Cosa provi quando credi che la tua squadra perda e invece, infine, vince.

Da quando è nato mio fratello, in casa Albanese, Genoa-Roma ha smesso di essere una partita banale. Io tifo per il Genoa, mentre la Roma, piuttosto, è la squadra che mio fratello ha scelto di adottare. Mentre non saprei spiegare per quale motivo io tifi Genoa, Marco ha scelto la Roma sobillato da nostro padre, che nella capitale era emigrato per lavoro finendo per appassionarsi ai giallorossi pur continuando a frequentare l’Astronave, il San Nicola di Bari. Se ci penso, la stessa sensazione di affetto distaccato, meno tifo e più simpatia, l’ho iniziata a provare io a Como per il Como, facilitato dal fatto che sul lago ci sia una sola squadra di calcio.
Saprei dire esattamente cosa stessi facendo domenica 20 febbraio 2011, quando il Genoa di Ballardini rimontò eroicamente la Roma di Claudio Ranieri – per cui allora non mi dispiacque quanto mi dispiace ora, Sir Claudio – da 0-3 a 4-3, con doppietta di un argentino di Bahía Blanca celebre per i capelli raccolti in una treccia, Rodrigo Palacio, e un attaccante che a lungo è stato ritenuto uno dei talenti più fulgidi del calcio italiano, Alberto Paloschi. Pa-pa-pa-pa. L’efferatezza di quella rimonta fu qualcosa di unico, pur se non ero allo stadio quel giorno.
Ero invece al Ferraris il 21 novembre 2021, quando il Genoa di Andryi Shevchenko naufragó in casa per colpa della doppietta di un giovane attaccante ghanese, Felix Afena-Gyan, a cui l’allenatore romanista José Mourinho aveva promesso un paio di scarpe Balenciaga da 800€. Ovviamente, manco a dirlo, quelli lì sono gli unici gol mai segnati in Serie A da Afena-Gyan.
Ero allo stadio il 5 maggio 2019, e fu quando incontrai per la prima volta Claudio Ranieri. Il Genoa di Prandelli pareggiò al gol iniziale di Stephan El Shaarawy, nato a Savona ed ex genoano, e il paraguaiano Tonny Sanabria si concesse il lusso di sbagliare un rigore – uno dei due soli che ha mai sbagliato in Serie A – al 96′ e paratogli da Antonio Mirante, ex portiere della Sampdoria.
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Come Genoa-Torino, anche Genoa-Roma è perciò una partita nella partita, come sempre, come tutte le volte, come tutte le partite, del resto. Il Genoa allenato da Daniele De Rossi – 616 partite da centrocampista della Roma (corrispondenti al 98,88% delle sue totali, cioè tutte le sue partite da calciatore tranne le sette a fine carriera, nella seconda metà del 2019, con la maglia del Boca Juniors, cioè la squadra di un barrio fondato da immigrati genovesi, segnatamente: non un caso che il Genoa avesse vestito letteralmente i colori gialloblù nel marzo 2015 per festeggiare i centovent’anni del Boca) e 30 partite da allenatore della Roma tra il 16 gennaio e il 18 settembre 2024 – ha tre soli punti di vantaggio sulla zona retrocessione e due settimane fa ha vinto in casa per 3-0 contro il Torino nel lunch match della domenica. La Roma allenata da Gian Piero Gasperini – 297 partite alla guida del Genoa in due esperienze, la prima dal 10 luglio 2006 all’8 novembre 2010 (con tanto di quinto posto in classifica nel 2008/09), la seconda dal 29 settembre 2013 al 30 giugno 2016 (con tanto di sesto posto in classifica nel 2014/15) – ha perso una sola delle ultime nove giornate di campionato (cinque vittorie e tre pareggi). In casa al Ferraris, il Grifone ha vinto tre delle ultime quattro partite di campionato (contro Cagliari, Bologna e Torino), quante ne ha vinte nelle precedenti sedici partite, e punta alla quinta partita consecutiva casalinga con almeno due gol segnati di fila: sarebbe qualcosa che non si vede, da queste parti, dal 2015 ed è fin superfluo specificare che all’epoca sulla panchina del Genoa sedesse Gian Piero