Cosa può dare Bakayoko al Milan?

Bakayoko

Ricominciare, risalire, correggere il tiro. Concentrazione. La carriera di Tiemouè Bakayoko al momento si può riassumere in un continuo saliscendi di prestazioni e la necessità di dover dimostrare continuamente il suo valore. Forse ha bisogno di trovarsi in un contesto in cui deve essere messo in discussione e smentire chi lo critica, nella situazione di dover rimediare ai propri errori, usarli per crescere e migliorare.

Una lotta continua

È stato così fin da piccolissimo. Rifiutato dopo un provino all’accademia di Clairefontaine e a rischio ritiro prima ancora di entrare tra i professionisti a causa della rottura di una gamba, Tiemouè fin da bambino ha scoperto cosa voleva dire combattere per i propri obiettivi. Ripreso dal trauma, a 13 anni viene preso dal settore giovanile del Rennes, che vede del potenziale e decide di scommettere su di lui. A 19 anni venne aggregato alla prima squadra ma il tecnico Montanier (che nei suoi trascorsi alla Real Sociedad ebbe un’illuminazione vedendo un altro francese, un biondino di nome Antoine Griezmann) decide di tagliarlo dal ritiro precampionato di Carnac. L’episodio però non affossò le speranze del ragazzo, come ha raccontato lui stesso in un’intervista a Le Parisien, ma servì a fargli fare un esame di coscienza, a capire come correggere il tiro tecnicamente e soprattutto mentalmente per poter crescere e ottenere il posto in prima squadra. Al Rennes finisce la sua unica stagione in prima squadra con 28 presenze tra campionato e coppa e 1 gol, sufficienti a convincere il Monaco a spendere 8 milioni per lui nell’estate del 2014 e a portarlo nel principato.

Anche qui però l’inizio non è dei migliori. Esordio che dura appena 31 minuti, con Jardim che lo tiene fuori per le successive 7 partite. Ancora i problemi mentali. Tiemouè arriva tardi agli allenamenti e non si impegna come dovrebbe, appare distratto. Qui però avviene lo sliding door moment. L’incontro col destino. A gennaio 2016 diventa direttore tecnico del Monaco  Claude Makélélé, leggenda di Real e Chelsea che decide di focalizzare le sue attenzioni sui giovani del club e in particolare su Tiemouè. Per oltre un mese i due parlano assieme ogni giorno e da buon mentore Makélélé analizza i comportamenti, le decisioni in campo e lo stile di vita del suo adepto per aiutarlo a migliorare, in campo e fuori. Il cambiamento è drastico: i discorsi del maestro si infilano sottopelle cambiando l’approccio alla vita e allo sport del giovane. Via le auto di lusso, il junk food e la gigantesca villa che aveva comprato. Tiemouè passa ad un più sobrio appartamento, inizia a curare attentamente la sua dieta e si iscrive anche a dei corsi di boxe, l’altra sua passione. “Per giocare a centrocampo devi essere concentrato al 100% […] Ho parlato per un mese intero ogni giorno con lui e altri giovani come Mbappe e Lemar, che al tempo stavano come lui in panchina. Quando me ne sono andato ho raccomandato l’allenatore di conceder loro più minuti. Bakayoko è un giocatore che prende decisioni continuamente in campo, a volte sbaglia, ma questo è quel tipo di calciatore che impara dai propri errori. Ha buone qualità in dribbling e di passaggio e sa capire bene i tempi di gioco. Gli serve solo un allenatore che lo renda un top player”, ha dichiarato Makélélé a Goal.com.

 

 

Quel periodo cambia forse completamente non solo Bakayoko, ma tutto il Monaco, come dimostra il titolo conquistato nella stagione 2016- 17 superando il PSG e il raggiungimento della semifinale di Champions League. Oltre alla stella di Mbappe che inizia a brillare più forte che mai nel Principato, si mette in mostra anche Tiemouè, che assieme a Fabinho, passato da terzino a centrocampista sotto Jardim, forma la colonna portante della mediana monegasca.

E qui arriva la seconda riflessione di questo pezzo. Se finora abbiamo ripercorso il cammino di Bakayoko per comprendere come mentalmente abbia sempre cercato di crescere e di apprendere dai propri errori (in questo senso il Milan sarà un nuovo banco di prova dopo l’esperienza non esaltante del Chelsea), ora vediamo come tatticamente è stato impiegato dai suoi allenatori per permettergli di essere un valore aggiunto e di fare la differenza.

Come già analizzato da Ultimo Uomo, al Monaco sia Fabinho che Bakayoko hanno formato un duo che ha fatto della fisicità la propria carta da giocare contro gli avversari. Ma non solo; nell’esperienza con il club francese, Jardim permetteva spesso ai due centrocampisti di scendere palla al piede verticalmente per raggiungere l’area avversaria, facendo così letteralmente da arieti e aprendo spazi ai compagni che dovevano spesso solamente inserirsi senza palla per concludere l’azione in gol.

Al Chelsea Antonio Conte ha tentato di ripetere l’esperimento affiancando Bakayoko a N’Golo Kante. Tuttavia dopo un inizio promettente, una serie di errori gli sono costati il posto da titolare. Conte gli ha preferito Fabregas e poi anche Drinkwater. L’arrivo di Sarri e soprattutto di Jorginho e Kovacic  hanno decretato la sua definitiva esclusione dalle rotazioni della squadra. Troppo aggressivo e poco paziente palla al piede per poter essere uno degli ingranaggi del Sarrismo. Impostare il gioco dalla metà campo e raggiungere la trequarti avversaria tramite passaggi per le vie orizzontali e schemi da Tiqui Taca non è nelle sue corde.

Cosa può dare Bakayoko al Milan

Per Gattuso principalmente ora si aprono tre scenari.

Il 433 con Bakayoko mezz’ala assieme a Kessie e Biglia arretrato a smistare palloni. In questo caso Kessie e Bakayoko giocherebbero spesso di sponda con i due esterni, rispettivamente Suso e Calhanoglu, per provare a inserirsi in area senza palla (movimenti che Kessie e Suso nella scorsa stagione hanno provato costantemente).

L’altra opzione è il 4231, con Bakayoko e Kessie impiegati come dighe a centrocampo pronti a recuperare palla e far ripartire la manovra rossonera, lasciando a Calhanoglu, Boanventura o chiunque Gattuso sceglierà come rifinitore per Higuain, i compiti di regia.

C’è però un terzo scenario. Kessie è stato il giocatore più impiegato nel Milan nello scorso anno (dati Opta riportati dal sito ufficiale del Milan). Questo perché non c’era nessuno in panchina con delle caratteristiche tali da sostituirlo. Gattuso più volte ha richiesto un vice Kessie e Bakayoko potrebbe essere arrivato anche per questo motivo.

Il francese arriva in prestito oneroso di 5 milioni con diritto di riscatto fissato a 35, una cifra importante che difficilmente si sposa con l’idea di un giocatore impiegato solamente per il turnover. Starà a lui dimostrare di poter essere anche qui un valore aggiunto, di valere la spesa e di aver imparato dagli errori di una stagione fatta di poche luci e molte ombre ed aver ritrovato quella concentrazione che gli aveva permesso di entrare anche nel giro della nazionale francese. La carriera di Bakayoko per ora è stata come le montagne russe, un continuo saliscendi. Il Milan e un allenatore come Gattuso che punta tantissimo sul creare un gruppo unito e che cerca sempre di motivare i suoi saranno il giusto contesto per ritrovare la mentalità che gli ha fatto vivere il suo momento d’oro a Montecarlo e permettergli di non perdere più la concentrazione?