FC Thun
Immagini dal profilo Facebook ufficiale del club

La favola del Fussballclub Thun 1898

Il calcio non è solo uno sport: è una macchina instancabile che genera storie straordinarie, racconti che sembrano scritti da sceneggiatori hollywoodiani e che solo il prato verde sa regalare. Esistono imprese che travalicano il semplice risultato sportivo per entrare direttamente nel mito, momenti in cui l’impossibile sfida la logica e vince.

La memoria corre subito al leggendario “Miracolo di Berna” del 1954, o alle epopee moderne che hanno commosso il mondo: il trionfo del Kaiserslautern nel 1998, capace di vincere la Bundesliga da neopromossa, e l’incredibile cavalcata del Leicester di Claudio Ranieri nel 2016, che ha riscritto le gerarchie della Premier League.

Oggi, esattamente dieci anni dopo quell’impresa inglese, la storia sembra pronta a ripetersi nel cuore della Svizzera. Stiamo assistendo a una favola moderna che porta il nome del piccolo Thun. Tornata quest’anno nella massima serie, la squadra bernese non si è accontentata di recitare il ruolo di semplice comparsa, ma ha iniziato a dettare legge con una prepotenza agonistica disarmante.

A tre giornate dal termine della regular season, con un vantaggio di 17 punti dal San Gallo (che nel momento in cui scriviamo ha una partita in meno), il Thun guida la classifica della Super League con 71 punti frutto di 23 vittorie, 2 pareggi ed appena 5 sconfitte nei 30 match sin qui disputati.

Un ruolino di marcia decisamente di tutto rispetto per una neopromossa che ha saputo resistere anche al periodo di appannamento invernale dove le 3 sconfitte subite nelle 4 partite  disputate tra il 22 novembre ed il 13 dicembre 2025 sembravano dovessero sancire il ridimensionamento di quella che invece, ancora oggi, ha tutti i connotati per diventare una favola sportiva da tramandare ai posteri.

L’FC Thun: oltre un secolo di calcio tra polvere e stelle

La storia dell’FC Thun infatti non è una linea retta, ma un’avvincente sequenza di cadute e rinascite. Dalla sua nascita, avvenuta il 1° maggio 1898, il club ha trascorso quasi cinquant’anni lontano dai riflettori, navigando nelle serie minori del calcio elvetico. Solo nel 1954 arrivò il primo storico approdo nell’allora Nationalliga A, un’annata vissuta pericolosamente che si chiuse con un doppio rammarico: l’immediata retrocessione e la sconfitta di misura nella finale di Coppa Svizzera. Quel momento segnò l’inizio di un lungo inverno sportivo, culminato nel 1970 con la caduta in terza divisione, categoria che sarebbe rimasta l’habitat dei biancorossi per ben ventisette anni.

L’età dell’oro e il sogno europeo
Con l’arrivo del nuovo millennio, la musica cambia radicalmente. Dopo un’attesa durata 47 anni, nel 2002 il Thun riconquista la Super League, ma è la stagione 2004-2005 a restare scolpita nella memoria dei tifosi. Sotto la guida tecnica di Urs Schonenberger, la squadra compie un’autentica impresa, piazzandosi al secondo posto dietro al colosso Basilea. È il lasciapassare per il palcoscenico più prestigioso al mondo: la Champions League. I bernesi superano i preliminari e approdano ai gironi, affrontando senza timore corazzate come Arsenal e Ajax, prima di chiudere al terzo posto e proseguire il cammino fino ai sedicesimi di Coppa Uefa.

Crisi, rinascite e il ritorno al vertice
Come spesso accade nelle favole sportive, il risveglio fu brusco. Nel 2008, schiacciato da pesanti difficoltà economiche e da un organico ormai svuotato dei suoi talenti, il club scivolò nuovamente in Challenge League. Questa volta, però, la reazione fu immediata. Nel 2010, con Murat Yakin in panchina, il Thun tornò nella massima serie, inaugurando un nuovo stadio da 10.000 posti e firmando un’altra impresa internazionale con l’eliminazione del Palermo dai preliminari di Europa League nel 2011.

Gli ultimi anni hanno visto il passaggio della società all’azionariato straniero con il Pacific Media Group nel 2019, anno di un’altra sfortunata finale di Coppa persa col Basilea. Segue un’ennesima, inaspettata retrocessione, ma il destino sembra aver voluto chiudere il cerchio. Dopo cinque anni di seconda serie, il Thun è tornato oggi tra le grandi, guidato in panchina da Mauro Lustrinelli: l’uomo simbolo che, vent’anni fa, con i suoi gol aveva spalancato le porte dell’Europa più nobile.

