Il nuovo stadio dell'AEK, un sogno che si realizza

Il nuovo stadio dell'AEK, un sogno che si realizza

20 Dicembre 2019 Off Di Matteo Albanese

Fino al 1979 lo stadio dell’AEK, il Nikos Goumas, aveva la forma di un ferro di cavallo. Fu Loukas Barlos a rendere l’impianto più moderno, facendo del Goumas il primo grande stadio di proprietà in Grecia, oltre che un modello per il resto d’Europa balcanica. Così quell’impianto, che aveva una valenza fondamentale perché fu edificato nel 1930 sul terreno che la città di Atene aveva donato nel 1926 ai rifugiati di Costantinopoli cosicché potessero giocare a calcio, ha sempre mantenuto su di sé un’aura storica importante. Simbolo dell’AEK, è stato però demolito nel 2003 di fronte a rosee prospettive di un impianto più moderno. Così, per evitare di crearlo ex novo, l’idea dell’allora presidente giallonero Giannis Granitsas fu quella di far crollare il Goumas per edificarvi sopra un nuovo stadio che sorgesse sempre sul medesimo terreno. L’idea di un passaggio di consegne fece breccia nel cuore dei tifosi, cui chiaramente la storia e l’appellativo di rifugiati non sono affatto d’impiccio: così ο δικέφαλος αετός, l’Aquila bicipite simbolo dell’AEK e identificazione araldica della dinastia dei Paleologo nella Bisanzio che fu, poté mantenere il suo legame con la storia.

La demolizione avvenne nel 2003, e già nel 2005 si prevedeva di costruire uno stadio che però a conti fatti non fu mai fatto. Passarono gli anni, diverse vicissitudini ne impedirono l’ottenimento dei permessi, tra cui l’appello al Consiglio di Stato greco e la protesta di alcuni cittadini abitanti città circostanti: addirittura fu messa in discussione la possibilità di costruire in quella zona, visti gli appelli al Ministero dell’Agricoltura affinché stoppasse i progetti per presunte incongruenze con le normative forestali vigenti. Così nel frattempo, senza più Nikos Goumas, l’AEK ha dovuto traslocare allo Spyros Louis, lo stadio Olimpico di Atene, che però non è mai stato veramente il nido dell’Aquila. Forse pure perché intitolato a Spyridon Louis, primo vincitore della maratona moderna nelle Olimpiadi del 1896. Dunque, tra le controverse ali progettate dall’architetto Calatrava, l’AEK si trovò a giocare pure separato dal suo pubblico per via della pista d’atletica (inaugurata anch’essa l’8 settembre 1892 alla presenza del capo di stato Kostantinos Karamanlis). Nel 2004 l’OAKA fu ristrutturato, nel 2018 l’AEK vi ha festeggiato il campionato vinto – il dodicesimo, dopo quello del 1994 – sperando che fosse l’ultimo vissuto all’Ολυμπιακό Στάδιο.


Hagia Sophia
Fonte: AEK Atene

Il Nikos Goumas, la prima casa

La tribuna a due piani del Nikos Goumas, con capienza di circa 25milamila persone, possedeva uno spazio chiamato σκεπαστή (“coperto”) dove si radunavano i tifosi più caldi dell’AEK. Formalmente si chiamava solo “stadio” (Γήπεδο) e solo negli anni Novanta ottenne il suo nome devoto al presidente del club tra 1957 e 1963. Il Nikos Goumas fu inaugurato solennemente nel 1930 in una cerimonia cui prese parte pure l’allora primo ministro Eleftherios Venizelos: il lotto di terreno sul quale sorge è lo stesso che Kostantinos Spanoulis – giornalista, esponente del Partito Liberale e primo presidente dell’AEK – acquistò nel 1926 per dare un campo alla sua neonata squadra. Inizialmente fu un campo d’allenamento, solo dal 1930 con la costruzione del Nikos Goumas divenne un impianto vero e proprio. Tuttavia, il momento di massimo splendore fu vissuto a partire dal 1979, con la ristrutturazione voluta da Goumas, al termine della quale l’AEK si dotava di una casa avveniristica. Con 35mila posti, era l’impianto più capiente dell’intera Grecia. La stampa ellenica rimase sconvolta dal restyling, tanto da elogiarne lo stile unico. In ogni caso, nel 1988 la capienza fu ridotta (forse per motivi di sicurezza) e passò a 24mila posti.

Alle 14:56 del 7 settembre 1999 però un violento terremoto investì l’intera Attica danneggiando Atene. Ebbe il suo epicentro sul Monte Parnitha e si tratta del più sanguinoso disastro naturale degli ultimi 50 anni in Grecia. Portò con sé 143 vittime. Se fortunatamente l’Acropoli non fu danneggiata, il Nikos Goumas patì violentemente e come detto Giannis Granitsas firmò le carte di una sua demolizione. Così pareva che inizialmente l’AEK – che tuttora possiede le concessioni per fabbricare sul terreno dove sorgeva il Goumas – dovesse spostarsi. Demis Nikolaidis nel 2007 aveva già pronto il progetto per uno stadio ad Ano Liosia, un Neos Nikos Goumas che secondo alcune fonti si sarebbe chiamato LG Stadium cedendo così i diritti di naming. L’idea di trasferirsi a nord-ovest non piaceva però all’Original 21, il principale gruppo di tifosi organizzati gialloneri, che fece sentire il suo disappunto portando al naufragio della suggestione. Volevano che l’AEK tornasse a casa, a Nea Filadelfia.


