2 min readIl ritorno del Tre Fontane

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24 Novembre 2016 Off Di Marco Aurelio Stefanini

Riqualificare l’Urbe. In tempo di totale degrado, con impianti abbandonati e politiche deplorevoli basate sul no a prescindere, fa sempre piacere vedere un qualcosa che va controcorrente. Il pomeriggio trascorso allo Stadio “Tre Fontane” per la sfida di Youth League, la Champions League dei giovani, fra la Roma e gli irlandesi del Cork City è sicuramente un punto d’inizio per la riqualificazione di un impianto storico della capitale che evoca dolci ricordi per moltissimi tifosi giallorossi sulla soglia degli “anta”.

Costruito per le Olimpiadi capitoline del 1960, l’impianto che sorge nei pressi della fermata della metro B “Eur Magliana” è dotato di due tribune da 3.000 posti complessivi e da un terreno di gioco in erba naturale e fondo drenante, omologato per ospitare partite di calcio, rugby e altri sport. Il progetto di recupero e di rilancio dell’area, a firma dell’ Architetto Flavio Vasoli, è stato avviato dall’Associazione Temporanea d’Imprese guidata da Ugo Pambianchi, manager sportivo e CEO della mandataria Profit N.G., e da questa costituita unitamente alla Polisportiva Dabliu (gestita insieme al fratello di Ugo, Andrea), alla Nuova Rugby Roma (di Roberto Barilari) e alla All Volley (di Sergio Ardito).

Fra gli anni sessanta e ottanta era il campo dove si alleva la Roma. Anche quella che si sarebbe poi resa protagonista del ciclo vincente con Liedholm (celebre il murale accanto al campo  con una storica frase dello Svedese, il più vincente allenatore nella storia della Roma “Se la palla ce l’abbiamo noi gli avversari non possono segnare“). Dopo la costruzione di Trigoria l’impianto è rimasto in mano al rugby fino a tempi recenti, quando il Rugby Roma Olimpic è fallito. Visti i lavori di riqualificazione a Campo Testaccio, era inevitabile che la società giallorossa non si interessasse a riprende quello che per molti è stato un vero e proprio tempietto: un luogo di svago, dove andare per incontrare i propri beniamini fra ore di scuola marinate e bugie di ogni tipo ai propri genitori.

Quello che forse è successo anche ieri. Spalti gremiti di tifosi di tutte le età, inclusa una piccola rappresentanza di supporters (presumibilmente parenti dei giocatori) arrivati dall’isola di smeraldo. In tribuna spiccano le presenze di Gianni Di Marzio, Francesco Rocca e posizionati in quella opposta in rappresentanza della società, Federico Balzaretti, Frederic Massara e Tonino Tempestilli. La gara scorre tranquilla, con gli uomini di Alberto De Rossi che cercano di gestire il risultato già acquisito nella gara di andata (1-3, ndr) e gli irlandesi che partono subito aggressivi per provare a ribaltare la situazione. L’unica rete del match arriva verso il 65′ grazie ad un tap-in vincente di Keba Coly, sicuramente uno degli uomini più interessanti di questa primavera campione d’Italia in carica. Al triplice fischio, le squadre salutano i presenti e si dirigono stremati negli spogliatoi.

Con la consapevolezza di aver fatto ritrovare un po’ di spensieratezza a quei tifosi, immersi a ricordare il proprio passare per fuggire dal marasma generale che ormai da troppo tempo accompagna le vicissitudini del tifo romano. Una opportunità riaperta che, se sfruttata, potrà ridare alla Roma un ulteriore legame con una città che negli ultimi tempi è sembrata alquanto distaccata.

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