Questione di mentalità

L’appetito vien mangiando. Nonostante il ko rimediato ieri dal Villareal e le discussioni sullo stadio di Tor di Valle che sembrano far diventare tutto il resto un puro e semplice contorno, per la Roma c’è da festeggiare oggi la qualificazione agli ottavi di finale di Europa League. La sconfitta di misura di ieri è stata anche frutto di quel po’ di distrazione insita e comprensibile dopo il roboante 0-4 dell’andata. Un risultato quello conseguito in casa del Sottomarino giallo che ha mostrato quanto gli uomini di Spalletti siano cresciuti nel corso della stagione riuscendo forse finalmente a trovare quella mentalità vincente tanto ricercata ed universalmente riconosciuta sia dai media capitolini che dallo stesso allenatore giallorosso come arma fondamentale per togliersi qualche soddisfazione a fine stagione.

Un percorso europeo in crescendo quello della Roma che parte però dall’eliminazione ai playoff di Champions League contro il Porto. Una batosta ancora nitida nella mente di tutti. Anche perché sembrava indicativa del fatto che nonostante i buoni piazzamenti in campionato la crescita a livello europeo fosse ancora lontana da venire. Anche in virtù di una serie di fattori che di certo non hanno agevolato negli anni i giallorossi. Come ad esempio un ranking europeo decisamente basso e frutto dei troppi anni d’assenza dall’Europa e che ha costretto i capitolini ad un preliminare duro e ancora prima, nelle fasi a gironi di Champions delle ultime due stagioni, a vedersela con tre dei 10 club più ricchi d’Europa (Bayern Monaco, Manchester City e Barcellona, senza contare il Real Madrid agli scorsi ottavi di finale, poi campione a fine stagione) rimediando spesso brutte figure e batoste piuttosto umilianti. Vuoi per lo squilibrio tecnico-tattico che per la mancanza di mentalità per affrontare un certo tipo di sfide. La gara casalinga contro i portoghesi aveva in un certo senso sfiduciato un po’ tutto l’ambiente. Nonostante la mano di Spalletti la Roma sembrava ancora l’eterna incompiuta. La trasferta del Madrigal però potrebbe essere indicativa di un cambiamento di rotta.

A partire dall’atteggiamento con cui è stata affossata la migliore retroguardia di Spagna. Con un gioco intelligente che ha prodotto 4 reti in trasferta, Spalletti sembra aver trovato gli equilibri giusti anche per affrontare una Coppa da sempre piuttosto snobbata dalle squadre italiane ma che è invece servita da trampolino di lancio per la crescita in Europa a diverse realtà anche piuttosto blasonate. Si pensi a Siviglia e Atletico Madrid, che tramite i successi in Europa League hanno potuto costruire tutto quel che sono oggi. Un percorso difficilmente immaginabile in una realtà caotica come Roma abituata a volere tutto immediatamente senza pensare troppo alla programmazione. Certamente le logiche del business imporrebbero una presenza costante in quello che per definizione è per prestigio il miglior palcoscenico del calcio europeo, la Champions League. Ma per una squadra che ha costantemente dimostrato di necessitare di dover crescere fuori dai confini nazionali, l’Europa League può in fin dei conti risultare più stimolante. Gironi magari giocati a ritmi molto blandi consentono per esempio di poter sperimentare le seconde linee per poi, una volta che si è in gioco, cominciare a fare sul serio.

Con l’uscita di scena di diverse squadra blasonate come il Tottenham, l’Athletic Bilbao o lo Zenit, la Roma può e deve guardare con maggiore interesse questa coppa, approcciandosi con lo stesso spirito della trasferta del Madrigal (e non invece come fatto ieri nel ritorno all’Olimpico). Portare un trofeo a casa potrebbe schiarire le idee definitivamente a mister Spalletti, vero fattore chiave di questa rinascita giallorossa. Di questo cambio di mentalità. Se è vero che l’appetito vien mangiando, la Roma, ancora in corsa su tre fronti, mai come quest’anno sembra avere fame di vittorie. E la voglia di portare a casa almeno un trofeo.

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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