Gasperini. Complessivamente, la Roma ha perso una sola delle ultime ventuno partite in campionato contro il Genoa – quindici vittorie e cinque pareggi: l’unica vittoria del Grifone però è stata memorabile, il 28 settembre 2023, per 4-1 con gol di Guðmundsson, Retegui, Thorsby e Messias – mentre il Genoa, che pure è imbattuto nelle ultime due partite in casa contro la Roma – una vittoria, e un pareggio, ha vinto ventisei volte in casa contro la Roma in cinquantasette incontri, riporta Transfermarkt, il doppio delle vittorie (tredici) della Roma. Oltre al 4-1 citato del 2023, la memoria torna a un sinistro di Fetfatzidis il 18 maggio 2014, a due vittorie nel 2011 (gol di Janković e Kucka nell’ottobre 2011, era il Genoa di Malesani; doppiette di Palacio e Paloschi nella rimonta da 0-3 a 4-3 del 20 febbraio 2011, del Genoa di Ballardini sulla Roma di Ranieri) e altrettante poco prima. Gol di Criscito, Zapater e Biava il 23 agosto 2009, gol di Sculli e doppietta di Milito il 24 settembre 2009: per la Roma segnò De Rossi di testa e, naturalmente, di nuovo, ad allenare il Genoa c’era Gasperini. Il chiasmo è detto. Genoa, De Rossi, Gasperini, Roma. Ma anche Genoa, Gasperini, De Rossi, Roma.
Il solito pre-partita (Genova blues di Francesco Baccini – con tanto di “Genoa, you are red and blue” – e La tana del granchio di Bresh) con l’inserimento sanremese, a proposito di Sanremo, dove un anno fa era in gara La tana del granchio, di Tu mi piaci tanto di Sayf, il genovese arrivato secondo al 76° Festival della canzone italiana concluso da poco; a seguire, Creuza de mä di Fabrizio De André e l’immancabile Guasto d’amore dopo la lettura delle formazioni. Opta vede chiaramente più probabile la vittoria della Roma (48%) rispetto a quella del Genoa (24%), nonostante l’assenza di Paulo Dybala che, infortunatosi al menisco, rotto, verrà operato e probabilmente non vedrà il suo contratto coi giallorossi rinnovato. Così, mentre calerebbe il sipario sulla grande carriera in Serie A della Joya – trecentosessantacinque partite in Serie A, con centotrentuno gol e settantasette assist tra Palermo, Juventus e Roma: cinque campionati, quattro Coppe e tre Supercoppe vinte coi bianconeri – che potrebbe tornare in Argentina al Boca Juniors, cioè, guarda un po’, la squadra di un barrio fondato da immigrati genovesi (cit.), la Roma in avanti ha più di un problema. Sia Artem Dovbyk che Evan Ferguson sono infortunati, il secondo è stato operato alla caviglia e perciò la sua stagione è finita al pari probabilmente della sua permanenza in Serie A, a meno che i giallorossi non scelgano di investire quaranta milioni di euro nel riscatto pattuito col Brighton del cartellino dell’attaccante irlandese, in prestito oneroso, pare, per tre milioni di euro. I numeri – tre gol e due assist in sedici gare in Serie A, due gol in sei di Europa League – non lo farebbero ritenere una scelta azzeccata e la stessa Roma, nella finestra invernale del calciomercato “di riparazione”, ha avuto di che ripararsi: Robinio Vaz è arrivato dall’Olympique Marsiglia per ventidue milioni di euro, più il 10% di una futura rivendita, mentre dall’Aston Villa è stato acquistato in prestito Donyell Malen, per due milioni di euro ma con degli obblighi – verrà riscattato, a venticinque milioni di euro più in questo caso il 10% di una futura plusvalenza, se l’olandese superi il 50% delle possibili presenze e se la Roma si qualificasse a un torneo europeo – che si è presentato molto bene in Italia: nove gol in quattordici gare in giallorosso, di cui sei gol in otto presenze in campionato. Anche dopo – spoiler alert – la sconfitta di Genova, la Roma al momento è quinta in classifica, a pari punti (51) col Como e più uno sulla Juventus (50) di Spalletti.