New AEK stadium
Fonte: AEK Atene

L’Agia Sofia, il sogno realizzato

Costerà 65 milioni, in tre tranches: la prima di 25,9, la seconda di 20 e la terza di 14,6. La Regione Attica contribuirà stanziando una cifra sui 20 milioni, mentre la restante parte sarà appannaggio della “Δικέφαλος 1924 Α.Ε.“, una fondazione nata con lo scopo di finanziare il nuovo stadio, che tra i padri promotori ha Melissianidis – presidente del club – e altri 15 soci. Il nuovo stadio ha già le idee chiare, con mura imponenti a ricordare i bastioni e le fortificazioni di Costantinopoli: sarà premiato con 4 stelle Uefa e nelle intenzioni iniziali riqualificherà l’intera zona. “Vogliamo costruire uno stadio che non porti gente per due ore la domenica, ma che riempia Nea Filadelfia sette giorni su sette” annunciò l’attuale presidente dell’AEK, spiegando altresì di voler onorare la storia dedicando uno spazio dello stadio all’edificazione di un museo sui rifugiati.

La costruzione dell’Hagia Sophia è cominciata a furor di popolo, dato che l’AEK ha ideato il sito internet www.agiasofia.today in modo da fornire una live cam in svariate ore del giorno. Chiunque, da qualsiasi parte del mondo, può ammirare in diretta i lavori cominciati ufficialmente il 28 luglio 2017, con una prima fase di scavi – durata di circa 5 mesi – per gettare le fondamenta del nuovo impianto alla presenza di svariati bulldozer e di trenta tifosi sempre in costante rappresentanza nel luogo. Il 5 dicembre fu persino battuta la tabella di marcia e la prima fase si concluse prima del previsto anche grazie al caldo ottobre, alleato dei lavori. A dicembre le prime colate di cemento hanno fatto la loro comparsa, inaugurando circa 14 mesi di lavori che potranno però subire una piccola proroga. Poco male per chi aspettava l’inaugurazione di un nuovo stadio dall’estate 2004, no?


Building of Hagia Sophia
Fonte: AEK Atene

Agia Sofia, non solo uno stadio

Nella presentazione del 6 novembre 2013, il video mostra una lunga serie di elementi in addizione al semplice stadio. Ci sarà ad esempio una piccola chiesa dedicata al santo bizantino Hosios Loukas, scelto per via del nome coincidente con quello di Loukas Barlos, presidente dell’AEK tra 1974 e 1981 nonché benefattore del club ateniese. Si mormora che Barlos tifasse per l’Aris Salonicco in gioventù, essendo proprio nato nell’ex Tessalonica, e che si fosse convertito ai gialloneri dopo aver provato senza successo a entrare nella dirigenza degli altri gialloneri di Macedonia. Sebbene l’AEK non fosse la sua prima scelta, Barlos non fece uso di parsimonia: dopo il titolo vinto nel 1971 l’AEK aveva venduto molti dei migliori calciatori, dunque il presidente spese ingenti somme per innovare il club in modo da renderlo competitivo. In breve tempo arrivarono ad Atene il mister cecoslovacco Frantisek Fadrhonc e calciatori di primissimo piano (Christos Ardizoglou, Giorgos Skrekis, Giorgios Dedes, i tedeschi Walter Wagner e Timo Zahnleiter), seguiti nell’estate 1976 da ulteriori pezzi grossi come Thomas Mavros, Takis Nikoloudis e Nikos Christidis. Con gli acquisti poi di Dušan Bajević e Milton Viera sarebbe stato creato l’AEK più forte di sempre, capace di vincere due campionati in fila e qualificarsi per le semifinali di Coppa UEFA 1976/77. Tre anni dopo sarebbe finita l’era Barlos, ma all’indimenticato presidente è sempre stato riconosciuto lo slancio decisivo per rendere grande l’AEK.

L’Hagia Sophia sarà un unicum di cultura e storia, estese in senso lato e non solo calcistico: il complesso comprenderà una barberia, un calzolaio e un bar tradizionale, una boutique del club affiancata da un museo dedicato all’AEK e alla sua storia. Le 30 gates dello stadio prenderanno i nomi in prestito da città ellenistiche orientali, ad eccezion della numero 21 che resterà dedicata ai tifosi. Le facilities comprenderanno un bagno turco, un’area relax, un ristorante con vista panoramica, svariate suites, una sala conferenze e una sala dedicata ad Aristotele Onassis. Nessuno sta più nella pelle, il sogno chiamato Στάδιο Αγιά Σοφιά è finalmente cominciato (anzi, è quasi completato). E naturalmente, per tutte le ragioni che avete appena letto, non è solo uno stadio.

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