Milan-Roma, appunti sparsi

Milan-Roma si chiude 0-2. La squadra di Di Francesco espugna San Siro grazie alle reti di Dzeko e Florenzi ribadendo così le proprie ambizioni di alta classifica ed aprendo ufficialmente lo stato di crisi in casa Milan. Per Montella, alla terza sconfitta in sette giornate di campionato, le prossime saranno ore probabilmente difficili.

È stata brutta la partita di San Siro, inutile girarci intorno. Primo tempo contratto con la paura di sbagliare a farla da padrona. Meglio la ripresa quando, nel caos più o meno organizzato di due squadre che, seppur a due livelli di avanzamento diversi, sono comunque ancora in costruzione, qualche cosa di più interessante si è potuto apprezzare.

Paradossale che la Roma abbia vinto la partita trovando un uno-due micidiale nel momento migliore dei rossoneri che per altro, nel complesso, si erano lasciati preferire ai giallorossi sino a quel momento. La squadra di Di Francesco è infatti salita a San Siro con il timore reverenziale di chi, dopo un periodo passato a fronteggiare avversari non certo irresistibili, era chiamato ad una nuova prova di maturità dopo aver fallito, seppur con lo zampino evidente della sfortuna, quella di inizio stagione con l’Inter.

Ecco, possiamo dire che la Roma questa sera ha chiuso il suo debito con la cattiva sorte. Ha rischiato per buona metà della seconda frazione di gioco, quella in cui si è giocato a calcio, di capitolare in più di un’occasione. Ma alla fine ha vinto. Ha vinto con il pragmatismo questa Roma; una squadra che ha avuto la meglio sul caos che ancora regna in casa rossonera. Il Milan di questa sera non è certo quello opaco visto a Genova lo scorso fine settimana. È anche vero però che la squadra di Montella non sembra avere un’idea precisa di gioco e si affida ancora troppo alle individualità.

A proposito di individualità, Borini è parso il più propositivo ed inspirato; Çalhanoğlu non vale ancora Bonaventura; Kalinic è stato oscurato dalla maggiore verve di André Silva: interessante il portoghese ma il livello del campionato italiano è (per fortuna) più alto di quello dei gironi e dei preliminari di Europa League; c’è da lavorare.

Sempre in tema di individualità per la Roma è stato invece fondamentale l’apporto di Allison, portiere tanto bistrattato quanto invece spesso e volentieri (si ricordi anche l’assedio dell’Atletico in Champions) utile alla causa. È infatti esclusivamente per merito suo se la Roma è rimasta a galla sul colpo a botta sicura di Bonucci. Meno banale di quanto sembri anche l’intervento poco dopo sulla girata di Kalinic.

È vero che anche la squadra di Di Francesco poco prima aveva avuto la sua occasione colossale per passare in vantaggio. Occasione sciupata da Florenzi lanciato a tu per tu con Donnarumma. Sciupata, si. Perché sono maggiori i demeriti dell’esterno giallorosso che quelli del portiere rossonero. Che, anzi, è sembrato responsabile su entrambi i gol della Roma; partendo in ritardo sul tiro di Dzeko; respingendo sui piedi di Florenzi il tiro da cui nasce il 2-0 dei capitolini.

A proposito di Florenzi, in una stagione in cui il valore della rosa della Roma è ancora tutto da decifrare, il recupero del giovane romano e romanista rappresenta sicuramente un valore aggiunto per Di Francesco. L’esterno è stato probabilmente il migliore in campo nel match di San Siro. Ottima notizia anche in ottica Nazionale.

Non è dispiaciuto affatto neanche Pellegrini. La Roma, pur non impressionando, ha cambiato marcia nella ripresa grazie all’ex Sassuolo, apparso ispirato (suo anche il filtrante per Florenzi per l’occasione citata sopra) ed entrato per rilevare l’infortunato e poco convincente Strootman. Privarsi di un giocatore come l’olandese non è facile ma Pellegrini merita spazio.

Insomma, la differenza nel 2-0 della Roma sul Milan l’hanno fatta solo le individualità? Si! Anche se non è possibile ignorare la mentalità. Quella che è servita alla squadra di Di Francesco per sopportare la buriana e colpire poi in maniera micidiale i rossoneri portando a casa tre punti d’oro. La mentalità è una qualità che generalmente appartiene alle grandi squadre. Di Francesco ha dunque un motivo in più per sorridere.

Giorgio Catani

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!