Alla lettura delle formazioni, le sorprese sono diverse. Nel Genoa, De Rossi rinuncia a Malinovskyi, Martín, Norton-Cuffy e Colombo. Sono titolari invece Jeff Ekhator al centro dell’attacco, Stefano Sabelli a destra e Patrizio Masini al posto di Malinovskyi. Nella Roma, Gasperini non schiera titolare Cristante ma Lorenzo Venturino, attaccante esterno classe 2006 che proprio a gennaio la Roma ha acquistato dal Genoa nell’ambito dell’operazione di mercato che ha portato Tommaso Baldanzi a Genova alla corte di De Rossi. Così, ignara di quanto sia stato profetico il coro, sfoggiato prima della gara col Torino, due settimane prima, la Gradinata Nord ha approcciato una partita improponibile sulla carta cantando “Noi cantiamo per restare in A”. Anche dopo – spoiler alert – la vittoria in casa sulla Roma, il Grifone al momento è tredicesimo in classifica, a pari punti (30) con Cagliari e Torino, più tre sul Lecce di Di Francesco (27), più cinque sulla Fiorentina di Vanoli (25) e più sei sulla Cremonese del nel frattempo a rischio esonero Davide Nicola (24).
Il primo tempo di Genoa-Roma
Passa poco più di un minuto e il pressing del Genoa su Lorenzo Venturino viene acclamato dal pubblico di casa, contro ciò a cui il diciannovenne attaccante era abituato fino a pochi mesi fa, siccome, nato a Genova il 22 giugno 2000 e prodotto delle giovanili del Genoa, che nel 2017 lo avevano scovato nell’Arenzano, Venturino aveva sempre e solo giocato col Genoa fino a quando, il 24 gennaio 2026, la Roma lo ha acquistato in prestito con diritto di riscatto e perciò Venturino oggi si trova per la prima volta da avversario contro lo stadio che ha sempre e solo finora chiamato casa e contro i tifosi dai quali era abituato a ricevere tifo a favore anziché contro. Quello del Genoa, comunque, somiglia a un 3-4-3, modulo speculare a quello gasperiniano: Messias a destra, Ekhator al centro, Ekuban a sinistra. Il doppio mediano, perché con Frendrup gioca Masini, è qualcosa che a memoria d’uomo non ricordavo di avere ancora visto nella gestione De Rossi, mentre Patrick Vieira credo lo adottasse più volentieri. Masini, intanto, sulla sinistra, crossa al centro dove non arriva di testa per poco Ekhator e così la prima azione offensiva della partita è del Genoa. La Roma prende piuttosto presto il pallino del gioco: Pisilli, centrocampista del desiderio di De Rossi che però è rimasto a Roma nonostante fosse stato vicino a unirsi ai rossoblù in prestito, si muove a destra di Manu Koné ed entra spesso nel gioco pure perché arretra sulla linea dei difensori per impostare. Contro le formazioni ipotizzate, a destra gioca Rensch, i tre centrali difensivi sono Mancini, N’Dicka e Çelik, da destra a sinistra, mentre l’esterno sinistro è il greco Kostas Tsimikas, prodotto del vivaio dell’Olympiakos e prestato alla Roma dal Liverpool. All’11’, dopo una bella combinazione del Genoa, N’Dicka – diffidato: salterà Como-Roma – commette fallo su Ekhator e viene ammonito dall’arbitro, Andrea Colombo della sezione di Como. La punizione, calciata rasoterra da Sabelli, è liberata facilmente dalla difesa della Roma. Al 16′, Masini viene parimenti ammonito per un fallo su Rensch.
