Se subisci gol da un difensore che in 102 partite non aveva mai segnato.

Sono trascorsi sette mesi e quattro giorni – in alternativa, duecentodiciotto giorni, se preferisci –, eppure è tutto diverso. L’ora era la stessa, ma, rispetto al precedente Genoa-Atalanta, alle 20:45 di sabato 17 maggio 2025, è innanzitutto cambiato il campionato. Quella era la trentasettesima giornata del campionato di Serie A 2024/25, era poi l’ultima gara casalinga stagionale del Grifone. Era stata innegabilmente una bella partita, vinsero gli ospiti per 3-2 con gol di Sulemana – Ibrahim, centrocampista centrale oggi in prestito al Bologna, mica Kamaldeen, ala ghanese acquistata dalla Dea in estate dal Southampton –, Daniel Maldini e, nel finale, il gol di Mateo Retegui, ex di giornata. I due gol del Genoa li aveva segnati un attaccante, Andea Pinamonti, che grazie a quella doppietta avrebbe raggiunto la doppia cifra in campionato e che in estate, non riscattato dal Sassuolo, è rimasto in neroverde dove compone un ottimo tridente con Domenico Berardi, attualmente infortunato, e Armand Laurienté, vicecapocannoniere con 18 gol dello scorso campionato di Serie B. Siamo a ridosso del calciomercato, però, ed è possibile – si vocifera – che Pinamonti si trasferisca all’Atalanta, in uno scambio di centravanti che porterebbe in neroverde il montenegrino Nikola Krstović, pagato in estate venticinque milioni di euro al Lecce, dove Krstović ha segnato 18 gol negli ultimi due campionati di Serie A.
Duecentodiciotto giorni dopo – in alternativa, il Genoa-Atalanta successivo –, quante cose sono cambiate. Mateo Retegui gioca in Arabia Saudita, all’Al-Qadsiah che lo ha pagato 68,25 milioni di euro privando così l’Atalanta del suo centravanti e, soprattutto, la Serie A del suo capocannoniere in carica (Retegui, titolare nella Nazionale italiana con cui aveva disputato l’Europeo 2024, formalmente da attaccante del Genoa, ha letteralmente rotto il campionato scorso con venticinque gol e otto assist in trentasei partite nel 2024/25). Neanche l’allenatore dell’Atalanta a maggio, Gian Piero Gasperini, vive più a Bergamo. Si è trasferito nella capitale, in estate, e – mentre Mateo Retegui ha segnato otto gol in undici partite tra Saudi Pro League e King’s Cup – Gasperini aveva portato la Roma fino in vetta alla classifica. I giallorossi di Gasperini, l’unica squadra della Serie A a parte l’Inter a non aver ancora pareggiato una partita, vincendo (dieci) o perdendo (sei) solamente, sono attualmente quarti e sì, hanno perso tre delle ultime cinque partite, ma sono a tre punti dalla prima posizione, pur con una partita in più. Insomma, né Mateo Retegui né Gian Piero Gasperini sono più a Bergamo, dove curiosamente erano arrivati entrambi da Genova, il primo nell’estate del 2024, il secondo nell’estate del 2016 quando, al suo posto, il Genoa aveva scelto di affidare la panchina a Ivan Jurić.
A sostituire Retegui e Gasperini, entrambi partiti nell’estate del 2025, sono curiosamente un attaccante che è passato pure per Genova e per il Genoa, Gianluca Scamacca – dodici gol tra Serie A (otto) e Coppa Italia (quattro) nel 2020/21, ma lui a dire il vero era già in rosa quando l’Atalanta acquistò dal Genoa Retegui, in fretta e furia, perché Scamacca si era infortunato gravemente (rottura del legamento crociato sinistro) e così serviva un attaccante – e un allenatore che in realtà al Genoa non ha mai allenato, però ha giocato in due tranches della sua carriera. E se per Gianluca Scamacca, beh, tornare a Genova rievocava bei ricordi – tipo la doppietta di domenica 17 ottobre 2021, al Ferraris, quando il Genoa riuscì a pareggiare grazie a due colpi di testa, di Mattia Destro su cross di Mohamed Fares e infine di Johan Vásquez, difensore messicano oggi capitano rossoblù ma all’esordio proprio quel giorno col Grifone, su corner di Rovella al 90’ –, forse, per Raffaele Palladino tornare al Ferraris voleva dire sfidare la squadra per cui ha giocato più partite nella sua carriera (ottantasette, in due tranches, tra il 2008 e il 2010 e nel 2017). Per dare una breve indicazione temporale, era in campo e giocò novanta minuti alla prima partita – un Genoa-Torino 2-1 di domenica 21 maggio 2017, con gol di Luca Rigoni, Giovanni Simeone e Adem Ljajic – alla quale l’autore di questo articolo ha assistito dalla tribuna stampa del Luigi Ferraris di Genova, «uno stadio che conosco bene», ha tenuto a precisare proprio Palladino al termine di Genoa-Atalanta, dopo aver vinto all’ultima azione della partita.
