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Arrivato sulle sponde del Mersey da nove soli giorni, ufficialmente svincolato dopo sei anni al West Ham e lo scettro di porta strappato dalle mani del finlandese Jussi Jääskeläinen – e a sua volta toltogli da Łukasz Fabiański – per il 32enne Adrián San Miguel del Castillo la Supercoppa UEFA di ieri sera sarà certamente stata una delle serate migliori in carriera. La sostituzione di Alisson infortunato, la titolarità quasi nemmeno sperata, del resto nella stagione 2018/19 non era mai sceso in campo proprio per via della scomoda concorrenza del collega polacco sopracitato, fino al rigore prontamente bloccato a Tammy Abraham.

Lampard & Klopp
Fonte: Metro

Supercoppa UEFA 2019, la cronaca

Al Chelsea di Lampard, presentatosi sul terreno della Vodafone Arena con quell’insolente spocchia giovanile di chi aveva sì incassato quattro reti dal Manchester United, ma avrebbe comunque voluto proseguire imperterrito sulla stessa strada, non va imputato molto. Certo, rispetto all’esordio di Premier League c’è da dire che Klopp abbia cambiato più di Lampard: il Liverpool ha panchinato i vari Alisson, Alexander-Arnold, Wijnaldum, Origi e Firmino a favore di Adrián, Matip, Milner, Oxlade-Chamberlain e Mané, i Blues hanno risposto privandosi di Mount, Barkley e Abraham pur di iniziare con Kanté, Giroud e Pulisic dal primo minuto. Per come s’era messa inizialmente Lampard aveva avuto ragione, del resto il Chelsea era parso più in palla e ogni contropiede ideato dal trio offensivo – su tutti Pedro – sembrava in grado di crear scompiglio nella zona di Kepa. Quando poi al 36’ Olivier Giroud incrociava il sinistro, imboccato dal coetaneo ex Barcellona, il punteggio pareva consolidato.

Se non è rimasto tale fino al 90’ è perché Klopp – a due mesi dal suo primo trofeo coi Reds, la Champions vinta battendo 2-0 il Tottenham a Madrid – ha saputo cambiare marcia. L’ingresso di Firmino ha ristabilito la parità nel momento in cui il brasiliano apriva la serratura della porta di Kepa al compagno Mané (48’), primo africano a segnare in una Supercoppa UEFA dopo il sevillista Frédéric Kanouté nel 2006 contro il Barcellona. A quel punto le trame ordinate dei ragazzi di Lampard hanno tenuto, la sfida è durata fino al 120’ quando – ed era l’una di notte a Istanbul – era chiaro che si sarebbe decretato il campione del Beşiktaş Park solo ai calci di rigore. Ed è un peccato che il Var non funzionasse nel momento della lotteria dal dischetto, dato che il tiro dagli undici metri decisivo – quello parato da Adrián al classe ’97 Tammy Abraham – sarebbe stato da ripetersi per il posizionamento non corretto dell’estremo difensore spagnolo.

Abraham's missed pen
Fonte: pagina Facebook Chelsea

Peccato Chelsea, festeggia il Liverpool

Per il resto, è stata la solita sfida inglese: agonismo, folate, bel calcio e un 1-1 al 90’ che confermava la tendenza della Supercoppa UEFA a esser assegnata nell’extra time (5° volta nelle ultime 7 edizioni). A quel punto era solo una questione di nervi, di braccia posizionate a filo del terreno e fortuna. Glaciale Mason Mount, perfetto Salah, di errori neppur l’ombra. Fino al tentativo di Abraham, come detto, ma con riserbo. Già nella semifinale di Euro U21 nel 2017 Abraham aveva perso ai rigori, in quell’occasione contro la Germania. Il Chelsea ha ottenuto la terza sconfitta consecutiva in Supercoppa UEFA(dopo 2012 e 2013), adesso solo Barcellona e Siviglia – con quattro ko – superano i londinesi. Il Barca resta però, al pari del Milan, con 5 affermazioni, l’unica squadra ad aver festeggiato questo trofeo più volte del Liverpool, che da ieri sera ha in bacheca la sua quarta Supercoppa UEFA.

«I’m the worst loser in the world and I hate it» ha ammesso un seccato Lampard, a cui la sorte ha concesso un nuovo cruccio a tre giorni dal pesante 4-0 subito dal Manchester United. In una serata tutta inglese, la prima, resta la consapevolezza dei passi avanti, che però si sconta con un morale a terra. Del resto era un classico, l’undicesimo confronto in competizioni europee tra Reds e Blues. E pazienza per le dichiarazioni di Klopp: «Nessuno nello stadio avrebbe voluto i supplementari». Del resto, come avrebbe continuato, «non sono sicuro del rigore ma chi se ne frega adesso. Ormai è troppo tardi». C’è stato spazio per un siparietto tra i due tecnici («After 90 minutes I think, when it was close to the final whistle, Frank Lampard asked me, “Where do you play and when do you play?” And I said, “Saturday at Southampton.” And he said, “Oh, congratulations»), poi, alla fine, come ha memorabilmente twittato Trent Alexander-Arnold – «Liverpool. Instanbul. Penalties». E brividi.

Ecco di seguito il tabellino:

Liverpool (4-3-3): Adrián; Gomez, van Dijk, Matip, Robertson (dal 91’ Alexander-Arnold); Henderson, Fabinho, Milner (dal 64’ Wijnaldum); Salah, Mané (dal 103’ Origi), Oxlade-Chamberlain (dal 46’ Firmino). All: Klopp. A disp: Kelleher, Lonergan, Hoever, Lallana, Elliott, Shaqiri, Brewster.

Chelsea (4-3-3): Kepa; Azpilicueta, Zouma, Christensen (dall’85’ Tomori), Emerson; Kanté, Jorginho, Kovacic (102’ Barkley); Pedro, Giroud (dal 74’ Abraham), Pulisic (dal 74’ Mount). All: Lampard. A disp: Caballero, Rüdiger, Zappacosta, Alonso, Gilmour, Kenedy, Willian, Batshuayi.

Reti: 36’ Giroud, 48’ e 95’ Mané, 101’ rig. Jorginho. Ammoniti: Henderson, Alexander-Arnold (L), Azpilicueta (C). Sequenza rigori: Firmino (L, rete), Jorginho (C, rete), Fabinho (L, rete), Barkley (C, rete), Origi (L, rete), Mount (C, rete), Alexander-Arnold (L, rete), Emerson (C, rete), Salah (L, rete), Abraham (C, parato). Arbitro: Frappart.

Genovese e genoano (pure non in quest'ordine), classe 1997, apprezza particolarmente il calcio minore. Prossimamente in libreria!

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