Come nel caso di Sabelli, anche la punizione di Lorenzo Pellegrini non crea pericoli. Al 20′, Malen avanza fino al limite dell’area di rigore e calcia, trovando la deviazione di Johan Vásquez: corner dalla sinistra per la Roma, lo batte Pellegrini, c’è un colpo di testa e uno seguente, provvidenziale, di Marcandalli, prima di un altro corner, sempre da sinistra, guadagnato dalla Roma. Gran recupero di Junior Messias al 22′ su Manu Koné, ma il brasiliano sbaglia il passaggio – troppo arretrato – per Ekhator, peccato. Il primo tiro in porta è di Messias, al 24′, centrale e tra le braccia di Mile Svilar. De Rossi si sbraccia chiedendo ai suoi di pressare maggiormente la Roma. Sabelli, peraltro, gioca a destra mentre Ellertsson a sinistra: come contro il Torino, e come fa Vincent Kompany al Bayern Monaco (che la sera di martedì 20 marzo 2026 ha demolito a Bergamo l’Atalanta, ex squadra allenata da Gasperini, per 1-6, nell’andata degli ottavi di finale di Champions League), De Rossi schiera gli esterni di centrocampo a piede invertito. Al 26′, è addirittura il portiere Bijlow a calciare una punizione all’altezza del cerchio di centrocampo, verso l’area di rigore, probabilmente alla ricerca di una spizzata, forse di Leo Skiri Østigård. Le azioni della Roma sono in un pallone impreciso di Lorenzo Pellegrini, nei contrasti che Koné subisce da Masini (già ammonito), in Malen sostanzialmente controllato da Østigård nelle poche occasioni in cui è stato servito e in un colpo di testa a lato di Rensch. Al 40′, su un’azione iniziata nella metà campo della Roma da Koné e proseguita con la corsa di Malen e l’apertura dell’olandese per Mancini, Malen ha provato la rovesciata su cross dell’ex difensore atalantino, ha colpito Østigård e perciò è stato ammonito. L’ultimo brivido lo offre Ekuban, che interviene su cross dalla sinistra di Messias al 45′ e manda il pallone alto sulla traversa di Svilar. Due minuti di recupero e un pallone bloccato da Bijlow dopo, è fine del primo tempo, tempo in cui c’è stato un solo tiro in porta, ed è stato del Genoa, come quattro dei sei tiri totali. Chi lo avrebbe detto?
Il secondo tempo di Genoa-Roma
All’intervallo, Gasperini toglie Venturino e inserisce Cristante che, a sorpresa, lui che nasce mediano e all’occorrenza ha giocato anche da difensore centrale, sembrerebbe faccia da trequartista alle spalle di Malen. Certo, Cristante ha già giocato da trequartista – ventiquattro delle sue cinquantanove partite all’Atalanta, con Gasperini peraltro, forse talvolta anche al Benfica e certamente alla Roma – e Gasperini ha una lunga lista di indisponibili (oltre allo squalificato Wesley, sono infortunati il difensore Hermoso e quattro attaccanti: Dovbyk, Ferguson, Dybala e Soulé), ma sorprende un poco. Al 5′ del secondo tempo, intanto, un corner battuto dalla sinistra trova Ellertsson che entra in area e viene atterrato: Colombo decreta un calcio di rigore per il Genoa. Messias lo realizza. E all’8′ Ekuban calcia a lato della porta di Svilar. La Roma guadagna però un corner, c’è un colpo di testa forse di Mancini, una deviazione di Marcandalli, il pallone torna disponibile per N’Dicka che segna il suo terzo gol in altrettante partite, sebbene sia un difensore centrale (aveva già segnato il 22 febbraio contro la Cremonese e il 1° marzo contro la Juventus, in entrambi i casi all’Olimpico, nel primo però di destro e nel secondo di sinistro). Gasperini toglie Pellegrini e inserisce El Aynaoui. Si sono visti due gol in tre minuti, dal 52′ al 55′. Sarebbero tre in cinque minuti, perché al 57′ Malen segna, ma è in fuorigioco e la sua rete viene prontamente annullata. Il computo degli eXpected goals stimati da Diretta vede Genoa-Roma 1.17-0.20 ed è tutto un dire. Al 60′, Malen di testa colpisce alto. La Roma insiste, il Genoa è schiacciato nella propria metà di metà campo, Tsimikas guadagna un corner. De Rossi toglie Messias, tra gli applausi, e inserisce Malinovskyi. Esce anche Ekhator ed entra Lorenzo Colombo, ventiquattro anni compiuti proprio domenica 8 marzo 2026. Colombo finisce a terra nell’area di rigore romanista ma, a differenza di Ellertsson, stavolta è un fallo a favore della Roma. Gasperini toglie Rensch e inserisce Ghilardi. Formalmente, cambio conservativo – un difensore centrale al posto di un terzino – che nasconde probabilmente l’avanzamento di Zeki Çelik a tutta fascia, il corrispettivo destro di Tsimikas, siccome i titolari a destra (Wesley) e sinistra (Angeliño) sono per motivi diversi indisponibili.
