In fondo è meglio così

Ma si, in fondo è meglio così. E’ meglio perché non dovremo passare un mese a fingerci esperti di geografia; fini conoscitori delle conformazioni morfologiche dei meandri più nascosti della Russia e di quanto queste possano incidere sul rendimento della squadra; di quanto i diversi fusi possano impattare sulla condizione psico-fisica di un giocatore tenuto conto dell’effetto del jet lag. Niente disquisizioni su chi ha mezzora in più o in meno per recuperare dalle fatiche del match precedente o su chi dovrà sorbirsi o non ore di trasferimenti in aereo per raggiungere città dal nome onestamente impronunciabile.

E’ meglio perché non avremo problemi a programmare i weekend al mare. Anzi, quelli che fanno le ferie tra giugno e luglio potranno prenotare aerei, traghetti ed alberghi con largo anticipo senza dover consultare il tabellone e fare cervellotici ragionamenti sui possibili incastri che potrebbero generarsi dagli ottavi in poi.

In fondo è meglio così perché non avremo l’impasse di decidere a casa di chi organizzare quei raduni oceanici che generalmente si creano per vedere le partite della Nazionale. Niente chi porta cosa o chi mangia che; niente dilemma Rai o Sky. Che poi diciamocela tutta: si sarebbe trattato di scegliere il male minore. Perché anche i preamboli di Caressa, tanto belli quanto spontanei ai tempi di Germania 2006, ormai sono così costruiti e noiosi che prosciugano qualsiasi entusiasmo prima ancora del fischio di inizio.

E’ meglio perché non avremo a che fare con la delusione di ritrovarsi davanti a televisori spacciati dal padrone di casa per 50 pollici e poi grandi quanto la Gioconda. E’ meglio perché fortunatamente ci risparmieremo gente mascherata da tricolore già dalla prima giornata del girone e ci risparmieremo la canonica battuta di fantozziana memoria nel momento in cui qualcuno farà palo.

Ci risparmieremo improbabili ed insopportabili conversazioni con quelli che, siccome fa tanto radical chic, ti dicono che loro tifano solo la Nazionale. E mentre te lo dicono fanno montare in te sempre più forte la voglia di trasformarti in uno Spada qualunque e smontargli il setto nasale con una capocciata. Perché non puoi veramente amare il calcio fino in fondo se non hai mai imprecato quando il campionato si ferma per le soste della Nazionale. Quella di settembre dopo le prime due giornate di Serie A è poi veramente inconcepibile. E’ sempre un duro colpo al cuore. La Nazionale è bella perché una volta ogni due anni dovrebbe riempire il vuoto tra la fine di una stagione e l’inizio dell’altra. Dovrebbe, per l’appunto.

Comunque no, quelli che dicono che loro tifano solo la Nazionale non ci mancheranno per niente. Anzi, un consiglio: diffidate sempre da questa gente qui. Specialmente se appartiene all’emisfero maschile.

E’ meglio perché non dovremo vivere novanta minuti a confrontarci con quelli che si spacciano fini conoscitori del pallone snocciolando statistiche, probabilmente inventate, anche sull’ultimo panchinaro del Senegal; ed è meglio perché non dovremo resistere alla voglia di mandare a cagare l’amico (spesso l’amico di qualcun altro) che se la prende con la presunta inutilità dei Florenzi ed i Parolo di turno solo perché non hanno la foga ignorante di un Gattuso od il lampo di genio di un Pirlo. Inutile cercare di intavolare discussioni tattiche sull’importanza dell’equilibrio in una squadra e sul fatto che un gregario sia prezioso tanto quanto, se non di più, di un fuoriclasse. E’ vero, siamo tutti allenatori. Ma alcuni lo sono indubbiamente meno. Tipo quelli che si presentano al Bernabeu con il 4-2-4.

Non dovremo preoccuparci di giustificare figure barbine contro nazionali che a stento sanno cosa sia un pallone. Non dovremo cercare di districare l’amletico dubbio che, da sempre, sfascia anche le migliori famiglie: cosa differenzia un campione, un fuoriclasse ed un buon giocatore? Per non parlare poi dell’altro grande mistero che avvolge Coverciano: perché i bomber delle squadre di club non vedono praticamente mai la porta in Nazionale?

Insomma, ci aspetta un’estate libera da ogni pressione e preoccupazione. E’ sicuramente meglio così. E beato chi ci crede.

Giorgio Catani

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!