Niente di nuovo sul fronte croato

Difficilmente il complesso mondo del calcio croato riesce a far parlare di se per avvenimenti che si limitano al calcio giocato. E quanto sta accadendo a Zagabria nelle ultime settimane non fa che confermare questa tradizione. Leggiamo infatti che l’allenatore della Dinamo Zagabria, Mario Cvitanovic, ex difensore tra l’altro di Verona, Genoa, Venezia e Napoli, nelle scorse settimane è stato aggredito sotto casa a tarda notte mentre tornava dalla vittoriosa (6-0) trasferta di coppa contro il Borac Imbriovec, squadra della regione di Koprivnica e Križevci sita al confine con l’Ungheria.

Cvitanovic è stato letteralmente preso a mazzate dai suoi aggressori, due giovani non ancora identificati, riportando varie lesioni tra cui una frattura alla mano. Pensare ad un episodio legato ai risultati della Dinamo risulta davvero difficile considerato che la squadra di Zagabria si trova, imbattuta, in vetta alla classifica ed a +4 sul Rijeka. Più semplice invece il collegamento con i fatti che un paio di mesi fa hanno coinvolto Zdravko Mamic, ex Presidente della Dinamo. Anche perché tutto il movimento calcistico croato (e le azioni che i ragazzi dei gruppi della Dinamo Zagabria) gira un po’ attorno all’eminenza grigia del calcio croato.

Un odio viscerale quello fra il dirigente croato, vicino anche all’ex presidente croato Tudman, e i Bad Blue Boys, il principale gruppo ultras della Dinamo (si, proprio gli stessi di quel Dinamo Zagabria-Stella Rossa) che trova le sue fondamenta in una serie di controverse iniziative, più o meno (soprattutto meno) lecite intraprese negli anni da Mamic.

Tutto inizia dalla Croatia Zagabria

Il primo evento controverso che porta Zdravko Mamic alla ribalta è il fallimento della Croatia Zagabria ovvero di quella che un tempo era la vecchia Dinamo; appellativo che, dopo l’indipendenza della Croazia, venne accantonato per segnare una rottura definitiva con il comunismo. La società era piena di debiti e così a Mamic viene una brillante idea: fondarne una nuova. Ovviamente la chiama Dinamo Zagabria. Vi trasferisce giocatori e trofei del Croatia ma non i debiti. L’epilogo è scontato ed i Bad Blue Boys non è che la prendano benissimo. Ma non è un grosso problema. Una blacklist di circa 2.000 tifosi non graditi lascia a lungo deserta la curva del Maksimir senza che nessuno possa fare niente.

Non finisce qui. Nonostante il club nasca come un’associazione di cittadini e nonostante possa avvalersi di sovvenzioni pubbliche grazie agli intrallazzi di Mamic, la Dinamo è in realtà una società privata saldamente nelle mani del buon Zdravko che esercita il potere decisionale a proprio piacimento. La cosa, neanche a dirlo, non piace ai Bad Blue Boys. Sembra invece non creare problemi allo Stato che avalla la situazione e continua a non tassare il club. Nonostante le plusvalenze milionarie generate dalle cessioni.

Quella della gestione dei cartellini dei giocatori è un’altra faccenda dove, a volerla dire tutta, si ripropone con forza la questione del conflitto di interessi. Quelli dei giocatori della Dinamo sonno infatti gestiti dall’ASA international, agenzia diretta dal figlio di Mamic. Non è così raro trovare clausole stravaganti che finiscono per sottrarre denaro alla Dinamo che, comunque, vive nel frattempo grazie alle sovvenzioni statali. Tra tutti ha fatto scalpore l’accordo stipulato con Modric che prevederebbe una clausola che garantisce il riversamento 20% dello stipendio del centrocampista croato direttamente nelle tasche di Mamic finché il talento del Real continuerà a giocare a calcio. Sembra per altro che accordi simili siano stati stipulati anche con Mandzukic, Kovacic e Lovren.

Sempre per rimanere in tema di conflitto di interessi, come non parlare poi dell’acquisto nel 2006 della Lokomotiv Zagabria, squadra relegata all’epoca nelle serie inferiori e che nel tempo è diventata un’autentica squadra-cuscinetto dove far crescere i talenti della scuola Dinamo? Sei punti assicurati a campionato e tanti giocatori piazzati in prestito qua e la che poi tornano all’ovile garantendo un dominio incontrastato in campionato e ricche plusvalenze.

Le mani sulla Federazione ed il tentato omicidio

Il colpo grosso a Zdravko Mamic riesce però probabilmente nel 2012 quando arriva la nomina di “Primo vicepresidente” della federazione croata. E’ il placet quasi definitivo alla gestione torbida dei suoi affari. Che Mamic sia padrone indiscusso del calcio croato viene poi chiarito una volta per tutte con la nomina a capo della federazione di un suo protetto: Davor Suker.

La passione anti-Mamic inizia ad essere condivisa un po’ in tutto il Paese. Da Spalato fino ai confini a nord, tutti si schierano contro il padrone del calcio croato. Utilizzando le partite della Nazionale per dimostrare il proprio dissenso. Ricordate ad esempio la miriade di fumogeni lanciati in campo durante Italia-Croazia valida per le qualificazioni ad Euro 2016? Ecco, in quell’occasione Zdravko Mamic ha avuto il grande merito di riuscire ad unire gli ultras dell’Hajduk e della Dinamo, da sempre nemici storici. Per non parlare poi della svastica apparsa sul campo di Spalato in occasione del match di ritorno sempre tra la nostra Nazionale e quella croata. Di certo non una casualità.

Il clima di esasperazione nei confronti di Zdravko Mamic è tale che qualche mese fa (precisamente il 22 agosto) il controverso personaggio è stato oggetto di un attentato. Mentre si trovava in Bosnia per visitare la tomba del padre, Mamic è stato aggredito e gambizzato (senza però portare conseguenze gravi) da (pare) alcuni tifosi della Dinamo. Tentato omicidio hanno scritto i media.

Azioni dimostrative, spari e bastoni; qualsiasi cosa pur di mostrare il proprio dissenso nei confronti di una delle figure più controverse del calcio croato e, forse, mondiale. Azioni assolutamente deprecabili ma che evidenziano una certa regolarità e coerenza che sarebbe il caso di non sottovalutare. Perché quel che è certo e che non vi sarà pace finché la Croazia dovrà portare sulle spalle il fardello Zdravko Mamic.

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".