Profondo (bianco)rosso: a Monaco è crisi vera

La cura Henry non sembra sortire alcun effetto sul Monaco. Chiedere allo Strasburgo per credere. La sconfitta rimediata sabato contro gli alsaziani, un 1-5 decisamente umiliante, ha fatto salire sul banco degli imputati l’allenatore dei monegaschi che dopo tre mesi alla guida del club del principato non è riuscito in alcun modo a trovare la quadra ad una squadra che ora, nonostante la classifica non sia veramente del tutto compromessa, inizia comunque a guardare con una certa preoccupazione al finale di stagione.

In 12 partite alla guida del Monaco Henry ha racimolato appena 9 punti frutto delle vittorie contro Caen ed Amiens e dei pareggi strappati nei match con il Digione, Nizza e con l’OM di Garcia, un’altra big del calcio francese che in questo periodo ha i suoi bei problemi. Se a questo si aggiunge lo stentato passaggio del turno nelle coppe nazionali ed un disastroso girone di Champions League dove spicca lo 0-4 incassato al Louis II dal Bruges, ecco che il bilancio diventa veramente deficitario.

Il fondo della gestione Henry si è però probabilmente toccato sabato scorso con lo Strasburgo che ha letteralmente passeggiato sulle macerie di un Monaco costretto per altro a giocare in inferiorità numerica buona parte dell’incontro in virtù dell’espulsione al 7’ del primo tempo di Naldo (la parità numerica verrà poi ricostituita al 69’ con l’espulsione di Mitrovic per gli ospiti che in quel momento però conducevano già 4-1).

Proprio contro gli alsaziani era cominciata lo scorso 20 ottobre la carriera da allenatore dell’ex attaccante dell’Arsenal. Un esordio non certo fortunato e che avrebbe già dovuto far capire ad Henry cosa lo aspettava. In quell’occasione il Monaco capitolò 2-1 in una serata da incubo aperta dalla papera di Seydou Si, terzo portiere dei monegaschi mandato in campo per emergenza date le assenze di Subasic e Benaglio, e completata dalla scellerata espulsione di Grandsir gettato nella mischia da Henry al 64’ al posto di Jovetic ed espulso appena due minuti più tardi. Come dire, se le cose sono destinate a non girare nel verso giusto certe volte lo si capisce sin da subito.

Il frettoloso addio a Jardim

Capire però cosa veramente non funzioni quest’anno a Monaco resta comunque difficile. Partiamo col dire che l’esonero di Jardim ancora oggi appare una scelta decisamente affrettata. Se è vero che dopo 9 giornate di Ligue 1 i punti raccolti dal portoghese erano solo 6, è anche vero che il club del Principato si trovava ancora nella fase di rodaggio derivante dall’ennesima rivoluzione d’estate.

Il mercato in uscita dei monegaschi, che ha fruttato circa 317 milioni di euro considerato anche l’incasso differito della cessione di Mbappé al PSG, ha infatti però comportato anche la necessità di intervenire per individuare i corretti sostituti dei vari Lemar, Fabinho, Kongolo, Ghezzal, Meité, Diakhaby e Keita; i giocatori che hanno fatto le valigie in estate e che nei mesi precedenti, più o meno da protagonisti, avevano comunque contribuito alle fortune del Monaco.

Gli acquisti estivi del club si sono invece caratterizzati per almeno due requisiti: basso costo (almeno rispetto a quanto ci eravamo abituati a vedere nelle ultime stagioni) e bassa età anagrafica. In sostanza, acquisti di prospettiva buoni per una rivendita post valorizzazione. Il pezzo grosso del mercato del Monaco è stato Aleksandr Golovin strappato al CSKA per 30 milioni di euro. Gli altri 11 acquisti (tra i quali l’ex Torino Barreca) sono arrivati nel Principato per complessivi 110 milioni; grosso modo 10 milioni a testa. Il saldo di mercato è stato attivo per 176 milioni. Ma come detto, dal punto di vista sportivo, si è trattato di una vera e propria rivoluzione. Con Jardim per l’ennesima volta chiamato a dare un senso al tutto.

E Jardim ci ha provato a dare ordine ed a valorizzare il materiale a sua disposizione. Come detto, però, non gli è stato dato il tempo necessario per completare l’opera. L’esonero del tecnico portoghese ha rappresentato per certi versi la chiusura di un ciclo. Sensazione avvalorata dalle vicende extra-calcistiche che hanno investito la società ed in particolare il patron del Monaco, Dmitri Rybolovlev.

Dimitri Rybolovlev Monaco

Monaco ed il caso Rybolovlev

L’oligarca russo è infatti stato arrestato lo scorso 6 novembre nell’ambito di un’indagine più ampia che assume i contorni dell’intrigo internazionale con Rybolovlev accusato di tentativi di manipolazione e corruzione finalizzati ad ottenere informazioni circa un’altra indagine che lo vedeva coinvolto per una sospetta vendita a prezzi gonfiati di un’opera d’arte, il Salvador Mundi, firmata Leonardo Da Vinci. Un’operazione che, nel complesso, ha impedito a Rybolovlev di ottenere la tanto agognata cittadinanza monegasca e che, nel complesso, ha finito per inguaiare ulteriormente il Monaco.

Un Monaco che oggi è chiamato a trovare urgentemente la ricetta per tirarsi fuori dalle sabbie mobili di una classifica che vede i monegaschi penultimi ma comunque a soli tre punti dalla zona salvezza. Solo che la domanda che imperversa in questi giorni in Francia è se Thierry Henry sia l’uomo giusto cui affidare l’impresa.

Henry è l’uomo giusto per il Monaco?

Diciamo che sicuramente Henry deve cominciare con il fare chiarezza con se stesso. Un primo aspetto che colpisce analizzando la gestione del tecnico francese è la confusione circa il modulo; confusione abbastanza indicativa del fatto che Henry non ha ancora capito come far rendere al meglio i suoi.

Ad oggi in 19 uscite con Henry in panchina il Monaco ha adottato ben 7 moduli diversi. Si è passati dal 4-4-2 dell’esordio a Strasburgo al 3-4-3 di sabato scorso provando anche altre varianti come il 4-1-4-1, il 4-3-3 od il 3-4-1-2 messo in mostra a Reims (per la cronaca, 1-0 per i padroni di casa).

A volerla dire tutta i punti fermi di Henry sono solo quattro: Benaglio, Falcao, Tielemans e Glik. A questi recentemente si è aggiunto Fabregas che, tuttavia, dopo un buon esordio contro l’OM ha deluso invece nel disastro casalingo con lo Strasburgo. Per il resto regna una grande confusione con il valore della rosa che sta inevitabilmente decrescendo mandando a rotoli i piani del club.

E’ questo probabilmente lo scotto da pagare per aver puntato su una sorta di operazione nostalgia a discapito dell’esperienza: questa per Henry è infatti la prima esperienza assoluta da capitano in pectore.

Il problema è che per quanto Thierry Henry non convinca più, trovare un sostituto non è cosa facile. E no, richiamare Leonardo Jardim alla base non è possibile. Il benservito con rescissione al tecnico portoghese è costato infatti al Monaco sette milioni di euro. E così ora mentre Jardim sogna un top-club, a Monaco si stanno mangiando le mani.

Giorgio Catani

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!