Il Genoa ha un corner che Sabelli calcia da sinistra al 25′ e sul quale Ellertsson non riesce a calciare in porta. Çelik e Tsimikas, dall’altra parte, entrambi a sinistra, combinano un’azione in cui, dalla loro parte, a sinistra, compare pure il neoentrato Ghilardi: misteri gasperiniani. Çelik, però, se ne torna a destra e il mistero viene brillantemente risolto. De Rossi toglie Ekuban e inserisce Vitinha. Nel giorno del suo compleanno, Colombo si esibisce in una rovesciata che Svilar blocca però senza troppi problemi. Il quarto e ultimo cambio del Genoa è Aaron Martin al posto di Mikael Ellertsson. Segna Vitinha, su un cross rasoterra di Patrizio Masini, all’improvviso: è il minuto 80 e il portoghese, all’anagrafe Vítor Manuel Carvalho Oliveira, nato il 15 marzo 2000 in un comune (Cabeceiras de Basto) del distretto di Braga e cresciuto nel settore giovanile del Braga, che nel gennaio 2023 lo ha ceduto all’Olympique Marsiglia per trentadue milioni di euro e che a sua volta nel gennaio 2024 lo ha ceduto al Genoa in prestito per tre milioni di euro con opzione – esercitata nel luglio 2024 per 8,3 milioni di euro – di riscatto, ha segnato il suo quarto gol questa Serie A. Fa specie che da quando è al Genoa abbia segnato otto gol e la metà di questi siano arrivati quest’anno, mentre, in tutto il 2024/25, Vitinha aveva giocato venticinque partite e segnato due gol. La partita però prosegue. Al 37′, Tsimikas scappa sulla sinistra, entra in area e potrebbe fare quello che ha fatto Masini poco prima, cioè liberare un compagno a porta praticamente vuota, sennonché il Genoa libera. Quando l’azione prosegue e Cristante di testa colpisce a lato, il Ferraris tira un sospiro di sollievo mentre Gasperini esaurisce i cambi: fuori Mancini e Çelik, dentro Ziółkowski e Vaz. Cristante viene ammonito per un fallo che Masini aveva cercato a centrocampo a meno di due minuti dal quarantacinquesimo. Un idemoniato Malen si decentra e calcia, Vásquez devia – col brivido – in calcio d’angolo. Batte Tsimikas dalla sinistra, Bijlow esce, Cristante calcia, il pallone in rimessa laterale per la Roma. Cinque minuti di recupero. Malinovskyi (che forse ha colpito con un braccio un tiro di Koné) fallisce il 3-1 perché Svilar gli devia il tiro, un destro ben piazzato, con una gran parata. Il corner adesso è per il Genoa, dalla destra. Al triplice fischio di Colombo, parte un boato.
Le conferenze stampa di De Rossi e Gasperini
Vent’anni fa esatti, diretto e interpretato dall’attore romano e romanista – lo raccontò al sito web dei giallorossi: «Il contagio per la Roma fu merito di Franco, un mio compagno di allora. Era la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, sui banchi di scuola. Io collezionavo figurine Panini e questo mio amico Franco mi disse: “Andiamo allo stadio”. Mio padre Mario ci accompagnò all’Olimpico. Fu straordinario. Erano gli anni di Ghiggia» – Carlo Verdone, usciva un film dal titolo mutuabile a suo modo per parlare di un Genoa-Roma 2-1 con Daniele De Rossi sulla panchina dei rossoblù: Il mio miglior nemico, peraltro prodotto dalla Filmauro del presidente napoletano Aurelio De Laurentiis. Ora, a un certo punto della conferenza stampa di Daniele De Rossi, il sottoscritto ha chiesto un commento a un dato: contro la Roma di Gasperini, l’8 marzo 2026, l’ex romanista è diventato il primo allenatore a essere riuscito a far segnare al Grifone almeno due reti in cinque partite casalinghe consecutive di campionato. Il primato spetta a Gasperini – sei partite casalinghe consecutive tra l’aprile e l’agosto 2015 con due gol o più – e ha risposto: «Stiamo segnando tanto. Stiamo segnando tanto. Stiamo creando, credo, abbastanza. Mi piace il fatto che lo riusciamo a fare sia con partite un pochino più posizionali, si usa questo termine, come abbiamo fatto col Torino o contro il Cagliari, sia partite molto dirette come quella di stasera e quindi abbiamo giocatori che hanno tante caratteristiche diverse fra loro, però siamo completi come rosa, soprattutto come attaccanti e poi quello che cerco di dire è di essere coraggiosi, di riempire l’area, di crederci e loro non hanno neanche bisogno che lo faccia perché sono una squadra con grande cuore».
