Tuta non lo sapeva

Venezia Tuta

Moacir Bastos è un calciatore brasiliano classe ’74 che nella sua ventennale carriera da professionista ha giocato per 23 squadre di 3 diversi continenti realizzando oltre 160 gol. Quello più famoso? Quello che non avrebbe dovuto segnare.

Il 24 gennaio 1999 allo stadio Penzo di Venezia si gioca la sfida tra la squadra di casa, allenata da Walter Novellino, ed il Bari di Eugenio Fascetti. E’ una sfida abbastanza delicata poiché, sebbene sia la prima giornata del girone di ritorno, sia gli arancio-nero-verdi che i Galletti sono impantanati nelle zone basse della classifica. Venezia-Bari, insomma, è a tutti gli effetti una sfida salvezza o quanto meno un incrocio diretto tra due squadre che ambiscono a non retrocedere in Serie B a fine stagione.

Disse qualche anno più tardi un certo Gigi Buffon:

 

“Chi conosce il calcio e lo vive giorno dopo giorno sa cosa succede. In alcuni casi si dice meglio due feriti che un morto”.

 

Ed i giocatori quell’anno in forza a Venezia e Bari dovevano evidentemente essere fini conoscitori del mondo del pallone. Tutti tranne uno evidentemente. Chi? Ovviamente Moacir Bastos; per i brasiliani, che si ingegnano a trovare sempre soprannomi fantasiosi, semplicemente Tuta.

Il ragazzo di Palmital sbarca in laguna nell’estate del 1998 con la speranza di partecipare da protagonista al ritorno nella massima serie del Venezia. Una speranza mal riposta. Tuta gioca infatti con il contagocce anche se riesce a togliersi lo sfizio, prima di quel 24 gennaio del 1999, di rifilare un gol alla Lazio nel 2-0 che i capitolini incassano all’ombra di San Marco nella prima vittoria stagionale dei lagunari.

In attacco il Venezia preferisce infatti affidarsi a Schwoch, bomber di categoria (peccato fosse la Serie B), e Pippo Maniero, uno che invece il senso del gol lo ha sempre mantenuto a prescindere. Nel mercato di Gennaio Stefan Schwoch (2 soli gol in 14 presenze) fa le valigie destinazione Napoli. In laguna arriva però Recoba che con le sue magie trascinerà il Venezia verso una comoda salvezza (la squadra di Novellino conquisterà aritmeticamente la permanenza in Serie A addirittura con una giornata di anticipo).

Ma, a conti fatti, a dare il via alla rimonta dei lagunari sarà proprio Moacir Bastos, in arte Tuta, grazie al gol che non doveva segnare.

24 gennaio 1999 dicevamo. Venezia-Bari si trascina stancamento verso il 90’. Il match è inchiodato sul risultato di 1-1 in virtù del gol degli ospiti siglato da De Ascentis che al 5’ della ripresa pareggia il vantaggio dei padroni di casa siglato dal solito Maniero. Un punto a testa accontenterebbe tutti. Così le due squadre si lanciano in una fitta rete di passaggi in orizzontale che non finisce per addormentare spettatori ed addetti ai lavori solo grazie alla fitta nebbia che cala sul Penzo costringendo tutti a mantenere alta la concentrazione.

A proposito di concentrazione, Pippo Maniero è uno che, da vero rapace dell’area di rigore, è abituato a mantenere sempre in moto la mente. Così, quando Novellino chiama in panchina ad un quarto d’ora dal termine lo spento Alvaro Recoba per mandare in campo Tuta, il bomber nostrano si affretta a raggiungere il brasiliano per recapitargli un messaggio.

“Non fare gol, deve finire 1-1” dichiarerà di aver compreso Tuta nel post partita. Maniero, qualche giorno più tardi, smentirà questa interpretazione spiegando che il suo messaggio era: “Non dobbiamo subire gol perché 1-1 è un buon risultato”.

