Dietro le quinte di Genoa-Lazio 2-3

Non si può aprire la testa se prima non si apre il cuore. «Se non c’è emozione in quello che fai, non potrai mai lavorare bene. L’ha detto Platone». Davide Nicola s’è presentato in conferenza stampa citando una massima dall’Apologia di Socrate per inquadrare un sentimento di comune affezione già visto poco prima, quando al triplice fischio di Maresca il Ferraris s’era alzato in piedi per dedicare un applauso scrosciante a un Genoa sconfitto con onore. Tanto onore da ricever la chiamata sotto la Nord. «La reazione della nostra gente a fine partita mi ha reso particolarmente orgoglioso, ho visto da parte di tutti un senso di immedesimazione importante» avrebbe confidato Nicola, mentre pure Inzaghi applaudiva l’ambiente di Marassi.

Genoa-Lazio è stata il simbolo della caducità delle statistiche. Una partita ricca di spunti, in una domenica di calcio falcidiata dall’emergenza – e psicosi annessa – del nuovo Coronavirus che innegabilmente figurava tra gli argomenti commentati dai protagonisti: «Si troverà una soluzione per chiudere il campionato al meglio» ha detto Cassata, «non bisogna sottovalutare cosa sta succedendo» è stato invece il monito di Inzaghi. A prescindere dai recuperi, la Lazio vince 2-3 non senza qualche timore e insegue la corsa della Juventus a -1. Gli ospiti terminano la partita stremati a terra, i padroni di casa supportati dal pubblico dopo una prestazione di grande intensità.


Genoa-Lazio
Fonte: sito Genoa CFC

Era un Genoa che – fino a ieri, contando solo le gare disputate nel girone di ritorno – non perdeva contro la Lazio dal 2012. Un trend, quello di sei vittorie e due pari, che aveva però visto un’inversione di tendenza netta da quando Simone Inzaghi ha messo piede sulla panchina biancoceleste (aprile 2016). Da quel momento, quattro vittorie su sette della Lazio, una sola sconfitta e un’impressionante media di 2,6 reti a partita (confermata peraltro ieri). Dal ritorno del Genoa in Serie A, peraltro, al Ferraris la Lazio aveva vinto una sola volta, il 17 settembre 2017, quando Pietro Pellegri (forte di una rete già segnata all’Olimpico nel maggio precedente, contro la Roma, nel Totti-day, realizzò la prima, ininfluente e unica sua doppietta in Serie A).

In casa rossoblù c’era cauto ottimismo: gli undici punti conquistati da Davide Nicola al Genoa erano gli stessi ottenuti dal Grifone nelle precedenti 17 gare. E invece la Lazio è uscita indenne da un Ferraris ostile, con tre punti di platino che ravvivano un sogno – lo Scudetto – poco distante. Non è un caso che i biancocelesti vivano oggi la loro miglior stagione di sempre in campionato (59 punti nelle prime 25 gare). Per Ciro Immobile, eguagliato il record di marcature di Angelillo (27 reti dopo 25 partite) nello stadio dove giocò la stagione 2012/13 e nella settimana in cui ha compiuto trent’anni. Decisivo anche quando meno appariscente: è bastato un rimpallo vinto di caparbietà su Biraschi, al 51’, per indirizzare la partita a vantaggio della Lazio.


Genoa-Lazio
Fonte: sito Genoa CFC

In una Lazio che ha conquistato il 20° risultato utile, 16 vittorie e 4 pari, spicca il gruppo. Ad aprire le marcature era stata una percussione di Marusic non contenuto da Andrea Masiello, a chiudere le danze una punizione causata da Soumaoro e pennellata alla perfezione dall’ex Danilo Cataldi, lo stesso che il 15 aprile 2017 si beccò coi tifosi biancocelesti. Accadde che al 78’ Goran Pandev ruppe il digiuno di tre anni in maglia genoana segnando un provvisorio 2-1 che al Genoa di Juric serviva per la salvezza. Cataldi, ai tempi prestato ai rossoblù, esultò scatenando l’ira da Roma: «Ti auguriamo una lunga permanenza a Genova perché ora, nella Lazio, per uno come te non c’è più posto» si leggeva in un duro comunicato dei tifosi biancocelesti.

