Violenza: tutto il mondo è paese. E non c’entra nulla col calcio

Domenica 30 novembre. La notizia non ha forse lo stesso scalpore che provocherebbe se si potessero riempire pagine e pagine di inchiostro per dare addosso al nostro Paese. Per gridare al mondo quanto la nostra sia una nazione malata piena di controsensi e degrado dove la gente è così cretina da rotolare appresso ad un pallone rischiando la vita di domenica in domenica anziché pensare alle cose serie. Per ritirare fuori la vecchia tiritera delle famiglie che non possono più andare allo stadio. La tiritera del blocchiamo tutto una volta per tutte; quella del in altri sport certe cose non succederebbero. Quella del certe cose accadono solo da noi. Perché non adottiamo il modello inglese, tedesco…spagnolo. Bene, domenica 30 novembre abbiamo avuto la certificazione che anche quelli che spesso vengono sbandierati ai quattro venti come modelli ed esempi da seguire, forse così perfetti in fondo in fondo non sono.

Ore nove del mattino, ovvero tre ore prima dell’inizio del match del Calderon tra Atletico Madrid e Deportivo. Duecento (circa) tifosi o presunti tali di Atletico, Depor ed anche Getafe (schierati con quelli dell’Atletico) e del Rayo (sul fronte Depor) si danno appuntamento tramite whatsapp per sfidarsi a suon di botte nei pressi dello stadio madrileno. Una partita classificata a basso rischio di incidenti si trasforma, stando alle cronache spagnole (perché qui di risalto la faccenda ne ha avuta veramente poca), in una carneficina. Dodici feriti ed un morto. Già, perché i morti per una partita di calcio non sono solo affar nostro.

Succede anche in Spagna. Succede anche nel tanto decantato modello inglese che avrà pure tolto la violenza da dentro gli stadi, ma lo ha fatto semplicemente per spostarla all’esterno se non addirittura in altre zone della città. Dove per incontrarsi basta darsi degli appuntamenti. Proprio come accaduto a Madrid. Proprio come accade quando con gli amici si organizza un’uscita, una cena. Un’andata allo stadio. Dalla penisola iberica ci tengono a far sapere al Mondo che gli atti di violenza e la morte del sostenitore del Deportivo nulla hanno a che fare con il calcio. Come se un qualsiasi tafferuglio in una partita possa in qualche modo avere a che fare con il calcio e non con la stupidità umana. E la cosa sembra comunque aver funzionato perché nessuno ha gridato allo scandalo. Nemmeno quando la partita tra Atletico e Deportivo l’hanno comunque giocata.

Perché a Madrid la partita ieri l’hanno giocata comunque. L’ordine pubblico e probabilmente il buon senso hanno prevalso sulla decisione di sospendere il match a dieci minuti dall’inizio. Perché la decisione di non disputare l’incontro non sia stata presa prima è il vero mistero che però così scalpore sembra non aver creato. Non c’era nessun Jenny a carogna a chiedere la sospensione dell’incontro sugli spalti del Calderon. E’ vero. Ma forse questa è l’unica vera differenza che è stata apprezzabile tra episodi che, analoghi tra loro, non fanno che rinvigorire il principio per cui tutto il mondo è paese.

Quel principio in Italia spesso dimenticato e sotterrato perché riempire le pagine di cronaca nera e qualunquismo è senz’altro meglio che raccontare le cose per come sono. Perché la violenza è propria degli ignoranti. Allo stadio come a casa, al bar, per strada, in piazza ed in qualunque luogo del mondo. Perché la violenza è propria degli stupidi che sono in Italia così come in Spagna, in Inghilterra ed in Germania dove il confine con il nazismo è ancora incredibilmente labile. Perché sarebbe stato bello svegliarsi stamattina e leggere che qualche penna di ben altro spessore rispetto alla nostra prendesse una posizione. Ci ricordasse che in fin dei conti non siamo un Paese completamente da buttare. Qualcuno che, pur tra le tragedie che ci riguardano direttamente, sbattesse il mostro in prima pagina. Proprio come fanno all’estero quando siamo noi a dare il cattivo esempio. Qualcuno, insomma, che ci ricordasse che non si può e non si deve sempre generalizzare. Che la violenza con lo sport e con la vita in generale non ha mai niente a che fare, in Spagna come in Italia.. Qualcuno che ci e si ricordasse che gli stupidi sono ovunque. Non solo nel nostro a volte troppo bistrattato Paese.

Giorgio Catani

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!