Il domino si conclude specificando che quel Genoa era allenato dal citato Ivan Jurić, che, come saprai, dopo aver sostituito Gasperini al Genoa nell’estate del 2016, è stato chiamato dall’Atalanta a fare lo stesso, nella scorsa estate. Otto anni dopo, la stessa staffetta ha portato Jurić – che di Gasperini è stato un calciatore, al Genoa, e successivamente un allievo – a Bergamo. La missione di Jurić non era facile a Genova e non è stata facile a Bergamo – dove ha ereditato un’Atalanta fresca, nel maggio 2024, della vittoria dell’Europa League, in finale contro l’allora imbattuto Bayer Leverkusen allenato da Xabi Alonso – ma non si è conclusa bene. A Genova non era andata bene: le vittorie casalinghe per 3-0 sul Milan e per 3-1 sulla Juventus promettevano bene, ma, alla fine, con due punti in dieci partite, Juric è stato esonerato da Preziosi il 19 febbraio 2017, col Genoa che aveva appena perso per 5-0 contro il Pescara ultimo in classifica, ed è stato poi richiamato il 10 aprile 2017, al posto dell’allenatore (Andrea Mandorlini) che lo aveva sostituito, e aveva salvato il Genoa dalla retrocessione con un turno d’anticipo. Confermato, era stato esonerato il 5 novembre 2017, dopo un derby della Lanterna perso per 2-0, e sostituito da Davide Ballardini, col Grifone penultimo in classifica. E pure il 9 ottobre 2018, quando Jurić è tornato per la terza volta al Genoa, sulla panchina che era stata di Ballardini, non è andata benissimo: il 7 dicembre 2018, dopo un k.o. in Coppa Italia ai calci di rigore contro la Virtus Entella, Enrico Preziosi annunciò l’esonero del tecnico croato e l’arrivo di Cesare Prandelli.
Curiosamente, in tutte e tre le parentesi al Genoa – ventotto partite tra il luglio 2016 e il febbraio 2017, con una media punti di 1,1; otto partite tra l’aprile e il novembre 2017, con una media punti di 0,8; infine, i due mesi tra ottobre e dicembre 2018, con una media punti di 0.38 in sole otto partite – Ivan Jurić ha ottenuto meno di quanto ha ottenuto al Torino (1,40 punti su centoventidue partite), alla Roma (dodici partite e 1,25 di media punti) o a Bergamo, dove è entrato in carica nel giugno 2025 ed è stato esonerato il 10 novembre scorso, dopo quindici partite e una media punti di 1,33. Di undici giornate di campionato, l’Atalanta ne ha vinte due e ne ha pareggiate addirittura sette. In Champions League, ha perso sì per 4-0 contro il PSG, ma ha vinto contro l’Olympique Marsiglia e il Club Bruges. Alla fine, l’Atalanta ha esonerato Jurić e annunciato la nomina di Raffaele Palladino, un altro che ha imparato da Gasperini e che ha dimostrato, nella carriera da allenatore di Monza e Fiorentina, di saper usare i trucchi del maestro. A proposito, addirittura, nell’ottobre 2022, un quarto della Serie A era allenata da Gasperini o da ex calciatori da lui avuti al Genoa. C’erano lui a Bergamo, più Palladino al Monza, Thiago Motta al Bologna, Jurić al Torino e Bocchetti all’Hellas Verona. Le squadre di Serie A sono venti, cinque di loro erano allenate da partecipanti all’ultimo Genoa “europeo”…
