Roma: perseverare è diabolico

Errare è umano. Ne sono convinti tutti in casa Roma. E per questo all’indomani della vittoria sul CSKA Mosca che segue alla sconfitta con la Spal in campionato nell’ennesima andatura ondìvaga fra campionato e coppe, tutti si stringono forte attorno al mister Eusebio Di Francesco.

Una prova di forza in Champions, l’ennesima, per tentare di scacciare via quel problema di continuità che grava ormai in maniera atavica sulla squadra giallorossa e ciclicamente si ripropone insieme agli sbalzi d’umore di una piazza che, bramosa di vittorie, cerca in tutti i modi di trovare un colpevole alla ratio sottostante ad una Roma tanto bella di notte quanto (in Europa) quanto a volte disarmante in campionato.

Dopo una prima stagione con alti e bassi ma comunque più che sufficiente, era plausibile aspettarsi una certa crescita dalla Roma di Di Francesco. Almeno per quanto riguarda la mentalità, fondamentale per trovare quella continuità che in Europa non necessariamente è indispensabile ma che al contrario è ossigeno in una competizione sul lungo termine come il campionato.

E invece Florenzi e compagni con la SPAL sono incappati nella terza sconfitta stagionale in Serie A. Uno stop che fa allontanare la zona Champions ed i sogni scudetto. Situazione chiaramente ancora salvabile. Se non fosse per il continuo perseverare della Roma nei soliti vecchi difetti. E come dice il famoso detto, il perseverare, diversamente dall’errare, è diabolico.

Su 47 partite disputate in campionato, la Roma è passata 15 volte in svantaggio: alla fine dei novanta minuti soltanto contro il Benevento all’Olimpico e il Napoli al San Paolo sono arrivati i tre punti. Tre pareggi raggiunti contro Sampdoria, Bologna e Atalanta (contro cui i giallorossi erano inizialmente passati in vantaggio) e ben 10 sconfitte. Se si fanno confronti con la precedente gestione (57 partite giocate da Spalletti, 21 volte passati in svantaggio ma 9 vittorie, 4 pareggi e 8 sconfitte) uno dei primi dati che balzano agli occhi è la mancanza di “rabbia agonistica” da versare in campo nel momento del bisogno: una squadra che si lascia trasportare con troppa facilità dagli episodi, capace di sciogliersi come neve al sole nelle prime difficoltà. Una fragilità mentale che alla lunga può costare caro, specialmente quando la posta in palio di alza. Il pensiero più spontaneo che verrebbe a chiunque, però incredibilmente smentito durante tutta la Champions League dello scorso anno e odierna, visti gli 8 gol siglati senza subirne fra Viktoria Plzen e CSKA Mosca.

Un percorso parallelo che, giorno dopo giorno, sembra aver “Oscurato” la vera natura della squadra: ad un passo dalle finali rimontando nelle sfide di ritorno tre volte i risultati negativi dell’andata. Qualificazione contro Shakhtar e Barcellona, eliminazione contro il Liverpool per una sola rete di differenza. Il tutto costruito all’Olimpico, altro grande paradosso si tutta l’era Di Francesco.

Se in Europa lo score è di 7 vittorie e 1 pareggio con 20 gol fatti e 2 subiti, quando si torna contro squadre di blasone inferiore, ecco abbassarsi anche il rendimento complessivo della squadra: in 24 gare casalinghe in campionato disputate sino ad ora 15 vittorie, 4 pareggi e ben 7 sconfitte, più di quante incassate durante tutta l’era Garcia (4) e Spalletti bis (2). Un dato che fa riflettere ma che soprattutto non riesce a trovare una propria spiegazione. Sottovalutazione degli avversari, pressione casalinga o mancanza di un gioco predominante contro squadre chiuse che invece in casa loro tendono scoprirsi un po’ di più lasciandoti qualche alternativa, è decisamente troppo poco per ciò per cui questa squadra era ed è tuttora stata costruita. Una sufficienza disarmante che provoca “disgusto” nel presidente Pallotta, che cerca di vederci chiaro prima che sia troppo tardi.

A prescindere dal percorso europeo, fondamentale sia per crescere come club che a livello economico, le prossime gare saranno decisive per capire che sarà del futuro della Roma ma soprattutto di Eusebio Di Francesco, che potrebbe comunque non avere totali garanzie anche qualora si arrivi all’obiettivo Champions. I risultati ma soprattutto gli atteggiamenti pongono degli interrogativi seri, prima che sia troppo tardi.

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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