Nel segno del Mancio

Roberto Mancini

Dalla vittoria per 2-1 dell’Italia sull’Arabia Saudita è ovviamente impossibile trarre giudizi definitivi visto anche il tenore di un avversario abbastanza abbordabile che comunque, a differenza nostra, tra qualche giorno sarà protagonista di Russia 2018. Per stilare i primi bilanci è dunque ancora presto ma quel che si può affermare con assoluta certezza è invece che il risorgimento italiano firmato Roberto Mancini è iniziato con il piede giusto.

Il lavoro del tecnico di Jesi, nonostante sia in una fase embrionale, è però già tale da consentire di individuare diversi spunti: si racconta di un clima più disteso, di un mister letteralmente immerso con i suoi ragazzi al punto da schierarsi in campo per partecipare agli esercizi cercando in qualsiasi momento di cementare il gruppo.

Un gruppo dove, scorrendo la lista dei convocati per il primo ciclo di partite della Nazionale sotto la guida di Roberto Mancini, si respira aria di novità: l’età media di 26 anni della rosa mandata in campo contro l’Arabia Saudita è infatti la più bassa dal 2010 ad oggi.

Per la sua Italia Roberto Mancini ha optato per un 4-3-3 decisamente equilibrato con Jorginho in cabina di regia e 7/11 della formazione titolare diversi rispetto alla sciagurata notte di San Siro che è costata i Mondiali premiando la Svezia. Il giocatore del Napoli era stato chiamato (piuttosto improvvisamente) ad illuminare la manovra anche quella sera. Ma non era stato forse messo nelle condizioni migliori considerata la scelleratezza tattica di tutto ciò che gli girava intorno. Il maggiore aiuto ricevuto invece dalle mezzali, Florenzi e Pellegrini, nella notte di San Gallo ha ridato il giusto ordine ad un centrocampo che, da sempre, è il fulcro del gioco del calcio. Indubbiamente c’è da lavorare (specialmente l’ex Sassuolo molto impreciso in fase realizzativa); ma è evidente la volontà di gettare le basi per un ritorno ad un qualcosa, gli inserimenti delle mezzali, già visto sotto la gestione Conte e dimostratosi nel complesso tremendamente efficace. L’emblema della filosofia contiana è forse il gol di Giaccherini contro il Belgio; un tipo di giocata che in quest’Italia può tornare di moda.

 

 

Impossibile poi non soffermarsi su Mario Balotelli tornato a vestire l’azzurro a quasi quattro anni dalla sua ultima presenza con la Nazionale che, nel mentre, ha cambiato quattro allenatori. L’evoluzione da elemento di disturbo a talento su cui fondare il percorso di rinascita dell’Italia è passata per la Costa Azzurra. Il sole, il mare ed il calore della gente di Nizza hanno fatto in modo che da questi due anni francesi ne uscisse fuori un Balotelli completamente diverso; rigenerato. Forse più forte; sicuramente più consapevole dei propri mezzi. Certo, indubbiamente c’è ancora molto lavoro da fare sul piano dei movimenti (pochissime volte ad arrancare e un pressing sul portatore di palla molto sterile). Ma il destro da fuori con cui sblocca la partita è di pregevole fattura (44° gol negli ultimi due anni per Super Mario) e conferma che l’imprevedibilità, quando si limita alle giocate sul campo, è sempre necessaria.

Il connubio Mancini-Balotelli può diventare veramente interessante. Il tecnico ex Zenit è forse l’unico veramente in grado di gestire e far rendere al massimo Super Mario. E’ lui che lo ha lanciato in Serie A a 17 anni schierandolo titolare in un’Inter infarcita di campioni. E’ lui che lo ha reso nonostante le bizze protagonista nel City (che ad una giocata di Balotelli deve una Premier che stava clamorosamente sfuggendo di mano). E’ lui che può far diventare Balotelli indispensabile per questa Nazionale.

Una Nazionale che ha appena aperto un nuovo ciclo all’insegna dei giovani. Sarà questo il tempo dei vari Politano, Chiesa, Verdi, Mandragora ed anche quello che dovrà portare alla consacrazione in azzurro dei vari Immobile, Belotti (a segno nella città di San Gallo; nomen-omen!), Zappacosta, Donnarumma, Romagnoli e via dicendo.

E’ giunto il tempo di lasciarsi alle spalle il passato e ripartire verso un futuro che ci si augura sia più radioso ed all’insegna del Mancio. A partire anche dai prossimi impegni ufficiali. A settembre parte la Nations League, un trofeo tutto nuovo dove sarà assolutamente vietato sbagliare.

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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