E pensare che il modulo è lo stesso, il 3-4-3 che fece faville a Genova nel 2008/09 con Diego Milito e Thiago Motta – un altro divenuto allenatore, con successo, ma che era partito da Genova con la sua idea di calcio però numericamente differente da Gasperini, con un 2-7-2 in sostituzione del 3-4-3 – in campo. Le tattiche sono le stesse: uno-contro-uno accettato in difesa, ma riaggressione feroce, pressing asfissiante, un calcio chiaramente offensivo. Gasperini lo ha insegnato a Jurić e a Palladino e perciò l’Atalanta che si presenta a Genova il 21 dicembre 2025 – il giorno più corto dell’anno, il solstizio d’inverno – è un’Atalanta che va a mille all’ora, che corre tantissimo e che torna nel luogo dove probabilmente è nato tutto. Mancano quattro giorni a Natale, che è giovedì. Jingle Bells, si sente allo stadio. «Tanti auguri da parte della società», sento dire a uno steward mentre gentilmente mi porge una busta con un pandolce genovese brandizzato Genoa sfornato dalla ditta Grondona. Aia che tia di Bresh riscalda l’atmosfera, ma sono certo di aver sentito anche La tana del granchio. I tifosi del Genoa hanno raccolto – tramite la vendita di un libro sulla Fossa dei Grifoni – la cifra di 100.000€ donata alla Fondazione Gigi Ghirotti. È il più grande risultato di beneficenza raggiunto con una singola iniziativa da parte di una tifoseria calcistica, scrive PianetaGenoa1893.net. Il You’ll Never Walk Alone, dove una settimana fa esatta c’era l’omaggio a Frank Sinatra, è ugualmente affascinante. C’è spazio per l’ultimo Guasto d’Amore al Ferraris del 2025. A Genova ci sono 10° e c’è stata allerta vento.
Il primo tempo di Genoa-Atalanta
La partita inizia e non è certo avara di emozioni. Dopo un solo minuto, un cross di Aarón Martín da sinistra trova un colpo di testa di Vitinha, il pallone finisce docile a Carnesecchi ma è una dichiarazione di intenti: il Genoa non si difende. Non può sapere, Aarón Martín, che sarà uno dei pochi palloni che toccherà in tutta la partita. Lo stesso Vitinha, poco dopo, calcia addosso a Kolasinac un cross che si tramuta in un corner per il Genoa, dalla destra. Solitamente, un calcio d’angolo è una buona notizia. Il tifo di casa lo capisce, il Genoa batte quel corner, ma il pallone schizza altrove, viene ribattuto dalla difesa dell’Atalanta verso la porta del Genoa. Norton-Cuffy, l’ultimo uomo, perde un duello con Daniel Maldini che si invola verso Leali, uscito dai pali della sua porta, ben fuori dall’area di rigore, laddove il vantaggio che il portiere ha rispetto a ciascuno degli altri calciatori in campo – ça va sans dire, il poter toccare il pallone con le mani – è nullo. Sono passati due minuti e quarantaquattro secondi quando Leali viene espulso per un fallo da ultimo uomo su Maldini. Il Genoa resta in dieci uomini. Daniele De Rossi manda a scaldarsi in fretta e furia Daniele Sommariva, che è il terzo portiere del Grifone (il secondo, Siegrist, si è rotto un dito) e che prima di ieri aveva giocato due sole partite col Grifone, mai nessuna dall’inizio, sempre nel finale di partita dell’ultima gara della stagione, ambo i casi contro il Bologna: nel maggio 2024 e nel maggio 2025. La cabala vuole che, con Sommariva in campo, il Grifone abbia sempre vinto. Grazie al cavolo, dirai tu, i precedenti sono soli due, e sempre senza espulsi.
