dalla performance dal vivo di Alfa e Gigi D’Alessio, a cantare in anteprima il pezzo, Genova e Napoli, in uscita venerdì 28 agosto p.v. – e formazioni confermate, rispettivamente un 3-4-2-1 e un 4-3-3, con 26.271 abbonati comunicati dal Genoa e un ricordo di Osvaldo Bagnoli, il mitico tecnico – oltre che dello scudetto dell’Hellas Verona nel 1985 – che col Genoa ottenne uno storico quarto posto nel 1990/91, il miglior risultato dal secondo dopoguerra, ed eliminò ai quarti di Coppa UEFA il Liverpool diventando la prima squadra italiana a profanare Anfield Road, tutto era pronto.
Il primo tempo di Genoa-Napoli
Il primo pallone toccato al Luigi Ferraris nella stagione 2026/27 è del Genoa, che attacca in maglia rossoblù da destra verso sinistra e perciò in direzione della Gradinata Nord, mentre il Napoli in divisa bianca attacca da sinistra verso destra. Quello del Genoa sembra un 3-5-2 con Baldanzi interno destro di centrocampo, Frendrup centrale e Alex Amorim a sinistra, dove il laterale è l’islandese Mikael Egill Ellertsson. Quando Baldanzi si alza di qualche metro, Frendrup va sul centro-destra. A tratti, invece, quello del Napoli è un 4-2-3-1 con McTominay trequartista puro, Politano alla sua destra e Alisson Santos a sinistra. Il mediano è naturalmente Lobotka. Di Frendrup al 5’ il primo tiro del match, un destro al volo abbondantemente alto sulla traversa, forse più per alleggerire il pressing del Napoli che altro. Poco dopo, il Napoli perde un pallone e Vitinha di destro calcia, non trovando il sette per poco. Ed è ancora Vitinha che al 7’ incespica su un pallone a ridosso dell’area di rigore e non riesce a calciare. Più propositivo il Genoa in questo inizio di partita, caratterizzato da molta intensità. Su un cross dalla sinistra di Alisson Santos, al 10’, Politano non arriva per poco sul lato opposto. Sulla ripartenza, un fallo di Rrahmani su Vitinha e, poco dopo, una bella chiusura di Østigård – in tackle su Højlund che si era proposto in profondità con un buon movimento – e un corner dalla sinistra, il primo della partita, a favore del Genoa. Batte Amorim, per poco non trova Marcandalli (che ha già segnato in Coppa Italia, nella vittoria del Grifone per 4-1 sull’Ascoli, il 16 agosto: in gol pure Baldanzi, su assist di Norton-Cuffy, Colombo, su assist di Frendrup, e l’attaccante austriaco Elias Havel su assist dell’esterno italiano Samuel Wiafe, questi ultimi acquisti estivi). A seguire, un altro anticipo di Østigård su Højlund, poi il difensore norvegese del Genoa finisce a terra sbilanciato dal centravanti danese del Napoli.
Noto, alla mia destra, tifosi del Napoli mescolati in uno spicchio di Gradinata Sud ai tifosi del Genoa. Pure nei distinti, davanti a me, è la stessa cosa. Sugli sviluppi di un corner del Genoa, calcia Baldanzi: deviazione e corner guadagnato dal lato opposto, il destro. Non batte Amorim ma Ellertsson, pallone troppo lungo. Amorim si accentra e calcia di destro al 22’, para Meret. Alisson crossa al 25’, Højlund non arriva per poco. Di Lorenzo riceve da Politano al 26’ e crossa, stavolta rasoterra: libera il Genoa. Da segnalare un recupero di Baldanzi su una progressione centrale di Di Lorenzo al 32’ e due bei recuperi di Frendrup, il mediano danese del Genoa che non a caso ha totalizzato nella Serie A 2025/26 il maggior numero di recuperi palla (108) di tutto il campionato e che il Grifone potrebbe cedere per dieci milioni di euro, ha scritto Fabrizio Romano, per cui sarebbero interessati i greci dell’Olympiakos e gli spagnoli del Real Betis. Al 36’, Baldanzi anticipa un difensore del Napoli nell’area di rigore partenopea ma calcia debolmente, poi è Vitinha a calciare da fuori area: para Meret. Prova, da fuori area, anche Alisson al 38’, a lato di poco alla destra del palo coperto da Bijlow. Un altro cross dalla sinistra di Alisson, al 40’, non trova deviazioni, né di difensori rossoblù, né attaccanti azzurri. L’ultima occasione del primo tempo è un destro quasi di controbalzo di Spinazzola su cross di Di Lorenzo rinviato da Norton-Cuffy, al 43’. Poi, un nell’inserimento di McTominay premiato da Di Lorenzo su suggerimento di Politano. L’arbitro, Marco Di Bello, della sezione di Brindisi, assegna un minuto di recupero.
