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Con l’eliminazione dalla Coppa Italia la stagione calcistica della Roma si avvia verso la sua conclusione. A otto giornate dal termine, la sensazione in casa giallorossa è quella di aver perso l’ennesima occasione. La rosa è forte ma forse incompleta; forse non gestita sufficientemente bene nei momenti topici della stagione. Giocatori spremuti fino all’osso che nel mese di marzo non sono stati in grado di reggere il passo con ben sconfitte di fila (Lazio, Lione, Napoli) che di fatto hanno decretato l’uscita dalle coppe i giallorossi e rimesso in palio il secondo posto in campionato. Quel secondo posto che assicurerebbe i soldi della Champions. Soldi utili per fare meno i conti della serva durante la sessione di mercato estiva e cercare dunque di evitare gli errori compiuti nelle stagioni precedenti. Resta infatti l’impressione che Sabatini non sia stato in grado di completare totalmente la squadra. Dopo un periodo di transizione con Frederic Massara, che ha preso il francese Grenier nella sessione di gennaio, arriverà ora Ramon Rodriguez Verdejo, meglio noto come “Monchi”, uno dei direttori sportivi più affermati d’Europa che ha fatto le fortune del Siviglia, una di quelle squadre che, come la Roma, non gode di grandi disponibilità economiche e necessità dunque di idee.

Monchi nasce come calciatore. Una carriera modesta da secondo portiere, sempre fra le fila dei Rojiblancos andalusi, fra il ’90 e il 2000 assaggiando anche la Segunda Division. Un ruolo un po’ marginale, anche se dentro allo spogliatoio è uno degli uomini più amati, con una grande capacità di analisi e studio del calcio. Al termine della sua carriera da giocatore inizia quella da direttore sportivo. E qui la modestia dei tempi trascorsi tra i pali lascia il posto alla luce della ribalta. La sua sapienza calcistica e il suo “Seviglismo” vengono messi a disposizione del presidente di allora Roberto Alès, che con il diktat di “Hombres, y no nombres” quasi involontariamente, vista la necessità dell’epoca, darà inizio a una nuova stagione per il club che diventerà in breve tempo uno dei più importanti di Spagna nonché del mondo. Se prima dell’era Monchi la bacheca del Siviglia si era aperta l’ultima volta nel 1948, il corso inaugurato dal nuovo direttore sportivo ha portato sulle rive del Guadalquivir ben 9 trofei, di cui 6 a livello continentale e ben 5 vinti fra il maggio 2006 e l’agosto 2007. Regolarmente impegnato in Europa, il nuovo Siviglia è entrato nel gotha del calcio mondiale grazie ai tantissimi talenti pescati da Monchi a prezzi incredibilmente bassi e poi rivenduti a valutazioni stratosferiche realizzando le famigerate plusvalenze tanto care all’ultimo ds della Roma Walter Sabatini.

Un Sabatini 2.0 potrebbero pensare i più maliziosi. Dietro al modus operandi di Monchi però c’è del lavoro ancora più approfondito: 13 scout che seguono i vari campionati e redigono delle top 11 mensili. A gennaio si arriva ad un’unica lista con 5 o 6 scout operativi su ogni giocatore. Dall’analisi di big match, partite normali, sfide casalinghe e trasferte si giunge alla valutazione finale: il rataing, in lettere, va dalla A (“Da comprare assolutamente”) alla E (“Giocatore che dovrebbe dedicarsi agli studi”). Da lì, verso fine stagione il confronto finale con l’allenatore sugli obiettivi di mercato e le scelte finali. Una metodologia impeccabile che ha portato il Siviglia ad essere un ottimo esempio di come autofinanziamento e competitività possano andare a braccetto.

Quella di Monchi per la vittoria è una vera e propria ossessione. “Non si è mai visto applaudire un bilancio in uno stadio” avrebbe risposto una volta a chi gli chiedeva numi sull’equilibrio finanziario. Ma questo vuol semplicemente dire che Monchi è uno che è ossessionato dal raggiungere alla vittoria organizzandosi con quel che ha a disposizione. Una filosofia che può sposarsi perfettamente con quella di James Pallotta. Un po’ meno forse con i mal di pancia di Spalletti. Ammesso che sia il tecnico toscano a guidare la Roma la prossima stagione.

Con la qualificazione alla Champions League da strappare a tutti i costi per avere una cospicua liquidità da impiegare sul mercato, la scelta di Monchi potrebbe aiutare a costruire una buona rosa ottimizzando al meglio le disponibilità senza eccessi o sprechi, come troppo spesso è invece accaduto sotto la gestione Sabatini. Considerando poi che dal 2018-2019 i posti diretti per la Champions saranno quattro magari ci si potrà concentrare maggiormente sul rimpinguare la bacheca nonostante il mantra di James Pallotta sia: “Preferisco il secondo posto alla Coppa Italia“. Con la firma che sembra ormai imminente inizierà per la Roma un nuovo corso. Spetterà a Monchi ed al solito “Deus ex machina” Franco Baldini costruire la nuova Roma. Con l’obiettivo di replicare il modello Siviglia. A meno che da Parigi…

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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