A fare posto a Daniele Sommariva, portiere nato a Genova il 18 luglio 1997 – l’autore di questo articolo è nato a Genova un mese prima di lui – e cresciuto nelle giovanili del Genoa, e forse anche tifoso del Genoa – senza forse: lo raccontò in un’intervista del 2016 al sito web de Il Portiere: «È sempre bello essere convocati con la prima squadra, specialmente le partite in casa al Ferraris per me che sono nato qua a Genova e sono tifoso del Genoa» – è Aarón Martín. Non può sapere, Daniele Sommariva, che sarà il protagonista in buono (con le sue parate, di cui una particolarmente difficile su un tiro potente di Nicola Zalewski da fuori area) e in cattivo (con un’uscita errata, al quarto dei quattro minuti di recupero del secondo tempo di una partita che il Genoa, nonostante l’uomo in meno, stava giocando benissimo, meritando il pareggio). Intanto, c’è la punizione per l’Atalanta, la batte Gianluca Scamacca, il pallone finisce alto. La mossa di Daniele De Rossi è più o meno la seguente: Mikael Egill Ellertsson fa l’esterno sinistro e quello del Genoa è un 3-4-2, e non è una brutta idea, sai, avanzare un po’ Ruslan Malinovskyi (professione trequartista ma, nel 3-3-3 del Genoa, non c’è solitamente un trequartista e perciò agisce da interno di centrocampo) e arretrare un po’ Vitinha, per non far giocare l’unica punta, Caleb Ekuban, totalmente sola. Anzi, è forse un 3-3-2-1, versione monca di un albero di Natale che chiaramente Carlo Ancelotti padroneggiò al Milan. Natale è tra quattro giorni.
Il piano – non che ci siano troppe alternative – prevede il pallone giocato sugli attaccanti, Ekuban, Vitinha e Malinovskui dietro di lui, nella logica di avvicinare le linee. Il primo tiro in porta è dell’Atalanta ed è di De Ketelaere, respinto da Sommariva. Il secondo tiro è di Éderson al 14′ e, pure perché il brasiliano scivola al momento di calciare, finisce abbondantemente alto. Nella serata in cui Okoye dell’Udinese è stato espulso e ha così propiziato la prima vittoria della Fiorentina in questo campionato, per 5-0 in casa contro l’Udinese, qui, col Genoa in dieci uomini, c’è ancora partita. E c’è Vitinha che non aggancia un bel pallone servitogli da Malinovskyi su punizione, il Genoa guadagna un corner – che, in assenza di Aarón Martín, batte Malinovskyi dalla sinistra – e Vásquez colpisce di testa e l’Atalanta riparte e Norton-Cuffy non dà l’impressione di essere totalmente sicuro, ma comunque non perde il duello con chi dell’Atalanta avrebbe voluto rubargli il pallone in quello che avrebbe potuto essere un déjà vu dell’azione che aveva portato all’espulsione di Nicola Leali. L’uomo in meno si compensa con l’uomo in più (della Gradinata Nord) e cantare aiuta a scaldarsi in questa serata ventosa in cui sciarpe e beanie sono d’obbligo, motivo per cui non si disdegna di alzare i decibel.
Malinovskyi si trova poco fuori area con un pallone che non riesce forse a decidere in tempo se calciare o smistare (ed è una novità, da lui). L’Atalanta guadagna un calcio di punizione da pochi centimetri fuori dal laro corto sinistro dell’area di rigore, per un fallo di Marcandalli, Bernasconi e Maldini si consultano, calcia il primo, il pallone finisce fuori. Viene espulso qualcuno dalla panchina del Genoa, forse Alessio Scarpi. C’è Ellertsson che guadagna un calcio d’angolo con caparbietà, al 27′, ed è sempre Norton-Cuffy ultimo uomo. Di nuovo, qualcuno colpisce di testa, il pallone esce sul fondo. Al 32′ Malinovskyi perde palla, Yunus Musah corre verso la porta di Sommariva ma conclude alto. Tutto sommato, a oltre una mezz’ora dall’espulsione di Leali, il Genoa sta reggendo bene l’inferiorità numerica. Poi, al 34′, Ekuban di forza addomestica un pallone e lo lascia all’accorrente Vitinha che calcia in porta, Carnesecchi blocca in due tempi. Dovrebbe essere il primo tiro in porta del Genoa della partita: fosse il secondo, vorrebbe dire che il Genoa in dieci ha tirato più volte in porta rispetto all’Atalanta in undici, perlomeno, finora. Non si fa in tempo a scriverlo che, nell’altra area, invece, è Ellertsson a salvare quasi sulla linea – ma la prospettiva potrebbe ingannare – un colpo di testa avversario. Complessivamente, l’Atalanta ora spinge sull’acceleratore. Comprensibile, può farlo, a maggior ragione che ha un uomo in più e il Genoa, quando mancano sei minuti più recupero alla fine del primo tempo, sembra stia giocando più col cronometro con la voglia di tornare negli spogliatoi a recuperare il fiato dopo aver – comprensibilmente, di nuovo – sofferto, o forse neanche troppo, l’inferiorità numerica.
