Ha vinto la Germania? Meglio così! Altrimenti non avremmo alcune certezze


Diciamolo chiaro e tondo: meglio così. Meglio così perché se proprio dovevamo uscire meglio uscire con la Germania al termine di una partita più che dignitosa, dove mai siamo stati in vera difficoltà, dove la Germania ci ha temuto sin dall’inizio rinunciando a se stessa e schierandosi a specchio e dove, se proprio vogliamo trovare una pecca, forse questa è nell’atteggiamento a tratti fin troppo remissivo contro una squadra, quella teutonica, non apparsa certo irresistibile. Ma umile ed intelligente si. Tanto è vero che noi siamo stati bravi a difenderci. E loro sono stati bravissimi ad impedirci qualunque velleità di ripartenza. Abbiamo perso ai rigori e non è un luogo comune definirli una mera lotteria. E stavolta il biglietto vincente non era il nostro. Siamo usciti. Meglio così dicevamo. Perché è meglio uscire contro i Campioni del Mondo che contro Francia, Islanda, Galles o Portogallo. Magari fallendo proprio l’assalto finale di Parigi. Perché se avessimo superato la Germania è inutile nasconderlo, i favoriti per la vittoria finale saremmo diventati noi. Meglio così allora perché reggere certi ritmi con tutti i limiti mai nascosti e non certo nascondibili di questa Nazionale targata Conte sarebbe stato probabilmente impossibile. Belgio, Svezia, Spagna, Germania: è quasi naturale che se passi le barricate finisci per scivolare sulla buccia di banana ad un metro dal traguardo. E far passare così in secondo piano quanto di buono emerso in questi giorni transalpini. Meglio così allora perché non serviva vincere l’Europeo. Perché ci siamo divertiti ugualmente contro ogni pronostico. E soprattutto perché torniamo da questa spedizione con alcune certezze. La prima: Antonio Conte è un grande allenatore. Siamo onesti, non era così chiaro. Non era così scontato. Chi da sempre è sostenitore del tecnico salentino potrà vantarsene al grido di “Io l’ho sempre detto!”. Chi ha aperto gli occhi solo ora può sempre cospargersi il capo di cenere e fare mea culpa. Chi continua a negare l’evidenza è semplicemente qualcuno che non capisce nulla di calcio. La seconda certezza è che il calcio italiano non è assolutamente morto. Anzi, ha la grande capacità di rigenerarsi e reinventarsi senza passare mai di moda. In questi europei abbiamo impartito lezioni tattiche a destra e a manca. La Juventus due anni fa ha perso senza demerito la Champions League nella finalissima di Berlino. Gli allenatori italiani, Conte in testa, siedono sulle panchine dei top club europei. La Premier sarà anche il campionato più ricco del mondo ma ciò che la rende realmente spettacolare sono gli stadi pieni od il fatto che si giochi a Natale e capodanno. Perché pagare 60 milioni di sterline Sterling o 300 sterline per andare a vederlo giocare sa più di follia che di spettacolo. La Liga è un campionato che vive su due partite l’anno: Barça-Real andata e ritorno. L’Atletico è uno sparring partner che serve solo a far vincere le Champions alle Merengues. La Bundesliga farà anche più spettatori della Serie A ma avete mai visto il livello medio di una partita del campionato tedesco? Anche il Re del tiki-taka, Guardiola, ha miseramente fallito l’assalto alla Champions alla guida del Bayern nonostante i campionati vinti a metà ottobre. La Serie A resta sempre il campionato più competitivo per chi vuole confrontarsi con l’essenza di questo fantastico gioco che è il calcio: la tattica e l’organizzazione. Non è un campionato che attira i grandi campioni? Forse. Ma poi a parte Messi e Ronaldo quali sarebbero questi grandi campioni? Buffon sta qui. Bonucci è probabilmente il miglior difensore in circolazione e sta qui. Di Suarez ce n’è uno e sta al Barcellona, ma qui c’è un certo Higuain che non sembra certo da meno. Questa insomma è la terza certezza che ci lascia questa eliminazione ai quarti di Euro 2016. Il calcio è fatto di cicli. E l’Italia di riffa o di raffa sta sempre lì a dettare la linea. E non serviva necessariamente vincere l’Europeo per rendersene conto.