Loading

La storia. Quella sequela di azioni passate che possono essere riviste attraverso la narrazione. In ambito pallonaro, capire da dove veniamo è forse una delle componenti più interessanti che compongono l’universo-cosmo calcistico. Nelle menti dei tifosi si riscoprono quegli antichi valori che hanno contraddistinto la propria squadra ai loro albori. Un qualcosa di radicato oltreoceano, che piano piano sta prendendo corpo anche nel vecchio continente.

Una delle componenti più interessanti che la proprietà americana ha portato all’AS Roma è certamente l’introduzione di una vera e propria Hall of Fame che si aggiorna ogni anno grazie alle votazioni dei tifosi, che scelgono quali dei propri beniamini del passato siano in grado di ricevere tale onore. Dal 2012 ad oggi ben 27 giocatori sono stati omaggiati: chi dall’era pionieristica (Ferraris IV, Masetti o Amadei), chi dall’era Viola (Pruzzo, Falcao, Di Bartolomei o Bruno Conti), chi del recente passato (Aldair, Montella, Candela o Batistuta). Il tutto viene generalmente accompagnato da una particolare cerimonia nella quale chi è stato individuato artefice della storia giallorossa ricevere il doveroso tributi.

Nel pre-partita della gara fra i giallorossi e il Palermo, accompagnati dalla presentazione di Carlo Verdone, sono stati premiati alcuni degli elementi scelti fra il 2014 e il 2016: da Arcadio Venturi a Damiano Tommasi, passando per Vincent Candela, Sergio Santarini, Giancarlo de Sisti e i parenti di Giorgio Carpi e Guido Masetti, chiudendo con Toninho Cerezo, visibilmente emozionato: lacrime che poche altre cose possono far versare. Un momento toccante che purtroppo non è riuscito ad avere la giusta cornice di pubblico: se da un lato delle stadio i motivi li sappiamo, dall’altro però sembra esserci un vero e proprio svilimento da parte del tifoso cosiddetto “2.0”. Il tifoso che crede che sia tutto dovuto, che si riempie la bocca di slogan per poi cadere in continuazione nella più totale banalità, dimenticandosi completamente di chi ha fatto la storia della sua squadra. Un discorso che si potrebbe espandere a numerosissime altre squadre e tifoserie (sempre a livello molto generico, senza entrare nello specifico), sempre più avvezze a calpestare le proprie tradizioni o quantomeno chi ha reso grandi le proprie squadre. In un’era dove il calcio è sempre più business e perde delle sue componenti romantiche, rimembrare la storia dei propri beniamini potrebbe esser un qualcosa all’ordine del giorno. Purtroppo però, per molti, è un qualcosa che resta sempre nella teoria, finendo nel dimenticatoio al posto di qualche nuova indiscrezione sul prossimo regista o centravanti della propria squadra.

La serata della Hall of Fame può insegnare diverse cose, ma deve esserci la consapevolezza generale che la storia non si deve e non può essere cancellata, a prescindere dallo status odierno della propria squadra. E omaggiare chi l’ha fatta grande potrebbe essere la prima cosa che ogni tifoso potrebbe fare per sentirsi grande.

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

Top