Premier ai nastri di partenza. Che sia finalmente la stagione della svolta tattica?

Se anche quest’anno dovesse ripetersi un miracolo Leicester allora vorrebbe dire che abbiamo veramente sottovalutato il declino recente della Premier League. Il campionato inglese riparte oggi dopo l’antipasto del Community Shield che la scorsa settimana ha visto lo United di Mourinho e Ibra avere la meglio, a fatica, sulle Foxes di Ranieri, squadra rivelazione della scorsa stagione quest’anno chiamata non tanto a ripetersi ma quanto meno ad evitare un terribile flop. Quello dello scorso anno è stato un campionato caratterizzato dall’assoluta pochezza tattica e tecnica forse passata in secondo piano davanti a stadi pieni di tifosi sempre e comunque festanti e prati così verdi da essere quasi accecanti.
Con l’incredibile congiunzione astrale che ha portato Chelsea, United e City a chiudere in contemporanea il proprio ciclo e l’Arsenal a fare l’Arsenal e non riuscire dunque ad approfittare della situazione (i Gunners hanno chiuso secondi) si è venuto a creare il terreno fertile per le sorprese. Troppo traumatizzato il Liverpool, poteva essere l’anno del Tottenham. E così è stato effettivamente anche se gli Spurs alla fine hanno dovuto inchinarsi all’incredibile stagione del Leicester. Non vogliamo perdere tempo e soffermarci su argomenti triti e ritriti. Ci limitiamo a dire e ribadire che quella della squadra di Ranieri è stata un’impresa, un vero e proprio miracolo. Una favola che in Serie A non potrebbe probabilmente mai accadere per un semplice motivo: perché nel nostro campionato sarebbe impossibile per chiunque imbrigliare 19 squadre per la bellezza di trentotto giornate con un sistema di gioco che prevede unicamente pressing alto, palla lunga e pedalare.

Invece lì in terra d’Albione ci sono cascati per nove mesi ed è forse anche per questo che la rivoluzione estiva dei grandi club ha riguardato le panchine ancor prima che il campo. Mourinho, Guardiola e Conte per United, City e Chelsea. Klopp con un’estate a disposizione per modellare il Liverpool a sua immagine e somiglianza. Ranieri e Pochettino confermati. Mazzarri e Guidolin per dare un’impronta italiana a due squadre non certo di prima fascia ma che comunque daranno fastidio ai più. Sorvolando sulle cifre in alcuni casi semplicemente folli, tutti sono intervenuti per rinforzarsi a centrocampo. E quasi tutti lo hanno fatto puntando su giocatori di interdizione ed interni piuttosto che su trequartisti od in genere giocatori di cosiddetta fantasia. Segno che qualcosa sta cambiando e che questa potrebbe finalmente essere per la Premier la stagione di una storica virata verso la tattica.

Eccezione alla regola è il Manchester United che non ha puntellato bensì rivoluzionato la rosa come da migliore tradizione mourinhana. I Red Devils hanno sistemato la difesa, sperperato soldi per Pogba, portato ad Old Trafford Ibrahimovic (il vero colpo di mercato della Premier) e per non saper né leggere né scrivere hanno comprato pure un trequartista, Mkhitaryan, che sabato scorso a Wembley ha però praticamente visto tutto il match dalla panchina. Lo United è, insieme al City, il principale indiziato per la vittoria finale. Un gradino più sotto si collocano Chelsea, Tottenham e Arsenal (il Liverpool ha un fuoriclasse in panchina ma è squadra tutta da decifrare). Gli Spurs hanno aggiustato la rosa qui è la nell’ottica che prevenire è meglio che curare. Lo scorso anno la squadra di Pochettino ha pagato a caro prezzo la coperta corta davanti al doppio impegno Premier-Europa League. Quella recente del Tottenham è una storia di ascesa che proprio in questa stagione potrebbe e dovrebbe compiere il definitivo salto di qualità. Ma quest’anno l’impegno europeo si chiama Champions. L’Arsenal proverà a regalare una gioia a Wenger che festeggia la ventesima stagione sulla panchina dei Gunners. Ma quella dei biancorossi sembra sempre la solita storia del vorrei ma non posso. Il patatrac dello scorso anno insieme ad un mercato mai decollato sono due fattori che ad oggi non consentono di inserire il club di Emirates in prima fascia. Il Chelsea era una squadra da rifondare ed in parte è stata rifondata. Il colpo da novanta dei Blues è arrivato in panchina: Antonio Conte. Da non sottovalutare le scelte di mercato dell’ex Ct della nazionale: un mediano vecchio stampo (Kanté) ed un centravanti alla Pellè (Batshuayi). Insomma, idee chiare per muoversi su terreni noti al tecnico ex Juve.

Un po’ come il Leicester che a Wembley contro lo United ha ricominciato così come aveva finito. Pressing alto, palla lunga e pedalare. Vardy sembra non aver perso il fiuto del gol. Gli interpreti sono grosso modo gli stessi dello stesso anno eccezion fatta per Kanté. Una perdita più grande di quanto possa sembrare. Non a caso il gol di Lindegaard sabato è arrivato per vie centrali dove solo qualche mese fa sarebbe intervenuto di gran carriera il francese a sbrogliare la situazione. Resta comunque il fatto che il Leicester non parte certo per vincere. Ma neanche per salvarsi. La squadra di Ranieri è comunque solida e ben organizzata. Ma a Wembley sembrano essersi ristabiliti i valori attesi nonostante lo United sia apparso ancora lontano anni luce dall’idea tattica di Mou ed il Leicester abbia comunque tenuto botta rischiando anche il colpaccio prima di capitolare sotto il colpo di testa di Ibra, uno che fa la differenza per chi ce l’ha in squadra. Probabilmente l’unico vero fuoriclasse della Premier in attesa che Pogba decida da che parte stare.

Quella di Wembley è stata una partita all’insegna dell’equilibrio tattico. Il trait d’union tra la scorsa stagione e la rivoluzione attesa per quella appena cominciata. Il Leicester ha detto la sua ma alla fine ha vinto lo United. Ed almeno sulla carta non poteva essere altrimenti. Così come è più che lecito aspettarsi un campionato equilibrato, per valori ed impostazione tattica, almeno per ciò che riguarda la lotta al titolo. Perché non possono essere solo stadi pieni e campi dal verde scintillante a far diventare un campionato il più bello del mondo.