Serie A, la venticinquesima giornata in 5 (s)punti

La Serie A è giunta alla sua venticinquesima giornata. Ecco la nostra consueta analisi del turno appena conclusosi in cinque punti.

CONSAPEVOLEZZA

Troppo spesso i risultati non fanno nulla per smentire le credenze popolari, ed è molto facile abbassare la guardia. I grandi allenatori però sono in grado di mantenere alta la concentrazione per poter correre su più fronti. Il discorso un po’ riguarda la Juventus e la Roma, l’una in procinto di tuffarsi negli ottavi di Champions League contro il Porto mentre la seconda di ritorno da una importante vittoria in trasferta nei sedicesimi di Europa League contro il Villarreal. Due vittorie per 4-1, rispettivamente contro Palermo e Torino, che certificano ulteriormente come qualsiasi gara della stagione deve essere trattata con la massima ambizione, senza possibilità di distrazione. Se a Vinovo il culto del trionfo è cosa quasi genetica, a Roma Luciano Spalletti cerca di far diventare “Ossessionati dalla vittoria” anche i proprio uomini e dopo la trionfante trasferta spagnola (avremo modo nei prossimi giorni di approfondire ulteriormente l’annata giallorossa), i granata vengono regolati agevolmente, nonostante quel minimo di tournover per permettere ai titolarissimi giallorossi di rifiatare un minimo. La sfida a distanza fra i due migliori marcatori del campionato Dzeko e Higuain continua a gonfie vele (fra i giallorossi a segno anche Salah, Paredes e Nainggolan, mentre fra i bianconeri Marchisio e Dybala due volte), mentre nelle fila bianconere Marko Pjaca continua a strappare qualche minuto. Visti i primi risultati negli ottavi di Champions (Barcellona travolto dal PSG e Real Madrid vincente ma non irresistibile) l’impressione è che i bianconeri vogliano crederci sul serio, con un più che reale obiettivo oltre le migliori 8 del continente. Porto permettendo, può essere la stagione che svolta la Juventus a livello Europeo.

GABI(IN)GOL

Non ci interessa la blasfemia, ma fa effetto vedere che anche Ronaldo marcò la prima rete al Dall’Ara di Bologna: probabilmente più bella, ma quella di Gabriel Barbosa, meglio noto come Gabigol, è di importanza capitale e permette all’Inter di restare al quarto posto a -6 dal Napoli, in attesa dello scontro diretto di domenica prossima contro la Roma seconda in classifica. Una grossa rivincita per un ragazzo più volte sbeffeggiato, sia sul virtuale che non, come se fosse una comparsa quasi ai livelli di Luis Silvio in quella Pistoiese di inizio anno ottanta: La cifra spesa per l’acquisto è certamente importante, ma tutta la serie di vicissitudini che i nerazzurri hanno passato da inizio stagione, con ben 3 cambi in panchina, sicuramente non ha permesso all’ex Santos di potersi inserire a dovere nella sua prima esperienza fuori dal Brasile. Non sarà Ronaldo, ma inserito nei meccanismi giusti può diventare un elemento interessantissimo. Ma, come tutta l’Inter, anche lui deve dimostrare una prova di maturità, magari a partire già dalla prossima sfida che i nerazzurri dovranno affrontare con diverse defezioni in difesa.

BOHEMIAN RAPSODY

Il calcio è mistica, e molto spesso avvengono tante cose illogiche che neanche noi appassionati sappiamo spiegarci. Ma se alla prima partita col nuovo allenatore, dopo un campionato alquanto disastroso senza alcuna vittoria sul campo, sei avanti 3-0 dopo mezzora allora è evidente che troppa logica non può spiegare. Al nuovo Pescara di Zdenek Zeman sono bastate pochissime ore di allenamento per cogliere i primi “veri” tre punti dell’anno infliggendo ben 5 reti ad un Genoa troppo fragile in difesa, con una prestazione che costa l’esonero a Juric a favore di Andrea Mandorlini. Il tridente Caprari-Benali-Cerri funziona a meraviglia e in virtù delle contemporanee sconfitte di Empoli, Palermo e Crotone, gli abruzzesi si portano a -10 dal quartultimo posto. La salvezza resta un obiettivo molto difficile, ma con un po’ di nuova linfa portata dal Boemo si può provare a sognare fino alla fine. Anche perché a Pescara Zeman ha già fatto miracoli.

RISCATTO

Dopo le dichiarazioni del presidente azzurro Aurelio De Laurentis, tutto l’ambiente si chiedeva quale sarebbe stato l’approccio dei partenopei alla sfida del Bentegodi contro il Chievo. Una serie di critiche alquanto discutibili a mister Sarri sulla sfida di Madrid contro il Real che sembrano inizialmente portarsi i propri strascichi, visto che la formazione scelta è molto rimaneggiata, anche con alcuni dei nomi a cui il presidente aveva fatto riferimento il merito al poco minutaggio. Dopo una primissima fase di studio, il Napoli dilaga e vince per 3-1 (Insegne, Hamisk, Zielinski) restando stanziato al terzo posto. Nelle prossime settimane ci saranno Atalanta e Roma, oltre al ritorno di Champions contro il Real Madrid e all’andata di Coppa Italia contro la Juventus, che saranno un vero e proprio banco di prova per gli azzurri, vogliosi finalmente di dimostrare di cosa sono capaci. Se la Champions è probabile che termini agli ottavi, diversamente in campionato si vuol cercare di raggiungere il secondo posto.Il ritorno di Milik sarà certamente un’arma in più.

IL TALENTO RITROVATO

Tre punti pesanti che tengono vivo il sogno Europeo: la vittoria del Milan contro la Fiorentina certifica ulteriormente l’unità di un gruppo che vuole fortemente l’Europa League, dopo una prima parte di stagione ad altissimi livelli. Fra i nuovi nomi, certamente quello che impressiona maggiormente è Gerard Deulofeu, proveniente dall’Everton: Son bastate pochissime giocate per entrare subito nel cuore dei tifosi milanisti, con quella maglia numero 7 (parafrasando Francesco De Gregori) che rievoca dolcissimi ricordi. Senza addentrarci troppo nella nostalgia, vedere lo spagnolo che garantisce numerosissimi assist e iniziativa con le sue giocate sulle corsie esterne, da maggiore imprevedibilità alla manovra rossonera, dopo diverse settimane in cui tutto l’attacco era diventato molto più sterile. Una scommessa più che azzeccata che può far respirare Vincenzo Montella almeno per un altro po’, a patto che l’Europa continui ad essere inseguita.

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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