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“Abbiamo rimesso la Chiesa al centro del villaggio”
Così Rudi Garcia aveva parlato dopo la vittoria nel suo primo derby nel settembre dello scorso anno. Chi si sarebbe mai immaginato che da un anno a quella parte quell’uomo, che era arrivato a Roma come terza scelta (Sabatini aveva già dovuto incassare durante l’estate i no di Allegri e Mazzarri), avrebbe trasformato la squadra in una seria contendente allo scudetto e rivelazione del proprio girone di Champions?

Rudi Garcia
Rudi Garcia

Di Garcia prima del suo arrivo a Roma si sapeva solamente che era l’allenatore del Lille e che era divenuto famoso sul web per una sua strimpellata di chitarra nello spogliatoio della squadra transalpina; lo scetticismo generale aleggiava sulla sua testa e su quella della dirigenza americana dei giallorossi.
Invece il buon Rudi nel giro di un anno, fatto di duro lavoro è riuscito prima a riportare una squadra in costruzione in Champions e ora, grazie anche e soprattutto all’ultimo mercato estivo, inizia a puntare in alto.
Ma andiamo con ordine e vediamo cosa il tecnico ha fatto di concreto per rendere competitiva la Roma.

Come prima cosa, ben visibile a tutti, il nuovo tecnico da quando è arrivato ha dimostrato di aver un piano per tutto e ciò lo si è visto subito con il mercato. Via subito le teste calde come Osvaldo e dentro il talento, giovane o maturo che sia non importa, chi ce l’ha secondo Rudi trova sempre il modo di giocare assieme.
Ed ecco così che nell’estate dello scorso anno, grazie anche agli investimenti del presidente Pallotta che prende la società sotto la sua ala e all’instancabile Walter Sabatini, sbarcano nella capitale Destro, Ljaic, De Sanctis, Benatia, Maicon, Strootman e poi Nainggolan a Gennaio e ultimo ma non per importanza Gervinho.

L’ivoriano è forse il più importante degli acquisti della Roma dello scorso anno, non solo per il grande rendimento che l’ha portato a essere una delle stelle del roster ma perché dal punto di vista simbolico è la chiara rappresentazione del cammino di Garcia nella capitale: arrivati entrambi come seconde scelte sottovalutate da tutta la piazza e divenuti mostri sacri della stessa nel giro di pochissimo.
Le idee del tecnico sono chiare: bisogna avere due valide alternative per ogni ruolo, senza preoccuparsi delle polemiche legate al turnover e all’eventuale esclusione di uno o più giocatori, quello è un problema che spetta al mister risolvere.
Ecco  quindi che dopo lo straordinario secondo posto raggiunto nella passata stagione la società accoglie senza se e senza ma l’invito ad investire dell’allenatore e per un Benatia che parte, pronto a cercare fortuna in un già vincente Bayern,  arrivano gli scalpitanti Keita,Ucan, Sanabria, Ashley Cole, Astori, Emanuelson, Manolas, Yanga-Mbiwa e il colpaccio Iturbe tolto dalle mani della  Juventus.

Due mercati ingenti per una squadra con aspirazioni vincenti e che dovrà sfruttare per intero tutto il potenziale a disposizione. Proprio con questa affermazione ci si rende conto del grande lavoro fatto dall’allenatore francese. Garcia infatti dimostra di essere anche uno straordinario motivatore e nel suo 4-3-3  riesce a dar posto a chiunque usando una filosofia quasi baskettara riconducibile a coach Gregg Popovich dei S. Antonio Spurs: chiunque fa parte dell’organico è indispensabile e verrà il momento giusto per ognuno di essere funzionale alla squadra e di dimostrare di essere all’altezza del compito assegnato dall’allenatore.

Ecco così che entrano in gioco i meccanismi di turnover vincenti con i quali la scorsa stagione abbiamo assistito ad un Mattia Destro che dalla panchina è riuscito ad essere spesso decisivo per i giallorossi e ad  arrivare alla media di un due gol a partita circa.
E lo stesso ragionamento va fatto per Florenzi, vera mina vagante che con Iturbe e Ljaic si gioca il posto di ala d’ attacco e che spesso è la risorsa principale a cui attinge Garcia per dare velocità e gol alla squadra assieme a Gervinho. Molto logico pensare che con il rientro dagli infortuni di Strootman il meccanismo di turnover  elastico toccherà anche ad uno tra Pjanic e Nainggolan, con quest’ultimo più propenso a lasciare il posto all’olandese. Per ultimo va fatto notare l’ultima riprova di come Rudi si sia integrato benissimo a Roma, ed il riferimento non va al suo twit con cui ha annunciato il fidanzamento con la conduttrice di Roma Channel.

Garcia ha reso Francesco Totti, 38 anni e prossimo ai 39, il fulcro dell’attacco giallorosso permettendo al capitano di vivere una seconda, per qualcuno anche terza, giovinezza sportiva che lo ha portato nell’ultima giornata di Champions League a segnare il gol del pareggio contro il Manchester City.
Questo è, in briciole, Rudi Garcia, un allenatore pragmatico e volto a schierare la sua squadra in maniera propositiva e offensiva, capace di dare valore ad ogni uomo della sua squadra e di portare il rispetto alle bandiere, l’allenatore giusto nel posto giusto.

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