Ironia della sorte, il Genoa quella gara non la vinse. Il pari biancoceleste fu siglato da un destro di un allora semisconosciuto Luis Alberto, che di lì impresse la decisiva svolta a una carriera che lo ha portato – 1041 giorni dopo – a vantarsi di esser il miglior assistman d’Italia. «Volevo lasciare il calcio» chiosò l’ex Liverpool e Siviglia, autore di una buona prova ma che per un pomeriggio è passata nella penombra. Marusic e Cataldi non sono titolari, così come neppure Patric e Vavro trovatisi per squalifiche (Luiz Felipe) o infortuni dell’ultimo minuto (Acerbi) a scendere in campo dall’inizio. Eppure non s’è rimpianta l’assenza delle rispettive prime scelte. Per tacere di Felipe Caicedo che, a 31 anni, gioca meno di Correa (861’ contro 1493’) ma incide di più (8 reti e 4 assists contro rispettivi 6 e 3). La loro staffetta è curiosa – Correa subentrato quanto sostituito (5 volte), Caicedo entrato 9 volte e uscito 11 dal campo – eppure è uno dei segreti della forma strepitosa della Lazio.


Genoa-Lazio
Fonte: sito Genoa CFC

Quanto al Genoa, la rete di Cassata – per quanto di pregevole fattura – lascia un po’ d’amaro in bocca. Il forcing finale idem, rigore di Criscito a parte, è stato organizzato principalmente sull’onda lunga dell’apporto del Ferraris. Non mancano però gli spunti: la mediana priva di Radovanović funziona, i cambi di Nicola (fino al tridente estratto dalla panchina Falqué-Destro-Pandev) e la parvenza di un Lasse Schöne da trequartista. La difesa a tre potrà esser accantonata nel momento del bisogno come ieri, con Biraschi esterno destro, Criscito a sinistra e la coppia centrale Soumaoro-Masiello. Resta da lavorare sull’attacco, dove le polveri bagnate di Favilli permangono al pari di un’incompiutezza di quel Sanabria che il 17 febbraio 2019 segnava in un Genoa-Lazio 2-1 da cardiopalmo, deciso da un sinistro di Criscito al 93’.

Erano altri tempi, con Cesare Prandelli. Ieri il Genoa di Nicola ha mancato la terza vittoria di fila, che ormai manca dal febbraio 2018: in quell’occasione, con Ballardini in panchina, la striscia di successi partì proprio contro la Lazio, il 5 febbraio 2018 all’Olimpico: Pandev e Laxalt (al 92’) decisero la partita, prima che l’uruguagio si ripetesse l’11 febbraio al Bentegodi (Chievo-Genoa 1-0, al 91’) e arrivasse – il 17 febbraio 2018 – un 2-0 sull’Inter in casa. Allora il filotto partì dalla Lazio. Ora un nuovo filotto (le trasferte a San Siro e Rigamonti inframezzate dall’ospitata del Parma a Genova) dirà di più sulla corsa salvezza dei rossoblù.

Ecco di seguito il tabellino:

Genoa (3-5-2): Perin; Biraschi, Soumaoro, Masiello; Ankersen (dal 58’ Falqué), Behrami, Schöne, Cassata, Criscito; Favilli (dal 57’ Pandev), Sanabria (dal 74’ Destro). All: Nicola. A disp: Ichazo, Marchetti, Zapata, Goldaniga, Barreca, Eriksson, Jagiello, Rovella.

Lazio (3-5-2): Strakosha; Patric, Vavro, Radu; Marušić, Milinković-Savić, Leiva (dal 54’ Cataldi), Alberto, Jony (dal 62’ Lazzari); Caicedo (dal 54’ Correa), Immobile. All: Inzaghi. A disp: Proto, Guerrieri, Bastos, Acerbi, Lukaku, Minala, Parolo, Anderson A., Adekanye.

Reti: 2’ Marušić, 51’ Immobile, 57’ Cassata, 71’ Cataldi, 89’ rig. Criscito. Ammoniti: Masiello, Soumaoro (G), Leiva, Strakosha (L). Arbitro: Maresca.