Il primo tempo di Genoa-Napoli
Da una bella giocata di Lorenzo Colombo, che elude due avversari e serve Ellertsson che prova a calciare trovando una deviazione di un avversario e perciò un corner, sembra che il Genoa abbia tratto coraggio. Come praticamente tutto il primo tempo, è il Grifone ad aver tenuto il pallino del gioco (56% di possesso palla, 0,5 xG contro 0,07 xG secondo Diretta, più tiri, più passaggi e con una maggior precisione rispetto al Napoli). Da un destro rabbioso di Alisson lievemente deviato, forse da Marcandalli, il Napoli guadagna un corner. Il Genoa libera, poi viene ammonito Politano – il primo della partita – per un’ostruzione su Johan Vásquez, il capitano del Grifone. Complessivamente, è un Napoli più propositivo, per quanto il Genoa si difenda con ordine. Da un cross rasoterra di Spinazzola sul quale non interviene nessuno nell’area piccola scaturisce forse il principale pericolo dell’intera partita, finora, per Justin Bijlow. Al 19’, si gira e calcia da fuori area Lobotka, poi prova Rrahmani ma svirgola, sempre da fuori area, il pallone. I primi cambi nel Genoa, al 20’, sono Otoa per Østigård – un difensore centrale danese al posto di un difensore centrale norvegese, impegnato ai Mondiali con la nazionale allenata da Solbakken – e Junior Messias per Baldanzi. Allegri, dal canto suo, toglie Alisson Santos, Politano e Anguissa e inserisce Noa Lang, Vergara e De Bruyne. Fischiatissimo Vergara, per il rigore furbescamente procurato al 95’ dello scorso Genoa-Napoli, vinto per 3-2 dai partenopei con doppietta di Højlund, un gol dei quali proprio su (un molto discusso) calcio di rigore al quinto di recupero del secondo tempo. Kevin De Bruyne, col numero undici di maglia, gioca alle spalle di Hojlund: Vergara a destra dove ha giocato Politano, Lang a sinistra dove ha giocato Alisson.
La notizia è un’apertura sbagliata da De Bruyne sulla destra del campo. Ghiotta l’occasione al 26’ per cui McTominay crossa da destra e Højlund per poco non riesce a spingere letteralmente il pallone in rete a porta sguarnita, in spaccata. Altri due cambi per De Rossi al 29’: escono Colombo e Sow, entrano i due centrocampisti svizzeri Franz-Ethan Meichtry e Sow. Entrambi sono arrivati in estate, il primo dal Thun campione inaspettato della Super League elvetica, in cui Meichtry ha realizzato otto gol e tre assist, il secondo dal Siviglia. Di fatto, quello del Genoa ora è sempre un 3-4-2-1, ma il centravanti è Vitinha, supportato a destra da Messias e a sinistra da Meichtry. Allegri, al 32’, toglie Højlund e inserisce Lorenzo Lucca, obiettivo di mercato, pare, tra i vari, anche del Genoa. Deludente la partita di Højlund, va detto, per quanto il danese riscattato per quarantaquattro milioni di euro dal Manchester United, dodici gol nella scorsa Serie A – secondo La Gazzetta dello Sport, questa stagione Allegri gliene avrebbe chiesti venti – sia stato pure probabilmente poco cercato. Si aprono così spazi per il Genoa, come al 34’, quando una serpentina di Messias libera Sow sulla destra: servito, il numero 97 calcia di destro ma svirgola il pallone che finisce sull’esterno della rete difesa da Meret. L’ultimo cambio di Allegri, obbligato, è al 36’: esce Rafa Marín ed entra Matias Olivera, centrale di sinistra nella difesa a quattro del Napoli in emergenza infortuni (indisponibili sia Buongiorno che Marianucci, non convocato il nuovo arrivato Badiashile, acquistato in prestito dal Chelsea).