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Mauro Lustrinelli, l’artefice del miracolo

Mauro Lustrinelli non ha calcato i palcoscenici dei campionati più blasonati d’Europa, eppure il suo nome è inciso a caratteri cubitali nella storia del calcio svizzero. Nato a Bellinzona nel 1976, l’attaccante ha costruito una carriera straordinaria basata sulla concretezza: 110 reti e 41 assist in 268 apparizioni complessive ne fanno uno dei bomber più prolifici di sempre nel panorama elvetico.

Il suo anno di grazia è senza dubbio il 2004-2005. A 29 anni, Lustrinelli vive una stagione irripetibile che gli vale dodici convocazioni nella Nazionale maggiore. Con 20 centri in campionato e una pesantissima doppietta nei preliminari di Champions League contro il Malmö, trascina il piccolo Thun nell’élite del calcio europeo. Quel gol segnato all’Arsenal durante la fase a gironi rimane ancora oggi il simbolo di una città che, grazie a lui, ha osato sfidare i giganti.

Dopo il ritiro avvenuto nel 2012, il legame con il Thun non si è mai spezzato. Lustrinelli inizia subito la carriera in panchina come vice-allenatore, per poi intraprendere un lungo e formativo percorso nei quadri della Nazionale Under 21 svizzera, ricoprendo prima il ruolo di assistente e, dal 2018 al 2022, quello di Commissario Tecnico. Il richiamo di “casa”, però, si fa sentire nel momento del bisogno: il Thun deve tornare in Super League e Mauro accetta la sfida. Dopo un primo tentativo sfumato solo allo spareggio contro il Grasshoppers, la scorsa stagione la promozione è arrivata con un dominio schiacciante e largo anticipo.

Per affrontare il ritorno in massima serie, la società ha puntato su un mix di esperienza e freschezza. Ai pilastri storici come il capitano Marco Bürki e Leonardo Bertone, si sono aggiunti innesti di qualità assoluta: l’arrivo di Kastriot Imeri dallo Young Boys e del nazionale estone Mattias Kait ha alzato l’asticella. I risultati odierni sono sbalorditivi: 21 vittorie in 27 turni e un primato solitario con 14 punti di vantaggio sul San Gallo, lasciando a debita distanza corazzate come Basilea e Young Boys. La conquista del titolo rimane una sfida ai limiti dell’impossibile, ma con “Lustrigol” al comando, il Thun è pronto a scrivere la pagina più incredibile del calcio svizzero moderno.

Una storia da scrivere

Il vantaggio accumulato sin qui, nonostante al termine della regular season vi siano ancora i playoff da giocare, sembra sufficiente per poter celebrare il titolo a fine stagione. Più cauto sul tema rimane invece Lustrinelli che ricorda spesso ai media che dilapidare un tale patrimonio non è poi cosa così rara.

Il Thun 2025-2026 sembra però una macchina da guerra. Con il miglior attacco e la miglior difesa del torneo ed alcuni giocatori (Imeri, Bertone e Rastoder su tutti) semplicemente in stato di grazia, il club, con un budget di circa 15 milioni di euro, ha saputo fare di necessità virtù.

Perché da quando è stato scritto e introdotto il nuovo formato del campionato di Super League, nessuno è stato capace di dominare la scena come il Thun. Nelle ultime due stagioni, infatti, il divario tra le pretendenti al titolo non è mai stato così ampio. La scorsa stagione, ad esempio, il divario tra le prime quattro della classifica a questo punto della stagione era di appena sei punti. Quella ancora precedente, invece, le contendenti erano solo due, Young Boys e Servette, ma la differenza era di appena un punto.

A inizio stagione ci eravamo comunque posti l’obiettivo di entrare nei primi sei – racconta Lustrinelli – ma già lì in tanti avevano storto il naso. “Cominciate a salvarvi”, dicevano”.

E invece, a vent’anni di distanza da una qualificazione in Champions League che sembrava destinata ad essere il momento più alto della storia del club, il Thun sta facendo di tutto (di ieri la vittoria per 5-1 contro il malcapitato Grasshopper) per portare a compimento un’impresa da tramandare ai posteri. Amanti del calcio svizzero e non.

Sarebbe qualcosa di fantastico” ripete spesso Lustrinelli. Sarebbe molto di più, diciamo noi; qualcosa di epico!