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Torrida estate di dodici anni fa, alle pendici del Vesuvio. Una città in festa accoglie la massima serie, la A, dopo sei anni d’assenza e una Serie B il cui trono fu condiviso con gemellati (Genoa) e acerrimi nemici (Juventus). Sono tanti sei anni, 2190 giorni, ma sono pochi nel momento in cui ci si saluta. Le strade prendono direttive opposte, le scelte pecuniarie o societarie impongono riflessioni e così quel momento d’innegabile soddisfazione – il ritorno tra i grandi del calcio italiano – oggi lascia un retrogusto amaro. Erano i giorni in cui il Brescia di Eugenio Corioni lasciava Marek Hamsik al Napoli, un 20enne slovacco originario di Banska Bystrica e cresciuto dalle rive del fiume Hron. Allora non v’erano creste, Marekiaro, fasce da capitano. Pure il quartiere Posillipo assumeva sembianze differenti da quelle odierne. Il palmarès del Napoli non era lo stesso di oggi, e proprio grazie a quel centrocampista così promettente oggi vanta un trofeo nuovo, roba da rinverdire la stagione 1989/90. Roba da record, primato per presenze e assist con la maglia partenopea. Roba da favole, che solo i soldi hanno spezzato – parafrasando un film di Carlo Verdone, “l’amore è eterno finché dura” – e conseguentemente hanno tolto Hamsik a Napoli e il Napoli a Hamsik.

Hamsik
Fonte: repstatic.it

Hamsik: la Cina è vicina

In estate, quasi a premonizione del trasferimento avvenuto sei mesi dopo, lo Shandong Luneng presentò a De Laurentiis una proposta e a Marek Hamsik un contratto multimilionario. Dietro a quel rifiuto fu scritto tanto, ma pare che alla base vi fosse la fiscalità del patron azzurro circa le cifre del trasferimento. Il tempo per pensare all’accettar o meno una proposta dalla Cina è stato dilatato poi all’infortunio in Napoli-Inter, il 27 dicembre scorso, che ha provocato una distrazione muscolare alla coscia destra del numero 17. Così il 2 gennaio Martin Petras, l’agente di Hamsik, non parlava soltanto dei tempi di recupero del suo assistito bensì commentava voci di mercato ai tempi poco plausibili. E infatti: «I giornalisti si divertiranno come ogni anno, ma lui ha ribadito ancora una volta che vuole restare, vuole vincere qualcosa con il Napoli. Il suo contratto scade nel 2020 e ha un altro anno d’opzione, se rinnoverà chiuderà la carriera al Napoli e poi vorrebbe fare l’ultimo anno allo Slovan Bratislava. Può giocare almeno quattro anni ad alti livelli».

A interromper la tranquillità e la calma piatta di un mercato concluso senza alcun movimento, in entrata né in uscita, ci pensò – il 2 febbraio – un’indiscrezione che vedeva le due parti improvvisamente riavvicinatesi. Hamsik voleva la Cina, la Cina (ovvero, il Dalian Yifang) voleva Hamsik. Fu chiaro Ancelotti, nel post gara di Napoli-Sampdoria: «La trattativa c’è e credo che ci sia l’intenzione del calciatore di andare lì o quantomeno di valutare la loro offerta. Abbiamo grande rispetto di Marek, che ha fatto la storia di questo club, se ha l’esigenza di fare questa scelta la società ed io siamo pronti ad accontentarlo». Terremoto, di dimensioni apocalittiche: 18 milioni cash e due di bonus al club, un triennale da 9 milioni annui al calciatore. Dodici anni improvvisamente interrotti da uno stipendio astronomico, potere della pecunia.

Hamsik
Fonte: LaPresse, Napoli-Sampdoria

Hamsik resta a Napoli

Tutto è fatto, è tempo di saluti e lo stesso Hamsik organizza il trasloco. Dura fare i bagagli, spostarsi a est laddove né Vesuvio né pizza alimentano la familiarità col luogo. Tuttavia il 6 febbraio sorge un intoppo, una frenata, un comunicato scritto dal Napoli su Twitter, di getto, a interromper bruscamente la trattativa: «Il Calcio Napoli ha deciso di soprassedere alla cessione di Marek Hamsik ai cinesi poiché le modalità di pagamento della cifra pattuita non collimano con gli accordi precedentemente raggiunti #ForzaNapoliSempre». Clima di gelo. Ci si appiglia a tutto, perfino alla generalizzazione «cinesi», mix di poca professionalità e profondo sdegno. Cala il gelo, pare che De Laurentiis volesse un’unica soluzione mentre il club asiatico propendesse per aggirare la luxury tax imposta dal governo. Pagando 20 milioni subito il Dalian Yifang avrebbe dovuto corrisponderne sei in tasse, quindi sarebbe stato proposto al Napoli un prestito di 5 milioni e tre rate dilazionate.

Secondo La Gazzetta dello Sport, la frenata sarebbe legata al capodanno cinese e dunque alla festività accompagnata dal periodo di chiusura delle banche. Di certo c’è che la situazione giunge a picchi per certi versi assurdi: Hamsik non si presenta all’allenamento dei 7 febbraio, ma le mediazioni continuano e la sera stessa è pronto un nuovo piano. De Laurentiis non si muove da una cessione a titolo definitivo, Marek smonta le valigie sognando la Cina. Viene congelato di fatto fino a lunedì 11 febbraio, salta la trasferta di Firenze, ma la trattativa prosegue. Improvvisamente, ecco l’accordo: visite mediche fissare la settimana successiva a Madrid.

Hamsik
Fonte: Radio Marte

La fine della telenovela Hamsik

Quando anche l’ostacolo rateale sembra oltrepassato, sorge un nuovo ostacolo sulla via di una positiva soluzione a questo ingarbugliato trasferimento. Si parla di problemi legati alle transazioni, parole non meglio specificate che possono far sottintendere ogni cosa, compreso un dietrofront. Hamsik vive quei momenti con incredibile attesa: «Mi dispiace andar via senza aver salutato i tifosi, senza aver fatto un giro di campo, senza un messaggio. Ma finché non è tutto definito non avrebbe senso farlo». Più previdente era stato Ancelotti: «Io l’ho salutato giovedì, non lo vedo da allora. Magari lo rivedrò domattina, non so».

Sono le prime ore del mattino, l’11 febbraio, lo stesso mattino che proverbialmente ha l’oro in bocca. La sveglia suona presto, al ritmo di conferme: la trattativa sta per andare in porto. Già si ipotizza la collocazione in campo per Marek Hamsik, ormai ufficiosamente ex azzurro e prossimo compagno di squadra dell’ex Atlético Madrid Yannick Ferreira Carrasco, che il 26 febbraio 2018 aveva scelto la Cina come sua successiva tappa. Tra l’altro De Laurentiis avrebbe pure parlato di cinema, visto l’interesse del Dalian pure per l’ambiente della Filmauro. Fatta, l’ufficialità è a breve giro di posta, data ormai cinque giorni fa. C’era da attendere comunque, mai dar nulla per scontato. La lezione che questo affare ci ha insegnato, e che indissolubilmente resterà tra i ricordi più curiosi di una sessione di mercato per certi versi tranquilla.

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