Segna al 37’ Kevin De Bruyne, ma, mentre Di Bello va a dire qualcosa a De Rossi, i monitor del Luigi Ferraris comunicano che sia in atto un controllo al Var per un possibile fallo del belga. Il gol viene rapidamente convalidato: uno-due di De Bruyne con Vergara, spallata del belga a Vásquez – ritenuta regolare – e gran destro di potenza dell’ex Manchester City. Vengono ammoniti, dalla panchina del Genoa, Østigård e Sabelli. Raddoppia il Napoli al 42’ con Vergara, che riceve dalla sinistra e calcia, con Otoa che prova a respingere il pallone sulla linea di porta senza riuscirvi. Entra al 42’ Žulevič al posto di Vásquez e, te lo stessi chiedendo, è un attaccante slovacco diciannovenne del Genoa Primavera. Nei cinque minuti di recupero assegnati, una progressione di Messias in dribbling con suggerimento leggermente troppo profondo per Žulevič e un paio di tentate folate da parte del Genoa. Tra i fischi, il Grifone perde la prima partita della Serie A 2026/27, vinta dal Napoli di Max Allegri alla maniera di Max Allegri, vinta cioè col proverbiale “corto muso”, negli ultimi dieci minuti di gara e grazie ai cambi – De Bruyne e Vergara, un gol e un assist ciascuno – mentre la Gradinata Nord chiama comunque la squadra a sé dopo aver cantato, a esorcizzare la paura, un coro sulle note di Gente di Mare, il brano di Ruggeri, Tozzi e Morandi uscito nel 1996 e riproposto nella primavera del 2022, quando però il Grifone è retrocesso in Serie B per la prima volta dopo quindici stagioni consecutive in Serie A. Se la storia vada diversamente, a ‘sto giro, lo si vedrà.
Le parole di De Rossi e Allegri
Giovanni Di Lorenzo, terzino destro ma soprattutto capitano del Napoli, ha detto che «ci aspettavamo una loro partenza così, poi i nostri subentrati hanno fatto bene. Queste prime partite del campionato sono così, chi entra deve essere determinante e lo è stato» e ha ammesso che «è sempre difficile giocare qua contro questa tifoseria». Massimiliano Allegri ha parzialmente difeso Rasmus Højlund, («Si è sbattuto per la squadra, ha avuto una bella occasione e deve stare tranquillo perché i gol li farà») e ha plaudito una vittoria arrivata grazie a due gol e due assist dalla panchina: «I campionati si vincono e si perdono se tutti sono nella miglior condizione tecnica, fisica e mentale. Oggi chi è entrato dalla panchina ha fatto molto bene». Allegri, 545 partite da allenatore in Serie A tra Cagliari, Milan, Juventus e Napoli, sei scudetti tra Milan (2011) e Juventus (dal 2015 al 2019, consecutivi), più cinque Coppe Italia (dal 2015 al 2018, più nel 2024, tutte con la Juventus) e tre Supercoppe (nel 2011 col Milan, nel 2015 e nel 2018 con la Juventus), è il terzo allenatore più esperto dell’attuale Serie A, dietro Gasperini e Spalletti. A chi gli ha chiesto di De Bruyne, ha detto che «è rientrato da quindici giorni e magari tra un mese sarà diverso (titolare, ndr) quando giocheremo una volta ogni tre giorni. Il calcio è bello perché ci sono tante variabili, soprattutto ci sono gli imprevisti». Sul gol di De Bruyne, invece, Allegri ha risposto: «Io non ho mai commentato credo da vent’anni sugli arbitri, perché l’hanno visto così, il Var l’ha visto così, la prossima volta potrebbero vederla diversa. Il Genoa ha fatto una bella partita. Buonanotte».