Ancora, De Rossi ha ribadito: «Ho una squadra che è disponibile, che ha gamba, che ha fiato e che ha coraggio. Non so se sia simile a una squadra di Gasperini, mi piace molto il suo calcio e per giocare contro le sue squadre o sei coraggioso o ti mangiano». Ha ammesso, sull’importanza di aver allenato a Roma prima di allenare il Genoa, «non è che prima avessi fatto così bene con la Spal, non posso fare finta di essere dispiaciuto. Ci servivano come il pane questi punti, come servivano alla Roma. Due volte all’anno giochiamo contro, per me si torna amici come prima anzi un giorno giocheremo per la stessa squadra trentotto partite su trentotto». Ha detto che «credo sia una vittoria importantissima», che «se non faremo una partita seria a Verona, sarà perché sono stato un allenatore pessimo io in settimana», che «contro il Torino volevo una squadra disperata. Disperatamente dovevano vincere, dovevano vincere i duelli, oggi forse direi che la parola del giorno è “intensità”» e concluso con una piccola divagazione su quanto si goda Genova: «Una volta vado a farmi una birra a Boccadasse, una volta vado a farmi una passeggiata in Corso Italia, a volte nei carruggi col mio staff».
Quanto a Gasperini, che nel prepartita ha accompagnato sul terreno di gioco un bambino, Alexander, ventitreesimo su ventidue calciatori e perciò che nessuno stava accompagnando in campo, ricevendo il giorno dopo una lettera da Gabriele Divano, il padre (genovese ma tifoso romanista) di Alexander, ha commentato: «Oggi abbiamo fatto una buona partita, diversa, difficile. Abbiamo fatto un errore abbastanza netto sul rigore, sembrava potessimo vincere la partita quando si sono allungate le squadre ma lo spirito della squadra è stato altissimo. A parte la parata nel finale di Svilar su Malinovskyi, non ricordo grosse occasioni subite». Ha riflettuto sul fatto che «giovedì giochiamo in Europa League a Bologna, poi andiamo a Como, io sono contento che siamo arrivati a metà marzo e giochiamo queste partite» e che «mi aspetto spirito, partecipazione, da parte di tutti, adesso rientrerà Wesley e uscirà N’Dicka (diffidati e ammoniti, ndr). Abbiamo perso la partita, grande merito al Genoa». Ha concluso che «questo era un tipo di partita particolare, dove era preponderante la palla in aria, quindi c’era bisogno di questi giocatori. Nel secondo tempo l’hanno fatto direi bene e Malen anche oggi è stato pericolosissimo, ha sempre creato delle difficoltà», prima che a parlare fossero due calciatori, il greco romanista Kostas Tsimikas e Patrizio Masini, autore dell’assist a Vitinha dopo che non ha giocato per tre partite, sempre rimasto in panchina: «Il mio assist? Non l’avevo mai fatto in vita mia, tantomeno di sinistro», ha lucidamente ammesso. È vero: ha impiegato cinquantuno partite col Genoa per firmare il suo primo assist, contro l’avversario – la Roma – a cui aveva segnato anche il suo primo e finora unico gol. Era il 17 gennaio 2025, allo stadio Olimpico, quando il Genoa di Vieira perse per 3-1 con gol di Dovbyk, il provvisorio pareggio di Masini, nato a La Spezia e cresciuto nel settore giovanile del Genoa, che lo ha mandato in prestito (a Sambenedettese, Lecco, Novara e Ascoli) e di destro, su corner di Fabio Miretti, aveva preceduto il gol di Stephan El Shaarawy e l’autorete di Leali.
