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Chievo e Napoli si affrontano al Bentegodi di Verona in una sfida molto delicata per gli equilibri del campionato. Tradizionalmente gli azzurri soffrono l’aria scaligera, ma con la vittoria di stasera superano la prova di maturità sia nell’affrontare le medio-piccole in trasferta, sia nella solidità difensiva.

Le formazioni non presentano sorprese: i padroni di casa iniziano con il solito 4-4-2, con Pepe che tende a sganciarsi dalla linea di centrocampo per andare ad impostare nella tre quarti in fase offensiva. Maran schiera una squadra compatta ed attendista, che nei primi cinque minuti non tocca palla, ma che mette in difficoltà il Napoli creando densità e sempre pronta a ripartire in contropiede. E’ proprio del Chievo infatti la prima occasione: i giallo-blu in ripartenza trovano la difesa partenopea scoperta, Pepe lancia Castro verso la porta difesa da Reina, ma l’occasione è sprecata con un tiro cross che si spegne sul fondo. Il Napoli gioca con il consolidato 4-3-2-1, disegnando mille ragnatele sul campo con passaggi corti, quasi sempre a due tocchi. Gli azzurri sono pazienti, pressano il Chievo nella sua metà campo, ma le occasioni stentano ad arrivare. Nella seconda metà della prima frazione di gara le squadre si sfilacciano all’improvviso, il ritmo si alza e i ribaltamenti di gioco diventano frequenti, sembra quasi che si stiano giocando gli ultimi minuti del match. In questa fase è il Napoli a creare di più, con due pali clamorosi colpiti da Higuain, sempre il più pericoloso al tiro.

Nell’intervallo le squadre hanno modo di riordinare le idee e nel secondo tempo si ripresentano in campo di nuovo ordinate, riprendendo l’andamento tattico di inizio gara. L’elemento nuovo è la fisicità, che cresce gradualmente e vede come protagonisti Cesar e Koulibaly, ma non solo. Al 59′ l’episodio che sblocca il match: Ghoulam si riproduce in una delle tante discese sulla fascia sinistra, vede il taglio di Higuain, lo trova con un cross basso che il Pipita raccoglie calciando di prima con un potente sinistro che buca Bizzarri (non del tutto incolpevole). Da questo momento in avanti i ruoli si invertono: è il Napoli ad attendere e ripartire, mentre il Chievo è obbligato a spingersi in avanti. La forza fisica dei padroni di casa non è accompagnata da altrettanta qualità, mentre gli uomini di Sarri sono troppo stanchi per pungere in contropiede. Maran toglie nell’ordine Pinzi, Pepe e Paloschi per giocarsi la tecnica di Birsa (impalpabile), l’intuito di Pellissier e i centimetri di Inglese. Sarri sostituisce Insigne (fastidio al ginocchio) con Mertens, Hamsik con il più difensivo David Lopez, e nel finale l’esausto Higuain con Gabbiadini. Nessuna di queste mosse cambia di molto i rapporti di forza nè gli equilibri di gioco, e la partita prosegue fino allo scadere del quarto minuto di recupero con  molta intensità e poche occasioni. Il Napoli espugna il Bentegodi e raggiunge il trio formazto da Inter, Lazio e Fiorentina in seconda posizione.

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Pepe: E’ l’unico dei suoi a mettere un minimo di qualità nelle giocate, accompagnando i dribbling e la vivacità all’efficacia tattica. Purtroppo le circostanze non lo mettono nella possibilità di giocare molti palloni, e nel secondo tempo cala gradualmente fino alla sostituzione al 72′.

Higuain: E’ il più pericoloso del Napoli. Pressa gli avversari e gioca con umiltà per la squadra. I frutti arrivano presto: colpisce due pali nel primo tempo e al 59′ decide la partita. Non segnava in trasferta da gennaio, si è sbloccato con un gol che pesa tonnellate per la stagione napoletana.

FLOP

Bizzarri: Si distingue nella mediocrità generale del Chievo per l’errore che costa il gol decisivo. Il tiro di Higuain era ravvicinato e potente, ma indirizzato sul primo palo e poco angolato, tanto che ci arriva senza però riuscire a respingere in angolo.

Koulibaly: E’ difficile trovare il peggiore tra gli azzurri. La sua prestazione è positiva ma commette ancora troppi svarioni: dall’ammonizione gratuita all’inizio della ripresa alle troppe palle perse che creano più di un grattacapo ai compagni di squadra.

Per raccontare qualcosa di significativo in così poco spazio servirebbe l'incisività di Lucio Fontana o la capacità di sintesi di Boskov. Fondatore di Ordinary Legends.

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