La pure class di Mohamed Salah

Un egiziano sulle rive del Mersey. Sembra l’inizio di una barzelletta ma non lo è affatto. I 45 milioni di euro versati dal Liverpool alla Roma per assicurarsi le prestazioni di Momo Salah solo ai meno esperti possono sembrare un’esagerazione. A confondere le idee agli inglesi poi ci si era messa la stampa subito pronta la scorsa estate a tirare in causa il poco felice passaggio di Salah al Chelsea. Una macchia che Mohamed ha del tutto ripulito lo scorso fine settimana quando ha messo il suo sigillo nell’1-1 tra Reds e Blues lasciando i suoi ex tifosi a chiedersi se forse dalle parti di Stamford Bridge non siano stati troppo affrettati nel dirgli addio così in fretta.

In primis perché il riccioluto giocatore egiziano venne sacrificato sull’altare in nome di Cuadrado, uno che di lì a breve avrebbe fatto la stessa fine. Poi perché l’esecuzione di Salah è stata oggettiva magia; “pure class” dimostrata anche nel religioso rispetto con il quale il 25enne ha scelto di non esultare. Avrebbe tranquillamente potuto prendersi la sua rivincita nei confronti della squadra che non aveva puntato su di lui. Non l’ha fatto. Chapeau!

Il giorno dopo Liverpool-Chelsea la stampa britannica è tornata in massa ad occuparsi di Salah, chiedendosi (come ha fatto l’Express) stavolta però: “Why is Mohamed Salah better than at Chelsea?”.

Pure Sky Sports ha preso l’argomento affidando al periodista Peter Smith il gravoso compito di delineare in che modo si sia consumata la consacrazione di Momo Salah. La risposta, delineata dall’emittente in questa infografica, è piuttosto semplice: Salah è diventato un cecchino. Uno che riesce a tagliare le difese avversarie come il grissino fa col tonno in una celeberrima pubblicità. In tutta la Premier, finora, sono solo 10 i tentativi da fuori area.

Just 10 of Salah's 49 shots have come from outside the box

Fonte: Sky Sport

Il risultato complessivo, quello che potete leggere in questo pezzo, è sorprendente: rispetto a quel talentino che Abramovich portò via da Basilea nel 2014 per la modica cifra di 11 milioni di sterline, la faccia della medaglia si è capovolta. A Londra c’era Mourinho, e l’ostracismo del tecnico portoghese faceva sì che il povero Momo venisse stabilmente relegato a riserva di Juan Mata. Oltre al trasferimento fisico del giocatore, ecco i primi dubbi: troppo gracilino, acerbo per la Premier, troppo giovane per un salto dal calcio svizzero a quello inglese. E’ stato dunque ceduto alla Fiorentina, principalmente per controbilanciare l’investimento su Cuadrado effettuato a gennaio non certo a prezzo di saldo. Solo che in riva all’Arno Momo Salah ha ritrovato una certa affinità con le incredibili sgroppate sciorinate sui campi svizzeri. Un feeling sufficiente a spingere la Roma nell’estate del 2015 a portarlo a Trigoria per completare il restyling di un reparto offensivo arricchito già con Edin Dzeko. Una trattativa laboriosa che ha portato l’egiziano nella capitale piuttosto che a Torino. Poi il passaggio al Liverpool. Dove quello che oggi fa innamorare la Kop è un Salah maturo come non mai. Dice Peter Smith nella sua analisi:

“The 25-year-old Salah signed by Liverpool

– surely the signing of the summer –

is now a first-class forward.

And he’s showing his doubters what he can do”.

Le annotazioni da fare a proposito sono essenzialmente due: prima, Momo è definito l’acquisto dell’estate. Seconda, è definito un first class forward, un attaccante di prima classe. Del resto, nutrendosi dell’abbraccio di Anfield, Salah è già a quota 10 gol e 3 assist in 13 partite. Un giocatore in media sempre decisivo. O entra sul tabellino alla voce “marcatori” o apparecchia la tavola per i suoi compagni commensali (Firmino su tutti). Statistiche alla mano, sono solo quattro le partite in cui Salha non ha acceso la luce là davanti.

In Champions League, detiene la paternità di quattro sigilli: uno col Siviglia ad Anfield, due contro il Maribor in trasferta e uno nel 3-0 rifilato agli sloveni al ritorno. Pure nei preliminari con l’Hoffenheim Momo Salah aveva messo il suo timbro rompendo a Julian Nagelsmann le uova nel paniere siglando un gol nel 4-2 Liverpool.

“The joint best return

by any new Reds player

alongside another Chelsea old boy,

Daniel Sturridge…”

(che si trova a quota 15 in 20 apparizioni…). Tra i più prolifici attaccanti d’Europa c’è lui, Salah, tanto talento ma decentrato sull’ala e dunque dispendiosamente impegnato nella doppia fase. La poesia si spreca.

“From fast breaks and shots from the edge of the box”

Sembra quasi una cantilena, una filastrocca che risuona nei pub inglesi in occasione di qualche partita. Rituale. La verità, quella a cui ci si deve abituare, è un’altra:

“Salah is literally on fire”

incontenibile, qualità pura concentrata in 175 centimetri di esplosività.

Riprendendo l’infografica relativa alle conclusioni in porta, si nota come quelle rosse siano quelle terminate in fondo al sacco. Solo 9 su 39; una conversion rate non eccelsa. Solo Lukaku, secondo i dati Opta, getta alle ortiche più chances dell’egiziano. Ma il centravanti dello United non fa la doppia fase, perché Mou lo dispensa dal lavoro che invece Klopp obbliga Salah a fare. Non dimentichiamolo. Correre di più spesso significa una minore lucidità. La velocità di Salah non è certo una scoperta; così come non lo è anche la sua straordinaria agilità nella specialità pseudo-olimpica del salto dell’avversario (eccellerebbe, se soltanto venisse accettata dal CIO).

Quello che stupisce è semmai vederlo lì, al top della classifica marcatori, ospite indesiderato al banchetto delle prime punte. Mentre il Tottenham si affida a HurryKane e Mou pende dalle labbra di Lukaku, Guardiola esercita la diarchia Kun-Gabriel Jesus. Ma nessuno ha i numeri di Momo Salah.

“Salah has matured into one of the most exciting, high-class players in the country.

That was far from inevitable during his Chelsea days,

but now, with Liverpool,

Salah’s success seems assured”

Insomma, sono i numeri ad avvalorare quanto detto. Se la matematica è scienza esatta, il bilancio dell’egiziano è questo: 34 gol e 24 assist in 83 partite con la Roma, 20 e 17 in 79 apparizioni col Basilea, 9 e 4 su 26 gare disputate in viola.  Just for you to know, al Liverpool ha messo a segno poco meno della metà delle reti segnate in tutta la sua carriera dipinta di giallorosso. Il problema, semmai, è che ha giocato nemmeno un quarto del minutaggio accumulato nella Capitale. Ma non andate a ricordarglielo: se Momo Salah sapesse che sta per mettere a referto la sua miglior stagione, potrebbe emozionarsi.

Matteo Albanese

Matteo Albanese

Genovese e genoano (pure non in quest'ordine), classe 1997, apprezza particolarmente il calcio minore. Prossimamente in libreria!

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