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Continua il nostro viaggio all’insegna dell’analisi dei reparti di Milan e Inter che domenica si affronteranno nell’ennesimo derby di Milano, partita che segnerà il primo derby “dei grandi” in panchina per Pippo Inzaghi e il ritorno su quella nerazzurra di Roberto Mancini.

Il centrocampo è per entrambe le squadre il reparto più forte e fornito insieme all’attacco, sicuramente di gran lunga superiore a entrambi i reparti difensivi che ancora non dimostrano affidabilità totale.
Se il centrocampo del Milan è principalmente a trazione offensiva con i vari Bonaventura o Poli con funzione di sostegno al tridente d’attacco, quello dell’Inter appare più difensivo o comunque sicuramente più basso e con una funzione più contenitiva viste anche le prestazioni abbastanza sottotono di Hernanes e di Kovacic che comunque era reduce da un ottimo inizio di campionato.

Bonaventura: l’uomo in più del centrocampo milanista, arrivato a fine mercato, strappato proprio all’Inter con cui aveva addirittura sostenuto le visite mediche, l’ex atalantino è uno dei pochi giocatori (italiano oltretutto) capace di garantire un ottimo apporto offensivo e una discreta collaborazione difensiva non facendosi pregare nell’eventualità di tornare o coprire. Inoltre ha il vizio del gol (già 2 in 10 presenze in questa stagione), fattore non sottovalutato da Inzaghi che lo ha infatti schierato in 10 gare su 11 e sembra voler continuare questo trend positivo in quello che sarà il primo derby (quasi da ex) per Bonaventura.
De Jong: nonostante più e più volte sia stata marcata la vena offensiva del gioco del Milan targato Inzaghi, non si può evitare di menzionare uno dei pochi giocatori difensivi della squadra, uno dei pochi capace di pressare aggressivo, di spezzare l’azione avversaria e di far ripartite quella propria, un giocatore come Nigel de Jong. Anche lui sembra comunque aver giovato di questa propensione offensiva avendo infatti già segnato 2 gol proprio come Bonaventura. Di negativo c’è che l’olandese non è ancora riuscito a trovare una continuità di prestazioni alternando ottime partite ad alcune abbastanza mediocri, i troppi gol subiti dal Milan confermano.

Kovacic: La nostra analisi di parte nerazzurra non può non partire da uno dei talenti più giovani e cristallini del campionato come Mateo Kovacic. Questo doveva essere l’anno della consacrazione, la stagione che dimostrasse che tutti i colpi e giocate avute nei primi tempi all’Inter non fossero solo frutto del caso, è così è stato. Il croato si è sbloccato in Europa League segnando il primo gol con la maglia nerazzurra e addirittura chiudendo la serata con una tripletta e ha aggiornato il tabellino anche in Serie A dove ha siglato due reti oltre ad avere la solita veste di assist-man. Con l’ingresso di Mancini ci si augura che il suo talento sbocci ancora più velocemente, di certo le doti non mancano.
Medel: di riflesso, cerchiamo ora di analizzare la figura di Gary Medel e del nuovo ruolo che potrebbe ritagliarsi nella seconda Inter del Mancio. Il giocatore, messosi in mostra nel mondiale 2014, è stato fortemente voluto da Walter Mazzarri per le sue capacità di difendere e di pressing, una sorta di diga da piazzare di fronte la difesa. Se le aspettative fossero state rispettate, Medel non avrebbe problemi ad ottenere nuovamente una maglia da titolare nell’Inter versione Mancini 2.0. Invece cosi non è infatti, complice anche una fase difensiva abbastanza disorganizzata, il giocatore cileno non è mai riuscito a calarsi nel ruolo che gli era stato ritagliato nonostante le 11 partite da titolare su 11. Mancini potrebbe decidere di escluderlo inizialmente cosi come di affidarsi a lui per coprire quello che fino ad’ora è il reparto più debole dell’Inter.

L’analisi continuerà venerdi con il reparto offensivo delle squadre di Milano.

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