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Chi ben comincia è a metà dell’opera. E’ uno degli slogan più comuni che spesso usiamo ripeterci per caricarci di fiducia quando stiamo per approcciare un lavoro. Un motto che però non sempre si rivela veritiero. Come ad esempio ci insegna la storia calcistica della Baviera dove ad intrecciarsi sono i destini del Monaco 1860 e del Bayern.

Per tutta la prima metà del novecento non c’è particolare differenza a livello calcistico fra le due squadre. Il Monaco 1860, il club più antico tra i due considerato che la sezione calcistica nasce nel 1899, un anno esatto prima dei cugini biancorossi, regge infatti pienamente il confronto con i cugini restando perennemente ai vertici del calcio tedesco e conquistando anche qualche trofeo tra cui le Coppe di Germania del 41-42 e 63-64 e la Bundesliga nel 1966 che nata nel 1963 nella prima edizione vede la presenza del solo Monaco 1860 e non del Bayern, relegato invece in seconda divisione dal momento che inizialmente si volle tenere una sola squadra per città) nel 1966. Il club vanta anche una presenza in finale di Coppa delle Coppe nel 1965 quando però a sollevare il trofeo alla fine furono gli inglesi West Ham.

In quegli anni del resto il Bayern incontrò diverse difficoltà anche per via di quell’etichetta di squadra ebraica che non pochi problemi causò durante l’era nazista. Nonostante le ingenti forze economiche e qualche vittoria (un titolo nel 1931-32 ed una Coppa di Germania nel 1956-5765) la storia del Bayern e del calcio bavarese cambiò radicalmente nel 1965 quando il club venne finalmente ammesso i Bundesliga. Da allora i destini incrociati di Monaco 1860 e Bayern hanno preso due strade diverse, parallele a voler essere onesti, smettendo di intrecciarsi seriamente e solo raramente tentando un timido riavvicinamento. Finendo così per scrivere le pagine di storia che tutti noi appassionati di calcio conosciamo.

Da un lato, quello a tinte biancorosse, sono stati anni di festa dove campioni e trofei si contano solo grazie ad un pallottoliere. Dall’altro, quello dipinto di bianco e il celeste, i colori della Baviera, i momenti di gioia sono stati rari. Anzi, rarissimi. E tutti concentrati in quei due/tre anni a cavallo del cambio di millennio. Sotto la guida di Werner Lorant il club riesce in tre anni (tra il ’92 ed il ’95) a salire dalla Oberliga, la terza divisione tedesca, alla Bundesliga andando poi a raggiungere un clamoroso quarto posto nella stagione 1999-2000 che significa qualificazione per i preliminari di Champions League (poi persi contro il Leeds United). E’ l’apice di una parabola dalla salita breve e dalla discesa rapidissima ed infinita. L’ultima comparsata in Bundesliga è datata 2003-2004. Da allora, quello del Monaco 1860 è stato un lento ed inesorabile declino.

Il primo campanello d’allarme è rappresentato dai problemi di carattere finanziario che travolgono il club. Bisogna tagliare le spese e la soluzione è la cessione del pacchetto azionario dell’Allianz Arena ai cugini del Bayern facendo così diventare l’avveniristico impianto di fatto di totale proprietà dei bianco-rossi-blu di Monaco. Con il passaggio di proprietà del pacchetto azionario al giordano Hasan Abdullah Ismaik, che nel 2010-2011 acquista il 49% del club, il Monaco 1860 si illude di poter risorgere. Dopo tre stagioni abbastanza tranquille nella Serie B tedesca (due sesti e un settimo posto) che sembrano la base per puntare ad una solida ricostruzione, nel 2015 il club rischia la retrocessione in terza serie con il playout contro la terza classificata della Dritte Liga, l’Holstein Kiel, vinto al fotofinish. L’anno seguente la salvezza arriva alla penultima giornata grazie all’arrivo in panchina di Daniel Bierofka, già giocatore del club fra il 2000 e il 2002 e fra il 2007 e il 2014.

Ed eccoci all’ultima stagione che comincia con una campagna acquisti discreta (circa 10 milioni investiti) che vede gli arrivi importanti di Aigner dall’Eintracht Francoforte per 3 milioni, del giovane attaccante Ribamar dal Botafogo per 3 milioni, della punta danese Gytkjaer dal Rosenborg nel mese di gennaio per 2 milioni e 25, del terzino serbo Stojkovic dal Cukaricki, dello svincolato ex Werder Brema Boenish, il prestito del difensore del Porto Ba e, dulcis in fundo, l’approvo del croato Ivica Olic, tre anni coi rivali del Bayern. Ciononostante, fin dalle prima giornata si capisce che sarà un anno pieno di sofferenza. Nonostante gli ottavi raggiunti in Coppa di Germania culminati con l’eliminazione per mano dalla matricola Lotte dopo aver fatto fuori Karlsruher e Wurzburger, la stagione non ingrana. Ben tre allenatori si alternano in panchina per provare a salvare la baracca. Dopo Kosta Runjaic, durato le prime 13 giornate, e il già citato Daniel Bierofka, in carica per quattro, arriva Vitor Pereira, uno dal curriculum di tutto rispetto che sembra poter segnare la svolta. I risultati invece continuano a non arrivare e la stagione si chiude nuovamente ai playout. Stavolta la fortuna però volta le spalle al Monaco 1860. A spuntarla è infatti lo Jahn Regensburg, terza classificata nella terza serie tedesca, che esce dal doppio confronto con l’intero bottino concedendosi addirittura il lusso di espugnare l’Allianz Arena che al fischio finale si trasforma in un inferno per via della dura contestazione dei 60 mila tifosi di casa contro i propri beniamini. Il punto più basso della storia già non proprio brillante del Monaco 1860.

Oltre il danno, però, arriva anche la beffa: il patron Ismaik, forse per ripicca nei confronti delle leggi della federazione che non gli consentono di perseguire i suoi interessi ed acquisire la totalità delle azioni societarie (in Germania ogni club calcistico, con le dovute eccezioni come Wolfsburg o Bayer Leverkusen, ha un azionariato popolare alle spalle con un massimo del 49% delle azioni in mano a privati) o forse per puro disinteresse nei confronti del club, ha deciso di non versare la quota di 11 milioni necessaria per l’iscrizione alla 3 Liga. Il risultato? Il Monaco 1860 verrà relegato fra i dilettanti. È facilmente ipotizzabile che in quarta divisione ci sarà una proprietà completamente diversa. Ma per il momento l’unica certezza è il terzo ritorno in panchina della bandiera Daniel Bierofka, l’unico che, assieme ai tifosi, non ha mai abbandonato il il Monaco 1860. La strada sarà lunga e tortuosa, con una scalata in stile “Football Manager” da fare. E non è detto che i giocatori del celebre videogioco non siano già in attesa della versione 2018 per provare l’impresa.

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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