Qarabag Agdam: la città fantasma in Champions League

Lo scacchiere geopolitico della Champions League si allarga grazie al Qarabag. Si tratta della prima volta in assoluto nella competizione per una squadra dell’Azerbaigian, Repubblica del Caucaso prima del ’91 appartenente all’Unione Sovietica e, successivamente, resasi indipendente. 9 milioni di abitanti che si disperdono su di una superficie di 86mila chilometri quadrati piena zeppa di giacimenti petroliferi e gas (non a caso il paese viene soprannominato “The land of fire“).

All’interno dell’Azerbaigian c’è una regione, o almeno così alcuni credono/dicono. Fra le questioni internazionali più controverse c’è infatti certamente quella che riguarda il Nagorno Karabakh, terra che dopo la rivoluzione Russa (1917) venne prima inglobata all’interno della Federazione Transcaucasica (formata dalle odierne Armenia, Azerbaigian e Georgia) e successivamente, per volere di Stalin, nel 1920 data all’Azerbaigian (nonostante la popolazione del territorio composta a maggioranza da Armeni) formando così l’Oblast’ Autonoma del Nagorno Karabakh.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, si riaccese il conflitto con gli armeni a contestare la presunta azerificazione del territorio. Dopo mesi di tensioni, un voto del soviet locale fu infine la goccia che fece traboccare il vaso: dopo che il 30 agosto 1991 l’Azerbaigian aveva deciso di lasciare l’Unione Sovietica per formare una repubblica indipendente, il Soviet dell’Alto Karabakh decise di non seguirli e di formare un altro stato. Nel mese di dicembre dopo il referendum confermativo seguirono le prime elezioni politiche e poi il 6 gennaio l’ufficializzazione della nascita della la Repubblica. Il fatto che l’Unione Sovietica non potesse più legiferare, sfavorì l’Azerbaigian. Da lì il via il 31 gennaio ad una sanguinosissima guerra: Nagorno Karabakh e Armenia contro l’Azerbaigian. Un conflitto che terminerà soltanto con l’Accordo di Biškek datato 5 maggio 1994 e dopo aver mietuto circa 30mila morti e fatto contare 80mila feriti, alcune centinaia di migliaia di profughi sia azeri e armeni e diverse città distrutte.

Fra di esse, probabilmente la più nota è Agdam: conquistata nel 1993 dall’esercito armeno e da quello del Nagorno Karabakh, diventò di fatto una roccaforte e punto strategico essendo quasi al confine con l’Azerbaigian. Incessanti bombardamenti rasero al suolo la città e fecero spopolare il territorio (ai tempi contava 60mila abitanti), trasformando Agdam in una vera e propria città fantasma che oggi accoglie solo i resti di qualche edificio e la Moschea che per altro si trova in pessime condizioni. Fra le vittime di quel conflitto, un certo Allahverdi Bagirov: uno di quei nomi che nella Repubblica dell’Azerbaigian contava davvero tanto.

Leader politico del Fronte Popolare dell’Azerbaigian, comandante dell’esercito azero nonché allenatore di calcio del locale Qarabag. Finita la guerra, non tornerà più a casa per allenare la propria squadra, ma in tutta la repubblica azera diventerà eroe nazionale, venendo ricordato più volte con stendardi e striscioni dalla tifoseria locale. Già, locale.

Dopo la guerra fra il ’92 e il ’94, ad Agdam c’è rimasto veramente poco e il club è costretto a spostarsi nella capitale, Baku, dove tutt’ora continua a giocare, dividendosi fra l’Azersun Arena da 5.000 posti per le partite di campionato e il Tofig Bahramov Stadium da 31mila per le sfide europee. I primi anni in esilio portano qualche risultato come l’accoppiata campionato-Coppa dell’Azerbaigian nel ’93 ma verso la fine del millennio inizia la crisi. Nel 2001, però, con l’arrivo del magnate alimentare turco Abdolbari Gozal (successivamente il presidente sarà Tahir Gozal), nasce il sogno Qarabag.

I risultati tornano a migliorare e nel 2008, con l’avvento in panchina di Gurban Gurbanov nascerà un ciclo vincente che avrà il culmine proprio nei nostri giorni: 4 campionati consecutivi (dal 2013-14 ad oggi), 3 coppe nazionali (dal 2014-15) ma soprattutto 3 qualificazioni consecutive ai gironi di Europa League, dopo numerosi tentativi andati a vuoto negli anni precedenti: un raking che cresce (91° posto nella classifica dei club) e un campionato che comincia a destare interesse, facendo registrare un exploit a livello di classifica ranking (dal 26° al 22° posto) inferiore soltanto a quello di Cipro.

Segno indelebile che l’Azerbaigian vuole entrare a pieno regime nel mondo del  calcio? Il fatto che il paese ospiterà alcune gare di Euro 2020 ed attualmente è ancora in lizza per ospitare la finale di Champions League (ballottaggio contro il Wanda Metropolitano dell’Atletico Madrid, club sponsorizzato in passato e legato da alcuni accordi proprio con la repubblica azera) od Europa League del 2019.

E se la nazionale stenta a decollare, c’è il Qarabag a fare la storia. La doppia sfida vinta contro il Copenhagen (1-0 a Baku e sconfitta indolore per 2-1 in Danimarca) ha consegnato la qualificazione ai gironi di Champions League, prima storica per una squadra dell’Azerbaigian. Eroi locali il classe 97′ Mahir Madatov, autore del gol che ha deciso la sfida d’andata, e Dino Ndlovu, attaccante sudafricano che ha azzittito il Parken Stadium al ritorno. Altri stranieri in rosa? Il portiere bosniaco Ibrahim Sehic, il suo vice ucraino Anton Kanibolotskiy, i difensori Jakub Rzezniczak (Polonia) e Ansi Agolli (Albania) e i centrocampisti Michel e Dani Quintana (Spagna), Wilde-Donald Guerrier (Haiti) e Richard Almeida (brasiliano ma naturalizzato, ha anche esordito in nazionale azera). Altri leader della squadra? capitan Rashad Sadygov e Maskim Medved, mentre fra le promesse si segnalano il terzino sinistro Elgün Uluxanov il centrocampista Joshgun Diniyev. 

Un club che trova consensi e simpatie in un po’ tutto il paese, visto anche come simbolo di un’atroce guerra che ha cancellato anni di storia. Lo sviluppo e la rinascita del Nagorno Karabakh passano anche da lì, con la notorietà del Qarabag a farsi sempre più grande. Il sorteggio di Montecarlo, che ha visto il club inserito nel girone C assieme a Chelsea, Atletico Madrid e Roma, è l’apice di un trionfo che ha visto la squadra stessa accolta dal presidente Ilham Aliyev all’indomani della vittoriosa trasferta danese.

La prima storica contro il Chelsea allo Stamford Bridge sarà importante per tantissimi aspetti: una terra vent’anni fa bombardata che si gusta oggi l’ingresso definitivo nel calcio che conta, con una squadra che non ha mai smesso di dare una speranza a tutti i profughi del Nagorno Karabakh. Una sfida anche per chi non c’è più. Come Allahverdi Bagirov.

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv “Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio”.