Così, forse, dopo tutto, il sorriso di Gian Piero Gasperini – emozionato come sempre, ogni qual volta torna a Genova –, che, appena entrato in sala stampa si è per un istante diretto verso la postazione dinanzi ai giornalisti anziché alle tv, come avesse agito d’istinto, e pochi minuti dopo ha quasi faticato a sistemarsi la poltrona e non è riuscito a trattenere una battuta – «ai miei tempi erano migliori» – è tra gli highlight di una serata, nonostante una vittoria, nel segno dell’emozione. Era una serata seguita dalle parole di Junior Messias, quattro presenze e tre gol (contro Bologna, Torino e infine Roma) e un contratto in scadenza a fine stagione, che, a una domanda sul rinnovo da parte del bordocampista Riccardo Re, ha risposto di pancia: «Come posso non rinnovare? La vedi la festa che fanno questi qua? È impossibile non accettare. Questo popolo qua, questo stadio, abbiamo visto tante partite. Qui ci sono sempre emozioni, qui ci sono sempre emozioni, io vivo per questo. Il calcio non è solo soldi, non è solo contratti milionari, è questo che ti tiene vivo. Il mestiere che facciamo noi è qualcosa di bellissimo e a volte non contano solo i soldi». L’ultimo pensiero da probabilmente a Gasperini, che ha scelto di far debuttare da titolare per la prima volta in Serie A con la maglia della Roma qui, al Luigi Ferraris, Lorenzo Venturino da Arenzano. Il diciannovenne, che aveva giocato da titolare il 24 maggio 2025 al Dall’Ara di Bologna la sua prima partita con la prima squadra del Grifone, allenato da Patrick Vieira, e aveva pure segnato due gol, e per cui il Como nel febbraio 2025 avrebbe offerto tre milioni di euro incassando il rifiuto del calciatore – pare avesse detto: «Ho detto no al Como perché devo meritarmi il Genoa. Volevo solo restare» – che poi un anno dopo è partito alla Roma. Bene, Venturino è di Arenzano, dove Gasperini, come raccontò in un’intervista del 2024 a La Repubblica, trascorre del tempo non appena può: «Quando sono qui, mi sento come a casa. È dal 2006 che ho casa ad Arenzano. Prima c’ero sempre, ora meno». Non è il solo anche Franco Scoglio e più recentemente Alexander Blessin avevano preso casa ad Arenzano. Gasperini, avvistato più volte tra la Pineta e il bar Giro di Bitta, in via Cappuccini 7 – come pure al ristorante Trianon in via Rostan 4, a Pegli, a pochi passi dal centro sportivo Signorini in via Ronchi 67 dove si allena il Genoa, o al Bruciabaracche Blue Moon in piazzale Marassi o ai Bagni Italia di corso Italia 9 – e insignito nel 2024 della cittadinanza onoraria di Arenzano. Prima di Genoa-Roma, chi chiedeva a Venturino se avesse parlato con Gasperini di Arenzano, ha ricevuto in risposta un «sì, ne abbiamo parlato, ma solo il primo giorno».
Ecco di seguito il tabellino della partita:
Genoa (3-4-2-1): Bijlow; Vásquez, Marcandalli, Østigård; Ellertsson (dal 79’ Martín), Masini, Frendrup, Sabelli; Messias (dal 64’ Malinovskyi), Ekuban (dal 75’ Vitinha); Ekhator (dal 64’ Colombo). Allenatore: Daniele De Rossi. A disposizione: Leali, Sommariva, Zätterström, Otoa, Gecaj, Norton-Cuffy, Onana, Amorim, Cornet.
Roma (3-4-2-1): Svilar; Mancini (dall’84’ Ziółkowski), Ndicka, Tsimikas; Çelik (dall’84’ Vaz), Pisilli, Koné, Rensch (dal 70’ Ghilardi); Venturino (dal 46’ Cristante), Pellegrini (dal 56’ El Aynaoui); Malen. Allenatore: Gian Piero Gasperini. A disposizione: Gollini, De Marzi, Angeliño, Zaragoza.
Reti: 52’ rig. Messias, 55’ Ndicka, 80’ Vitinha.
Ammoniti: Masini (G), Ndicka, Malen, Cristante (R). Arbitro: Colombo.

