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Se non fosse che il Bayern ne abbia messo a nudo le fragilità, tipicamente umane, si stenterebbe a credere che questa squadra possa perdere. La Juve è una macchina infernale, creata per scovare crepe e aprire voragini, fino a sgretolare chiunque le sbarri la strada. Europa a parte, almeno in campionato gli ingranaggi non scricchiolano mai. Il 4-1 al Toro ne è la prova: pungere quando c’è da pungere, limitare i danni quando c’è da soffrire, un’attesa studiata per piazzare il colpo da ko. L’assenza di Dybala (fuori al 20’ per problemi muscolari) non stravolge l’ecosistema, Pogba e Morata stregano l’Olimpico e matano il Toro, con freddezza ed eleganza. Poi c’è Buffon, sempre più leggenda, che entra in tuffo nella storia con i suoi 974’ di imbattibilità, una striscia gloriosa che si infrange sul rigore di Belotti. E le scorie di Monaco sembrano così lontane.

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Buffon da record – Quando bastano tre minuti per fare la storia. Chissà cosa sarà passato per la testa a Buffon in quel frammento di partita. Una cosa è certa, quei 180 secondi sono stati una pura formalità al cospetto dei 930 minuti in cui la porta è rimasta inviolata: Gigi Buffon festeggia il nuovo record d’imbattibilità della serie A scalzando una leggenda come Seba Rossi, e lo fa con un’esultanza sommessa, un timido cenno d’intesa con la panchina. Della serie la squadra prima del singolo, una mentalità vincente che esprime tutta la forza di questa Juve. Record a parte, i presupposti per una gara scoppiettante ci sono tutte: il Toro cerca uno scalpo importante per riscattare una stagione incolore, la Juve vuole dimenticare presto le delusioni europee. Premesse però inizialmente disattese. Juve e Toro si guardano storto, ma di farsi male per davvero non se ne parla. Troppo disciplinato il Toro per concedere spazi alle accelerazioni dei bianconeri, troppo solida la difesa di Buffon (solito muro eretto da Bonucci e Barzagli, ma benissimo anche Rugani) per lasciarsi sorprendere dagli spunti in profondità dell’ex Immobile. Alla mezz’ora a scombinare le carte ci pensa Paul Pogba: botta potente e precisa da calcio piazzato, Padelli tocca ma i guantoni si piegano. Il Polpo gonfia la rete infilzando il Toro per la terza volta in stagione, e ripetendosi dopo la nottataccia in terra bavarese. Da lì la gara è tutta in discesa, a stendere questo Toro è un attimo. Khedira brucia tre maglie granata con un semplice cambio di passo e fredda Padelli per la seconda volta in meno di dieci minuti. Ventura storce il naso, Allegri torna a sorridere.

Tornado Morata – Tre minuti e il Toro dimezza lo scarto: Alex Sandro sgambetta Peres in area, Belotti dal dischetto non fa cilecca e riapre la gara. Ironia della sorte, esattamente un tempo dopo aver raggiunto il record, la porta di Buffon torna ad essere violata, e la striscia si chiude a 974’ di imbattibilità. La squadra di Ventura prende coraggio e ritrova ambizioni, e addirittura trova la rete per la seconda volta. Peccato che sulla girata di Maxi Lopez (subentrato all’acciaccato Immobile), Rizzoli sia costretto ad annullare il gol per posizione di fuorigioco. E’ comunque tutto un altro Toro, tosto e accattivante, l’esatto opposto dei primi 45’. Ma non basta per mettere gambe all’aria questa Juve che piazza un fendente micidiale proprio quando sembra barcollare di più. Il gol del 3-1 è da cineteca: Pogba pennella per Morata, aggancio morbidissimo e scucchiaiata no-look che s’infila lenta ed elegante alle spalle di Padelli. Altro giro altra perla, lo spagnolo non fa rimpiangere Dybala, e regala una giocata d’antologia. E si ripete quindici minuti più tardi, questa volta non in bello stile, ma con un gol da opportunista puro: l’”assist” è sempre di Pogba che svirgola su una ribattuta, Alvaro raccoglie e cala il poker. Nel finale il timido assedio granata non scalfisce le resistenze bianconere. Troppo ampio lo scarto, troppo grande il divario. Niente riscatto per il Toro, la Juve torna a dominare, gettandosi alle spalle i sogni infranti di una notte europea.

Aspirante giornalista sportivo, gioca a pallacanestro con soddisfacente insuccesso. Nichilista e assiduo divoratore di libri. Ama il mare d'inverno.

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