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Da molti considerata come possibile sorpresa del campionato, il Torino di Sinisa Mihajlovic ha fatto vedere a tratti ottime cose, alternando però qualche sbavatura di troppo in difesa. L’esordio in trasferta contro il Milan, che il serbo ha allenato durante la scorsa stagione, non è andato secondo i piani. schierati col tridente Martinez-Ljajic-Belotti, dopo 28 minuti il serbo, fino a quel momento il vero faro dei granata, si fa male al ginocchio e deve far spazio al classe ’96 Lucas Boye, apparso nel corso della gara un po’ troppo fumoso. La difesa è molto titubante e Carlos Bacca ne approfitta per piazzare al 38 il colpo dell’1-0, grazie anche ad un ritardo in copertura da parte di Luca Rossettini, all’esordio in maglia granata. I terzini Lorenzo De Silvestri e Cristian Molinaro spingono abbastanza, e dai piedi di quest’ultimo arriva l’assist per il pareggio di Andrea Belotti. Ma la mancanza di concentrazione e lucidità permette ancora una volta a Bacca di affondare, stavolta su errore di Moretti. Il centrocampo, quest’oggi affidato a Vives, Acquah e Obi, fa poco filtro e non costruisce a sufficienza. Soltanto con l’ingresso di Daniele Baselli arriva nuova linfa vitale per i granata, che trovano la rete del 3-2 con lo stesso giocatore e riescono ad attaccare fino al 95′, quando Belotti viene steso in area da Paletta: dal dischetto però l’ex Palermo si fa ipnotizzare da Donnarumma, al primo rigore parato in Serie A e fatto esordire lo scorso ottobre proprio da Sinisa MIhajlovic.

Dopo una giornata è difficile trarre conclusioni definitive, ma certamente qualche domanda è lecita. Se gli infortuni di Iago Falque e Benassi (comunque in panchina) e le esclusioni di Zappacosta e Castan erano state messe in conto (il primo con solo due allenamenti alle spalle la scorsa settimana, il secondo appena arrivato), desta particolare perplessità l’assenza dal primo minuto di Baselli, importante metronomo col suo lavoro da “box to box”, per Joel Obi, sicuramente più rapido ma anche molto impreciso (suo il fallo che concede il rigore del 3-1 al Milan). Il “Cuore Toro” certamente non è mancato, con un finale giocato ad altissima intensità, ma servirà indubbiamente maggiore attenzione, nell’arco di tutti i 90 minuti, per portare punti a casa contro squadre anche più forti degli stessi granata. Ad una settimana di chiusura del mercato, resta da capire cosa ne sarà di Maksimovic, atteso dal firmare col Napoli. Un bastone fra le ruote per Mihajlovic, che si ritrova a dover risistemare la difesa senza un vero e proprio leader. E con Moretti che va per le 35 primavere, resta più che fondamentale la presenza di un elemento d’esperienza come Leandro Castan che, dopo due anni anomali a causa di un cavernoma, ha voglia di rivalsa. La stessa che dovrà avere gli uomini di Mihajlovic già dalla prossima domenica, quando al “Grande Torino” (così ribattezzato dallo scorso aprile lo Stadio Olimpico) arriverà il Bologna di Roberto Donadoni, mina vagante con possibili ambizioni per la parte sinistra della classifica. La sfida ottimale per poter testare nuovamente i granata, per magari iniziare a portare avanti un certo tipo di discorsi, dal sapore prettamente europeo.

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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