Che cosa c’è? C’è che mi sono innamorato di Diabaté

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Cheik Diabaté: alzi la mano chi lo conosceva prima di queste ultime settimane. Se qualcuno ha risposto si, ci contatti perché merita una bella stretta di mano.

Il gigante del Benevento, arrivato in Campania a gennaio in prestito dall’Osmanlispor, squadra della massima serie turca, sta sicuramente incuriosendo gli appassionati di calcio grazie ad un filotto di reti che, seppur probabilmente non serviranno alle Streghe per evitare la retrocessione nella serie cadetta, quanto meno stanno rendendo meno amaro il finale di stagione della squadra di De Zerbi.

 

Mettiamo subito le cose in chiaro: Cheik Diabaté non è proprio l’ultimo arrivato. 29 anni (è un classe ’88) per 1,94 di altezza, il maliano può essere considerato un bomber di razza dalla grande personalità. E dal discreto Palmares.

 

Capocannoniere della Coppa d’Africa del 2012 con la maglia del Mali, Diabaté vanta in bacheca anche una Coppa di Francia conquistata con il Bordeaux nella stagione 2012/2013. E proprio in Ligue 1 il centravanti ha costruito la sua carriera; non solo con il Bordeaux, ma prima ancora con Ajaccio e Nancy, e poi, sempre a cavallo dell’esperienza turca, con una parentesi al Metz.

 

Dunque l’approdo a Benevento: 6 presenze e 7 gol con tre doppiette consecutive. Numeri da record. Come riportato da Opta, infatti, questo curioso evento non si verificava dal lontano 2001. All’epoca fu un altro bomber di provincia a realizzare l’impresa, Dario Hubner, che siglò tre doppiette consecutive con la maglia del Piacenza andando poi a segno, ma solo una volta, nella quarta uscita.

 

I numeri di Diabatè in Serie A parlano chiaro. L’attaccante maliano non è inferiore alla creme dei centravanti del campionato nostrano. Con le 7 timbrature effettuate nel girone di ritorno Cheik Diabatè ha trovato fortuna lo stesso numero di volte di Paulo Dybala, Dries Mertens e fino a ieri anche di Mauro Icardi. Solo Ciro Immobile, in rete 11 volte dalla 20ima giornata ad oggi, ha fatto meglio.

 

Insomma, siamo davanti ad un bel caso da studiare. Le fortune di Diabatè iniziano, dicevamo, da Bordeaux con i girondini che se lo assicurano fin dalle giovanili spedendolo però prima del grande salto a farsi le ossa per due anni.

 

Uno all’Ajaccio dove Diabatè sigla 14 reti in 31 presenze; l’altro al Nancy dove l’esperienza è decisamente meno fortunata. Il centravanti infatti vede il campo in appena 3 occasioni senza riuscire a lasciare il segno. La stagione no non spaventa il Bordeaux che nel 2010 lo richiama alla base e lo lancia in prima squadra dove Diabatè resterà fino alla stagione 2015/2016. Sei stagioni, dunque, per un totale di 152 presenze e 66 reti tra campionato e coppe, con ben 5 sigilli in due edizioni dell’Europa League.

 

Nell’estate del 2016 le strade di Diabaté e del Bordeaux si separano. Il maliano decide di cedere al richiamo del campionato turco e si accasa all’Osmanlispor. L’esperienza parte bene con 16 presenze e 6 gol nei primi sei mesi. Poi il rapporto con la dirigenza del club turco si incrina ed il giocatore, ad inizio 2017, fa le valigie per tornare in Francia, in prestito, al Metz: 14 presenze e 8 gol. Niente male. L’estate però riporta Diabaté in Turchia dove il giocatore resta, senza mai calcare il campo, fino allo scorso mercato di gennaio quando arriva la chiamata del Benevento.

 

Diabaté debutta in Serie A al 77′ di Benevento-Crotone con il risultato fermo sul 2-2. Passano 12′ e l’attaccante sigla il suo primo gol in Italia, il terzo per il Benevento; quello decisivo per la vittoria finale delle Streghe. Non certo una consuetudine quest’anno.

 

Nonostante l’esordio con il botto, Diabatè scende in campo solo 9′ nella partita successiva contro l’Inter. Poi gioca titolare nel match del 4 aprile contro il Verona. E’ doppietta: prima un colpo di testa e poi una deviazione di rapina, il tutto in prossimità dell’area piccola, che regalano altri 3 punti ai giallorossi.

 

Con la Juventus non arriva la vittoria ma la gloria personale si. Altra doppietta sfoderata sempre con la stessa modalità: una zampata ed un colpo di testa imperioso. Il tutto in 25’ scarsi. Domenica scorsa con il Sassuolo, l’ennesima replica. In termini numerici. Perché la fattura dei gol in questa circostanza è leggermente diversa. La prima rete è da incorniciare: Diabaté, a tu per tu con Consigli, inganna l’estremo difensore con un finta e sforna un pallonetto pregevole che lascia basito il numero 1 ospite. La seconda è la classica zampata del giocatore maliano. Un colpo di rapina che sta diventando il marchio di fabbrica del maliano in questa parentesi tricolore.

 

Dal suo arrivo in Campania Diabaté ha regalato 7 dei 14 punti totali che il Benevento ha con grande fatica accumulato sin qui in classifica. A sei giornate dal termine, con 18 punti ancora a disposizione, anche solo sognare una rimonta è impossibile. Il distacco dalla SPAL è di 14 lunghezze. Per scrivere la sentenza si attende ormai solo la matematica.

 

Ma per quanto con i se e con ma non si scrive la storia, a Benevento è inevitabile chiedersi cosa sarebbe stato con un Diabaté in più da inizio stagione.

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