Lo spagnolo Diego López, che non è il Diego López difensore uruguaiano che disputò quarantanove partite allenato, a Cagliari, dal citato Massimiliano Allegri, bensì è il Chief of Football del Genoa dal novembre 2025, dopo un’esperienza dirigenziale tra Monaco, Lilla, Excelsior Mouscron, Bordeaux e Lens, ha parlato in sala stampa soffermandosi chiaramente sull’episodio del gol di De Bruyne: «Il Genoa merita rispetto, è quello che mi viene in mente dirti. Questo stadio, questo staff, questo allenatore, meritano rispetto. La squadra ha fatto una bella partita contro il Napoli finché è accaduto qualcosa contro il nostro controllo, che giudichiamo non normale». Non hanno parlato calciatori, De Rossi sarebbe arrivato in sala stampa più tardi – «Quello di stasera è peggio di un errore, questa sera una delle cose più brutte che ho subito da quando sono nel calcio», ha detto, a quanto ha riportato Sky Sport – ma il messaggio reiterato era questo: «Ai giocatori non possiamo dire niente, né proteggere nessuno. Avevamo una preoccupazione in settimana – Il Secolo XIX aveva ricordato le undici sconfitte in sedici precedenti col Genoa dell’arbitro, con una lista di «problemi continui» che va «dalla spinta da parte di Florenzi su Pandev non vista nei minuti finali del Roma-Genoa datato 16 dicembre 2018, tanto clamorosa da far esplodere un tecnico calmo e signorile come Cesare Prandelli» ad altri episodi: una trattenuta di Dragusin su Destro non vista in un Genoa-Salernitana del 2022, un tocco di mano di Masiello in area in un Sudtirol-Genoa del maggio 2023, un pugno del portiere romanista Svilar a Østigård, fino al Genoa-Napoli del 7 febbraio 2026, quando l’arbitro Massa non concesse il rigore per un tocco di Cornet su Vergara ma, richiamato al Var proprio da Di Bello, assegnò il penalty poi trasformato da Højlund, ndr – ma il Genoa ovviamente crede nella giustizia arbitrale e continua a crederci, non è che questo cambia la nostra idea sugli arbitri. Accade che è la prima giornata, eravamo sullo 0-0, abbiamo avuto un episodio e abbiamo perso la partita».
Ecco di seguito il tabellino della partita:
Genoa (3-4-2-1): Bijlow; Marcandalli, Østigård (dal 66′ Otoa), Vásquez (dall’87’ Žulevič); Norton-Cuffy, Frendrup, Amorim (dal 75′ Sow), Ellertsson; Baldanzi (dal 66′ Messias Jr.), Vitinha; Colombo (dal 74′ Meichtry). Allenatore: De Rossi. A disposizione: Sommariva, Stolz, Doucouré, Martín, Mitaj, Puczka, Sabelli, Wiafe.
Napoli (4-3-3): Meret; Di Lorenzo, Rrahmani, Marín (dall’81’ Olivera), Spinazzola; Anguissa (dal 67′ De Bruyne), Lobotka, McTominay; Politano (dal 67′ Vergara), Højlund (dal 78′ Lucca), Alisson Santos (dal 66′ Lang). Allenatore: Allegri. A disposizione: Contini, Milinković-Savić, Beukema, Garofalo, Gilmour, Favasuli, Neres, Giovane.
Reti: 82′ De Bruyne, 87′ Vergara. Ammoniti: Østigård, Sabelli (G), Politano (N). Arbitro: Di Bello.