Ora, premesso che Tuta è un attaccante e non un difensore od un portiere; che a ventiquattro anni, arrivato in Serie A, non si può certo considerare uno sprovveduto o uno che non sa come funziona il calcio; premesso, questo si, che potrebbe avere qualche difficoltà con la lingua italiana; tutto ciò premesso, non si è mai veramente capito perché Pippo Maniero abbia avuto così tanta premura nei confronti del compagno di squadra. Avrà probabilmente avuto le sue buone ragioni.

Fatto sta che troppe attenzioni finiscono per confondere Tuta che entra in campo iniziando a fare quello che gli altri interpreti sul terreno di gioco si rifiutano di fare, ovvero correre e giocare a calcio. Ed al 90’ spaccato si avventa di testa su una punizione calciata senza troppa convinzione nell’area di rigore del Bari siglando il gol del 2-1. Un gol inaspettato. Decisamente inaspettato stando a quanto succede dopo.

 

 

La scena che segue è infatti semplicemente surreale. Tuta corre verso la bandierina del calcio d’angolo posizionata sotto al settore ospiti esultando per un gol decisivo che potrebbe cambiare le sorti del Venezia e perché no, anche la sua. Il problema è che è l’unico, insieme al connazionale Bilica (quel giorno in panchina) ed ai tifosi di casa, ad esultare. Il resto del quadro dipinge invece uno scenario di disperazione.

Il capitano del Venezia, Gianluca Luppi, si mette le mani nei capelli. Novellino non sa bene cosa fare; più tardi dirà senza troppa convinzione di non aver esultato perché non aveva capito subito si trattasse di gol a causa della nebbia. I giocatori del Bari applaudono ironici. Al fischio finale poi accade il putiferio. De Rosa e Spinesi, in forza alla squadra di Fascetti, si dirigono imbestialiti nel tunnel degli spogliatoi aspettando l’arrivo del ragazzo brasiliano. Quando anche Tuta imbocca il passaggio il primo a prendere la parola è il difensore dei baresi che gli urla “Bravo, complimenti” e gli da un buffetto sulla faccia. Questo prima che il centravanti dei biancorossi, Spinesi per l’appunto, suggerisca una soluzione diversa: “Spaccagli i denti a quella testa di c…”; invito fortunatamente tardivo.

Anche nello stanzone del Venezia l’aria deve essere irrespirabile. I giocatori probabilmente non si parlano perché a fine partita Tuta fornisce una dichiarazione che getta benzina sul fuoco:

 

E’ successo qualcosa che non riesco a capire: quando sono entrato in campo Pippo Maniero mi ha detto di non fare gol, inoltre dopo che ho segnato hanno cominciato ad insultarmi tutti, compagni ed avversari. Io non capisco, ho fatto il mio lavoro, ho segnato, il Venezia ha vinto, che ho fatto di male?

 

Il presidente del Venezia è Maurizio Zamparini, già all’epoca tipo tranquillo, che senza troppi giri di parole liquida la situazione:

 

Tuta non sa una parola di italiano, non ha capito un accidente di quello che ha detto Maniero!

 

In mezzo a così tanta confusione la procura, quasi controvoglia, è obbligata ad aprire un’inchiesta che, ovviamente, si concluderà con un’archiviazione motivata dall’impossibilità di appurare con certezza i fatti. Forse perché prevale la linea di pensiero per cui gestire una presunta combine in maniera così disorganizzata è una cosa grottesca.

Per evitare ulteriori guai, Tuta a fine stagione verrà in fretta e furia rispedito in Brasile.

Il ragazzo di Palmital sbarcato in laguna nell’estate del 1998 con la speranza di partecipare da protagonista al ritorno nella massima serie del Venezia è comunque riuscito nel suo intento siglando un gol destinato a passare alla storia. Un gol arrivato per caso al termine di quello che aveva tutta l’aria di essere un biscotto. Ma Tuta non lo sapeva.

Giorgio Catani

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!