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L’Atalanta probabilmente attaccherebbe con la stessa forza anche se il Genoa fosse in undici uomini, ma al momento non ha ancora punto. Gli expected goals, che in casi come questi saprebbero dipingere la partita meglio di altro, danno 0,20 contro 0,30 – quelli di Diretta.it, altri modelli potrebbero variare – e l’Atalanta batte due corner consecutivi. Sul secondo, il Genoa prova a distendersi con Vitinha, eppure, Malinovskyi – che solitamente non sbaglia – sbaglia un passaggio (l’Atalanta è la sua ex squadra, mi rendo conto in quel momento, dopo non averci riflettuto prima) e concede rimessa ai bergamaschi e la Dea riparte ed è bravo Marcandalli, debitamente incoraggiato da Daniele De Rossi con una pacca sulla schiena, a non farsi saltare Se la missione è di non subire gol entro il primo tempo, come è lecito pensare, è stata quasi portata a casa. E pazienza se Norton-Cuffy non controlla di testa un pallone, se Frendrup subisce un fallo di Daniel Maldini, se Malinovskyi arretra a battere la punizione da ultimo uomo, nonché unico genoano nella metà campo di Sommariva (oltre a lui, si intende). Di nuovo, l’impressione è che l’Atalanta riesca a rendersi specialmente pericolosa in contropiede, ed è quasi un controsenso, per la squadra che attacca in undici contro dieci. Poi, l’arbitro, Abisso, decreta due minuti di recupero, Vásquez salva quasi sulla linea di porta un gol quasi già fatto – o la prospettiva inganna? – e l’Atalanta batte, da sinistra, un corner, il suo settimo della partita.
Il secondo tempo di Genoa-Atalanta
Comincia il secondo tempo, passano tipo cinquantatré secondi. Brooke Norton-Cuffy fa il Brooke Norton-Cuffy – quello visto in trasferta a Como, nel finale di partita al Sinigaglia, non quello del duello aereo perso che poi ha portato all’espulsione di Leali – e sgasa e crossa dalla destra e Vitinha colpisce il palo alla destra di Carnesecchi. Mannaggia. Al 3′, Musah guadagna un corner. Al 7′, Maldini calcia alto da ottima posizione. All’11’, esce Maldini ed entra Lazar Samardžić. Al 12′, Scamacca di testa non inquadra la porta. Nel tridente dei bergamaschi, adesso, Samardžić gioca a destra, Scamacca al centro e De Ketelaere a sinistra. Vitinha è lievemente sbilanciato nell’area di rigore orobica, Abisso indica che non c’è nulla, la risposta del Ferraris sta in un “Grifone, Grifone” scandito all’unisono. Quando Ekuban al 14′ si guadagna un fallo quasi nel cerchio di centrocampo, scendono copiosi fischi sul Ferraris. Quando Otoa guadagna un fallo e fa respirare il Genoa, superato il primo terzo del secondo tempo, l’occasione più nitida della partita è stata fabbricata dal Genoa in dieci uomini – il palo di Vitinha – anche se ormai il computo degli xG vede 0,40 a 0,91. L’Atalanta ha, sì, doppiato il Genoa, che però è anche lì, in una scivolata di Morten Frendrup, un ripiegamento di Vitinha che per un secondo occupa la posizione di terzino sinistro in fase di copertura. Al 21′, ancora Scamacca di testa prova a colpire. Daniele De Rossi cambia al 22′: fuori Malinovskyi ed Ekuban (applaudito), dentro Thorsby e Colombo. Nell’Atalanta, pronti Zalewski e Kamaldeen Sulemana: sostituiscono Zappacosta e Bernasconi. Gli esterni sono nuovi, ma Sulemana non è certamente né più né meno difensivo di Zappacosta, voglio dire.
