Roma-Lazio: appunti sparsi sul derby della capitale

Il derby lo ha vinto la Roma di Di Francesco. E mai affermazione è stata probabilmente più vera. Perché nella vittoria di ieri dei giallorossi si apprezza concretamente più di ogni altra cosa la mano del mister ex Sassuolo. Un allenatore che a suon di risultati sta zittendo gli scettici (noi compresi) della prima ora.

I primi minuti del match, quelli per intenderci che hanno portato al gol annullato di Immobile per fuorigioco, sono stati per la Roma gli unici di sbandamento nell’intero arco della partita. Una fase di adattamento necessaria a De Rossi e compagni per mettere in pratica i dettami tattici di Di Francesco ed impedire alla Lazio di sviluppare le trame di gioco più familiari. Squadra alta, linee strette, giro-palla per aprire le maglie avversarie e soprattutto una gabbia costruita su misura intorno a Luis Alberto e Milinkovic Savic: sono bastati questi pochi ingredienti per mandare in tilt la macchina di Inzaghi. Poche cose ma fatte bene; niente di trascendentale. L’appena sufficiente per poi affidare le sorti del derby alle individualità di Perotti e soprattutto Nianggolan, ieri sera semplicemente devastante.

Il belga, indemoniato, ha vinto nettamente il confronto con Lucas Leiva che, nella Lazio, aveva il compito di provare ad arginarlo. Non è andato invece in scena il tanto atteso duello con Luis Alberto. Merito di De Rossi che, praticamente schierato a uomo sullo spagnolo, è riuscito lì dove invece Leiva ha fallito. A proposito di individualità, Luis Alberto e Milinkovic-Savic sono stati i grandi assenti nella Lazio in questo derby non riuscendo mai a sottrarsi alla trappola costruita da Di Francesco.

Così come, sempre in ambito individualità, i biancocelesti hanno pagato a caro prezzo la serata no di Bastos. Il disimpegno centrale che ha agevolato il secondo gol della Roma è forse meno grave dello scellerato intervento da rigore (qualche dubbio resta nonostante la moviola) su Kolarov. L’esterno della Roma aveva il pallone sul destro e si stava dirigendo verso De Vrij. Certe partite, quelle che vivono su equilibri sottili, le decidono gli episodi. E siccome grandi giocate ieri non se ne sono viste, certi regali sono un lusso che non ci si può permettere.

Perché sia chiaro, la Roma ha vinto con merito. Ma la Roma non gioca un bel calcio. Resta il fatto però che quella giallorossa è una squadra solida, quadrata; una squadra che concede poco all’avversario e che in questa stagione si è riscoperta cinica. Anche ieri i giallorossi non sono apparsi straordinari; ma più freschi della Lazio si. E senza dubbio più consapevoli di quel che c’era da fare. E questo ha fatto la differenza.

La Lazio ha sbagliato ieri sera la seconda partita della stagione dopo quella all’esordio in campionato con la Spal. Lo ha fatto in primis sopravvalutando l’avversario. L’atteggiamento della squadra di Inzaghi era chiaro: ripetere quanto fatto allo Stadium contro la Juventus ovvero lasciar fare la partita alla Roma per poi colpire in ripartenza. Ma la Roma non è la Juventus. Il che, ieri sera, si è dimostrato un merito. La squadra di Di Francesco si è limitata a tenere la palla senza però mettersi a fare la partita. Tolti i due lampi che hanno portato ai gol giallorossi (il rigore della Lazio nasce invece da un cross tarato male), di occasioni da rete, da una parte e dall’altra, non se ne è vista neanche l’ombra.

Il secondo errore della Lazio è stato dunque, una volta capito l’atteggiamento della Roma, rinunciare a giocare la partita adagiandosi invece allo spartito suonato dai giallorossi. Un errore grave perché di fatto ha lasciato la partita in balia degli episodi. Il terzo errore di Inzaghi, infine, è stato quello di non cercare tempestivamente una soluzione alternativa alla gabbia sapientemente creata da Di Francesco intorno ai due uomini chiave del gioco biancoceleste, Luis Alberto e Milinkovic-Savic. Con le vie centrali, quelle generalmente preferite dalla Lazio per le sue verticalizzazioni, intasate la soluzione poteva essere cercare di sviluppare il gioco sulle fasce. La Lazio ha provato a farlo con convinzione solo quando è stato gettato nella mischia Lukaku. Ma il risultato era già sul 2-0.

Chiosa finale sulle conseguenze da day-after. Il derby di Roma non è una gara che vale semplicemente tre punti. Ha un peso emotivo e psicologico su tutto l’ambiente non certo indifferente. Sia per chi vince che per chi perde. La squdra di Di Francesco lo ha vinto questo derby; inutile aggiungere altro. La patata bollente è invece nelle mani di Simone Inzaghi. Domenica prossima allo Stadio Olimpico arriva la Fiorentina dell’ex (dal dente avvelenato) Pioli. Non il miglior cliente per ritrovare immediatamente tre punti e fiducia. Ma è quando il mare è agitato che si apprezza veramente la grandezza di un timoniere. E non può essere un temporale passeggero a far naufragare un’intera stagione.

Giorgio Catani

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!