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Lo avevamo scritto al termine della festa notturna prolungata a Mosca: dopo il mondiale vinto era auspicabile aspettarsi la stagione del salto definitivo. Veniva annunciata come la stagione che avrebbe portato avanti il movimento calcistico francese. La stagione dai tanti giovani talenti e dall’appeal rinnovato. Non poteva certamente mancare il Paris Saint Germain all’appello, la stella più luminosa del paese, a conclusione di un 2018 che calcisticamente parlando sarebbe stato da incorniciare per la squadra di proprietà degli Al-Khelaifi. Le ingenti cifre immesse nel meccanismo durante le stagioni passate obbligavano a una vittoria concreta che non fosse però la solita monotona Ligue 1 (dal 2013 esclusivo appannaggio dei parigini, eccezion fatta per il successo estemporaneo e irripetibile del Monaco nel 2016/17).

Paris Saint Germain
Fonte: France24.com

Il Paris Saint Germain c’è cascato (di nuovo)

In quel Monaco giocava Kylian Mbappé, uno di quelli per cui il 2018/19 sarebbe dovuto esser l’anno della svolta, la conferma dopo un Mondiale effervescente e strabiliante. Tutto era sapientemente mescolato: in panchina un giovane ma esperto Thomas Tuchel, da molti definito l’erede di Jurgen Klopp, in campo l’ossatura dell’annata precedente con delle aggiunte di spessore tra cui il nostro Buffon, Juan Bernat, Thilo Kehrer e Choupo-Moting. Inoltre una serie di giovani annacquava il mix: l’ex Crotone Diaby, Colin Dagba, Stanley Nsoki, Christopher Nkunku e Timothy Weah, figlio d’arte. Proprio questi due erano andati a segno nella Supercoppa di agosto contro il Monaco, prima uscita ufficiale per i parigini, abbagliante presupposto di un futuro roseo e replicabile. Se il buongiorno si vede dal mattino, lungo la Senna sembrò esserci una nuova era, piena di giovani e di speranze. Il girone di Champions metteva subito di fronte durissimi incroci contro Napoli, Liverpool e Stella Rossa, ma l’ottava stagione qatariota in casa PSG fu vista come quella che avrebbe proiettato finalmente a livello europeo oltre la maledizione chiamata Champions. A quasi nove mesi da allora, però, le cose sembrano essere andate in maniera completamente diversa.

La stagione che si sta per concludere verrà ricordata forse come la peggiore tra quelle abbeverate dai petroldollari del Qatar, quasi quanto la prima, in cui il campionato andò al Montpellier. Stavolta la Ligue 1 c’è stato, monotona esibizione di un trionfalismo quasi routinario: a mancare è tutto il resto, in una Ligue 1 che non offre più spunti in termini di lotta al titolo. Sicuramente c’è del materiale a livello di singoli e talenti, essendo comunque il paese campione del mondo in carica, ma fin dalla prima giornata non c’è grande varietà per quanto riguarda i risultati.

Paris Saint Germain
Fonte: Eurosport

Paris Saint Germain, una mezza stagione ok

Il +16 attuale in classifica a tre giornate dal termine non è neanche così veritiero, complice la presa letteralmente mollata dai parigini nelle ultime giornate inclusa una bruttissima sconfitta a Lille – contro la seconda della classe – per 5 a 1. Nel mezzo c’è ancora lotta su due fronti: lotta al terzo posto, col serratissimo derby fra Lione e Saint Etienne, e lotta salvezza, dove il Guingamp sembra spacciato ma invece Dijon e Caen sono ancora in lizza, col Monaco e l’Amiens ancora non matematicamente tranquilli. Tutto questo però non basta di fronte all’impotenza di tutto il movimento a fronte del PSG: la frittata è fatta, metaforicamente parlando. E niente sembra attualmente in grado di poterla rigirare.

Ad inizio anno gli esperimenti di Tuchel in materia di giovani facevano sperare: qualche incertezza che avrebbe potuto rinnovare l’appeal mediatico nonché, qualora le cose fossero andate male, riaprire un qualche barlume d’incertezza. Ne è venuto fuori invece un campionato giocato ai limiti della superficialità e vinto per superiorità manifesta ma in compenso nelle coppe c’è stato da discutere. Fra gennaio e il 3 aprile tre sfide secche ai limiti dell’impronosticabile: ai quarti di Coppa di Lega col Guingamp, che ha vinto con due rigori in rimonta dopo aver sofferto la maggior parte del tempo (formazione rimaneggiata ma non troppo, le facce di Neymar e Mbappé nel finale sono tutto un programma), il 2-0 di Old Trafford sul Manchester United, che rappresenta probabilmente una delle migliori prestazioni europee nella storia del club.

Paris Saint Germain
Fonte: France24.com

Paris Saint Germain, un pessimo finale di stagione

La gestione del ritorno in Francia, invece, probabilmente è uno dei punti più neri: pronti vita e nella prima mezz’ora si sta sul 2-1 per i Red Devils, con la complicità di un Buffon dal rendimento oltremodo altalenante. Basterebbe tenere qualche minuto in più ma al 94′ il rigore di Rashford – primo calciato nella massima competizione europea dal classe ’97 – condanna il Paris alla terza eliminazione agli ottavi consecutiva. Perseverare è inoltre diabolico: a fine aprile arriva il tris con la semifinale di Coppa di Francia col Rennes, 2-2 in rimonta e calci di rigore nei quali segnano tutti tranne Nkunku, che aveva trovato la prima marcatura in Supercoppa. Simbolo del momento anche l’espulsione di Mbappé, 30 gol stagionali, all’ultimo minuto dei regolamentari. L’ultimo schiaffo alla stagione del PSG, a detta di tutti oltremodo fallimentare.

In attesa di capire come si muoveranno in società, le riflessioni da fare sono le medesime che troviamo dalle nostre parti: un sistema calcio costruito su un’unica squadra nettamente più forte delle altre lasciando le briciole alla spettacolarità. L’assioma “campionato poco competitivo=competitività europea mediocreè presto fatto ed è durissima smentirlo: serve un competitor credibile e in grado di dire la sua. Il lavoro fin qui non basta, serve un ulteriore scatto che non può dipendere esclusivamente dal PSG. Unico modo per continuare a tenere i campioni che hanno indossato la maglia sotto la Torre Eiffel negli ultimi anni.

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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