Contemporaneamente in campo, l’Atalanta ha in questo momento Samardžić, Scamacca, De Ketelaere e Sulemana. Forse, è Samardžić fa l’esterno di destra del 3-4-3, con De Ketelaere a destra, Scamacca al centro e Sulemana a sinistra. Al 26′, proprio De Ketelaere calcia a lato, ma c’era un fuorigioco, ma comunque si candida a essere questa l’occasione più nitida partorita dall’Atalanta e comunque non sarà l’Atalanta più spregiudicata che si vedrà al Ferraris. Succede che Colombo guadagna un calcio di punizione per un fallo di Isak Hien, Vitinha commette un fallo nel momento in cui il tifo di casa sperava in un contropiede del Genoa. Marten de Roon, braccetto destro di difesa, posizione che occupa all’occorrenza, riprende il gioco. Il pallone vola da Sommariva, che rilancia su Colombo, lui spizza, ma è ancora Atalanta: Sulemana supera Marcandalli che guadagna una rimessa dal fondo sbilanciando l’attaccante ghanese al momento del cross. Sommariva, di nuovo, calcia più lontano che può, stavolta all’indirizzo di Vitinha al quale riesce uno stop di tacco, ma un calciatore dell’Atalanta rilancia, il pallone torna a Sommariva che lo rilancia a sua volta e via finché Norton-Cuffy non guadagna un corner dalla destra con un cross deviato. Oltrepassato il secondo terzo del secondo tempo, il Genoa tiene. Colombo colpisce di testa su corner calciato da Ellertsson e Carnesecchi deve deviare in corner, l’islandese percorre il campo da una bandierina all’altra per calciarlo dalla sinistra, Thorsby – una grande risorsa nel gioco aereo – viene anticipato di poco. Una punizione che Ellertsson calcia addosso però a Éderson inaugura l’ottantesimo minuto, più di una rovesciata tentata da Vitinha. Colombo prova a servire Vitinha in profondità, senza però trovarlo: il pallone è leggermente lungo, finisce a Carnesecchi.
Gli ultimi cambi di Palladino, al 36′, sono Krstović al posto di Kolasinac e Brescianini al posto di Ederson. È interessante vedere l’Atalanta, adesso, in un modulo che de Roon prova a spiegare ai compagni. Di fatto, i centravanti sono due (Scamacca sul centro-sinistra e Krstović sul centro-destra, mi pare di capire) come le ali (De Ketelaere a destra e Sulemana a sinistra), ovviamente. Dei mediani, uno è Musah, l’altro Brescianini. Di fatto, de Roon potrebbe restare centrale di difesa, ma, allora, vorrebbe dire che Samardžić, trequartista di professione, che già faceva l’esterno destro à la Zappacosta, adesso è un terzino destro. Wow. Quanto al Genoa, invece, ormai è con un 3-5-1 che ben dice delle intenzioni di De Rossi, che ha appena tolto Vitinha, applauditissimo, e inserito un mediano, Patrizio Masini. Thorsby tiene il pallone e poi serve Colombo che tenta un ultimo dribbling; dunque, lo stesso Thorsby cade nell’area di rigore dell’Atalanta, si infortuna a una spalla – risparmio dettagli – e non da ultimo si vede sventolato in faccia un cartellino giallo per simulazione. Al 41′, una sventola di Zalewski viene alzata in corner da Sommariva (la parata sopracitata. Sulemana, cioè il calciatore più veloce del Mondiale 2022, prova a scattare ma commette un fallo, il Genoa può rallentare. È Sommariva che calcia dal fondo e in un qualche modo il pallone si tramuta in un calcio di punizione per il Genoa da sei o sette metri dentro la metà campo dell’Atalanta. Lo batte Vásquez per Colombo che, defilato sulla sinistra, appoggia ancora a Vásquez che guadagna un altro calcio di punizione. Siccome è sulla sinistra, a batterlo va Ellertsson, il terzino sinistro. La battuta però è bassa, l’Atalanta riparte, Sommariva calcia in rimessa laterale un pallone e l’Atalanta può provare a ripartire. Si affida a Sulemana, poi Musah, un cross smanacciato da Sommariva, Samardžić calcia e trova una deviazione; perciò, un corner che l’Atalanta batte mentre Andrea Carretti, lo speaker del Grifone, comunica l’inizio dei cinque minuti di recupero. Sommariva batte l’ennesima rimessa dal fondo della sua partita praticamente iniziata subito, fatto piuttosto insolito. Ancora Sulemana sulla sinistra ingaggia un duello con Norton-Cuffy, c’è un cross, c’è Krstović che colpisce di testa ma il pallone finisce a lato. Il tifo di casa continua a spingere incessantemente. Dai, è quasi fatta.
