2 min readQuei fischi vergognosi

2 min readQuei fischi vergognosi

17 Novembre 2016 Off Di Federico Pasquazi

Nella notte di San Siro l’Italia di Ventura ha pareggiato una partita difficile contro, seppure giunta a Milano in formazione sperimentale, probabilmente quella che ad oggi può e deve essere considerata la migliore nazionale al mondo. Un risultato strappato giocando a viso aperto, senza arroccarsi in difesa ed anzi impensierendo più di quanto pronosticabile i cugini tedeschi.

Chi ha invece fatto una pessima figura è l’Italia tifosa del calcio. O almeno quella impersonificata a San Siro da un gruppo di irresponsabili che, con tanto di bandiera tricolore dipinta in faccia, ha deciso di rappresentare nel peggior modo possibile il tifo italiano e l’Italia in generale.

Si può fischiare sonoramente un giocatore avversario (ed anche su questo ci sarebbe da ridire), ma non si può, non si deve fischiare l’inno di una nazione. Qualsiasi essa sia. Fischiare poi l’inno della Germania è ancora più senza logica. I tedeschi appartengono alla nostra stessa cultura, amano l’Italia, vengono in vacanza nel nostro Paese, adorano il nostro cibo. Ognuno di noi ha probabilmente un amico tedesco con cui ha condiviso un momento di lavoro, di studio, di svago. Ognuno di noi sa che i tedeschi magari ci criticano, ma ci stimano ed a volte addirittura ci ammirano. Ci ammirano per la nostra creatività, per la nostra cultura, per la nostra inventiva. Fischiare l’inno tedesco è stato un atto di irresponsabilità. Ha significato mancare di rispetto ad un’intera nazione amica. E’ stato un autentico sgarro a chi condivide con noi un progetto di comunione europea.

Bene hanno fatto Buffon e tutti gli azzurri ad applaudire immediatamente seguiti dalla parte sana del tifo italiano. Ma la figuraccia in mondovisione non ce la toglie nessuno. In questi casi sovrastare i fischi con gli applausi è il minimo che si possa fare, ma non può bastare. Ci saremmo sinceramente aspettati che l’episodio fosse stato maggiormente stigmatizzato nella fase dei commenti ed invece si è preferito in genere “volare alto”.

Si dice: “i soliti estremisti”. Seppure il calcio ha sempre scatenato istinti tribali da parte di alcune frange estreme, questi livelli di inciviltà sono comparsi solo negli ultimi anni e non solo in Italia. Restando a casa nostra, eravamo appena reduci di un’altra performance simile verso un’altra nazione sorella, la Francia. A Bari, un paio di mesi fa, i fischi erano partiti contro la Marsigliese, inno simbolo della storia occidentale.

Ce la potremmo cavare con il solito proverbio che si usa in questi casi: “La madre degli stupidi è sempre incinta”. Ma non si tratta purtroppo solo di stupidità. E’ una cultura che non ci appartiene, che si sta facendo strada e che sta provando ad affossare tutti i tentativi di creare un’Europa dei popoli. Ne sanno qualcosa quei ragazzi della “generazione Erasmus” che hanno carissimi amici tedeschi con cui magari stavano guardando insieme la partita e che si sono dovuti vergognare di essere Italiani. Nel lungo periodo non si può che ripartire dalle scuole. Nel breve si deve invece agire in modo drastico: come nel caso dei “Buu” razzisti, si sospende la partita e la prossima volta si gioca a porte chiuse.

Noi nel nostro piccolo ci sentiamo di chiedere scusa al popolo tedesco ed insieme a noi siamo sicuri ci sia la netta maggioranza degli italiani. Uniti per dire di non avere nulla da condividere con chi fischia l’inno di qualsiasi nazione.

Correva l'anno home