Forse, dopo tutto, il Genoa non ha realmente giocato in dieci questa partita quasi dall’inizio. Intanto, però, è sempre, incessantemente, l’Atalanta a spingere e Samardžić a crossare e Otoa a deviare di testa in corner. L’Atalanta lo batte da sinistra, Hien colpisce di testa e segna. Tutto qui, facile. Io mi aspetterei di sentire la voce di Andrea Carretti scandire, con tono mogio, quasi incredulo, le seguenti parole: «Per l’Atalanta, ha segnato il numero quattro, Hien». Non lo fa, o, se lo fa, le mie orecchie evitano di processare l’audio. Era il quarto minuto di recupero del secondo tempo. Finisce 0-1 una partita che sarebbe potuta finire in pari, per 0-0. Daniele Sommariva, forse, probabilmente, non è stato perfetto nell’uscita. Isak Hien, difensore centrale svedese e capitano della Svezia – e ricordo a futura memoria che Daniele De Rossi era in campo nel playoff a Stoccolma il 10 novembre 2017 e in panchina il 13 novembre 2017 a San Siro, quando l’Italia di Ventura non riuscì a qualificarsi al Mondiale 2018 per mano della Svezia di Janne Andersson – non aveva segnato in Serie A in nessuna delle precedenti centodue partite. C’è riuscito alla centotreesima, a Genova. Ancora, Isak Hien, che faceva l’attaccante prima che a diciannove anni il suo allenatore lo schierasse in difesa, non aveva mai segnato al di fuori della Svezia, essendo che aveva giocato 247 partite prima di ieri sera e le nove reti erano arrivate a Vasalund (sei, tre in prima squadra) e Djurgården. Ha scelto il quarto e ultimo minuto di recupero del secondo tempo della sera del 21 dicembre 2025, al Luigi Ferraris, per segnare il suo primo gol in Italia.
Le conferenze stampa di De Rossi e Palladino
In sala stampa, qualcuno chiede a Raffaele Palladino se non fosse curioso che “il peggiore in campo”, cito, abbia segnato all’ultimo. Palladino risponde di non essere d’accordo. Il primo a parlare, il centrocampista Yunus Musah, spiega che «l’espulsione di Leali ha cambiato in maniera positiva la partita» e offre, a chi gli ha chiesto come avesse fatto a trovarsi pronto, la risposta più ovvia e sincera allo stesso tempo: «Mi alleno forte e do sempre il massimo, sono contentissimo che alla fine abbiamo ottenuto la vittoria». Quando entra Daniele De Rossi, si siede e inizia a parlare, la prima domanda è se non fosse stata una partita “da Genoa”, una partita persa al 94’ nonostante, cito, si candidasse a essere “la miglior partita stagionale del Grifone al Ferraris”. «È una cosa molto romanista, quella che ha detto», risponde De Rossi, come a dire che, in fondo, tutto il mondo è paese e ognuno si lamenta delle proprie disgrazie calcistiche: «Io direi che abbiamo fatto 89′ da Genoa, non che abbiamo preso gol da Genoa. Questa è una cosa molto romanista. Il fatalismo io lo lascio fuori, il gol all’ultimo ci ha spezzato il cuore. Io sono orgoglioso e fiero di questi giocatori, ma anche dell’organizzazione che abbiamo avuto. Abbiamo preso gol evitabili a Cagliari o a Bergamo (in Coppa Italia, ndr)», come a dire che quello di Hien sarà anche stato evitabile ma c’è da lavorarci. E gli applausi partono in sala stampa diretti al tecnico del Genoa.
Gli chiedono se non avesse pensato di togliere una delle due punte per far entrare il portiere, cosa che in effetti molti altri allenatori avrebbero fatto: «Quando hai giocatori che hanno grande cuore, grande corsa, uno come Vitinha… Avessi avuto un attaccante con meno cuore, avrei levato un attaccante e avrei messo un portiere. I ragazzi sono usciti tra gli applausi e questo pubblico lo ha capito, perché li hanno applauditi, meritavano di uscire con un punto». L’orgoglio paga. E su Sommariva, la reazione di De Rossi – «ma avete idea di che cosa significhi essere terzo portiere? Se non ci fossero gli episodi, le partite finirebbero 0-0 e sai che noia». Infine, la prossima partita sarà contro la Roma, «come quando dopo tanto tempo torni e incontri per strada il tuo grande amore. Succederà anche a me un po’». Sipario. Sono passate due settimane della sfida di Coppa Italia – anche lì con un espulso, il genoano Fini – e anni da quando De Rossi e Palladino erano stati compagni di Nazionale. Chissà se ci abbiano pensato.
Raffaele Palladino, l’ultimo a parlare, si trova davanti una domanda curiosa. Perché, se è vero che il Genoa in dieci uomini non ha subito eccessivamente, per essere in dieci uomini, è vero che l’espulsione quasi per paradosso avrebbe rinvigorito il Grifone: «Intanto, voglio fare i complimenti al Genoa perché ha fatto una grande prestazione, anche con uno in meno si sono difesi bene. Non è stato facile scardinare la loro difesa a cinque più tre. Avremmo dovuto palleggiare meglio, con più superiorità sugli esterni, più uno contro uno. Il Genoa poteva passare in vantaggio, con Vitinha. Ho cercato di mettere tutti gli uomini offensivi che avevo, un 4-2-3-1, poi con due punte davanti. L’abbiamo vinta con un gol nel finale, ci servivano i tre punti. Qui ha fatto fatica anche l’Inter». E ancora: «Abbiamo finito con Zalewski terzino sinistro e Sama (Samardžić, ndr) terzino destro. È una partita che avremmo potuto anche perdere, invece abbiamo vinto e ci tenevo, anzi, ci tenevamo tutti, a dedicare la vittoria a Mario Pasalic (che ha recentemente perso il padre, ndr)». Alla sesta vittoria in otto partite, Palladino ha svoltato l’Atalanta. Al Genoa, oltre che il primo anno di Dan Sucu alla presidenza del club più antico d’Italia, resta – lo ha detto Colombo – la prestazione: «Sicuramente ci è bruciata quella sconfitta in Coppa Italia, abbiamo dimostrato chi siamo. Per Nicola (Leali, ndr) è come se non fosse successo nulla, per Daniele (Sommariva, ndr) è l’anima dello spogliatoio». Davanti a 30.450 spettatori, a decidere Genoa-Atalanta è stato il primo gol di Isak Hien in Serie A, contro il Genoa, al Ferraris, nel giorno più corto dell’anno e a quattro giorni dal Natale: «Sono contento che Hien ha fatto gol – ha concluso Palladino –, sono molto contento. Oggi aveva clienti difficili da marcare, Ekuban e poi Colombo che è entrato bene». Robe da Genoa, o, anche, forse, robe da Roma e da ogni altra squadra d’Italia e non solo.
Ecco di seguito il tabellino della partita:
Genoa (3-5-2): Leali; Otoa, Marcandalli, Vásquez; Norton-Cuffy, Ellertsson, Frendrup, Malinovskyi (dal 67’ Thorsby), Martín (dal 5’ Sommariva); Vitinha (dall’83’ Masini), Ekuban (dal 67’ Colombo). All: De Rossi. A disp: Lysionok, Østigård, Sabelli, Stanciu, Carboni, Fini, Venturino, Ekhator.
Atalanta (3-4-2-1): Carnesecchi; de Roon, Hien, Kolasinac (dall’82’ Krstović); Zappacosta (dal 69’ Sulemana), Éderson (dall’82’ Brescianini), Musah, Bernasconi (dal 69’ Zalewski); De Ketelaere, Maldini (dal 57’ Samardžić); Scamacca. All: Palladino. A disp: Rossi, Sportiello, Ahanor, Scalvini.
Rete: Hien al 90’+4. Ammoniti: Thorsby (G), Samardžić Zalewski, Palladino (A). Espulso Leali (G) al 3’ per fallo da ultimo uomo. Arbitro: Abisso.

