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In un calcio dominato oramai dai milioni, privo di qualsiasi valore morale, c’è ancora chi rifiuta la spietata corte delle grandi squadre per onorare fino alla fine i colori che lo hanno portato alla ribalta. La vicenda che più ha infiammato questa sessione di calciomercato, almeno per il momento, è la clamorosa cessione del Pipita Higuain, trasferitosi in gran silenzio dal Napoli alla Juventus, suscitando l’ira di tutti i tifosi azzurri che vedono così andar via un altro dei campioni maturati e consacrati proprio all’ombra del Vesuvio.

Hamsik
Football Soccer – Atalanta v Napoli – Italian Serie A – Atleti Azzurri d’Italia Stadium, Bergamo, Italy – 20/12/15 Napoli’s Marek Hamsik looks on REUTERS/Giorgio Perottino

Da Lavezzi a Higuain, passando per Cavani, il popolo partenopeo ha dovuto dire addio a numerosi idoli, giocatori che hanno giurato eterno amore a quei colori ma che, alla prima offerta faraonica, si sono lasciati tentare dai soldi rinunciando all’affetto di tutti i tifosi. Fra tutti questi dolorosi addii c’è chi, in silenzio e con pazienza, ha sposato per sempre la causa Napoli, facendo della terra di Parthenope la sua seconda patria: è Marek Hamsik, il capitano sempre più solitario di una squadra che, abbandonata dal suo grande trascinatore, ha bisogno di ritrovare la sua forza nei giocatori che l’hanno sempre amata e difesa.

Era il 28 giugno del 2007 quando a Napoli venne presentato un ventenne slovacco, quel centrocampista con la cresta che, di li a poco, sarebbe diventato il nuovo simbolo di una squadra pronta a ritornare fra le grandi. Alle porte delle sua decima stagione in maglia azzurra, Hamsik ha praticamente ricoperto ogni ruolo del centrocampo, trasformandosi da giovane promessa pescata dal Brescia a capitano silenzioso, massima figura di riferimento della sua squadra. Sono lontani i tempi in cui Reja, al suo esordio, lo schierava come interno sinistro nel 3-5-2: da allora l’evoluzione di Hamsik non si è più fermata, portandolo a diventare prima un valido trequartista nel 3-4-2-1 con Mazzarri, periodo in cui con Cavani e Lavezzi formavano il devastante trio denominato “tre tenori”, poi un validissimo sostegno alle spalle di Higuain nella gestione Benitez ed infine un interno di centrocampo nel 4-3-3 targato Sarri, allenatore che meglio di chiunque altro ha saputo tirare fuori da un ormai maturo Hamsik tutto il potenziale, trasformandolo in un grande campione.

La sua evoluzione non è passata certo inosservata: a desiderare per primo il giocatore nel 2011 era stato il Milan, denominandolo “Mister X” fino alla fine, quando l’affare ormai sfumato li costrinse a virare su Alberto Aquilani. Allora neanche Mino Raiola, famoso per i suoi trasferimenti ad alto costo, riuscì a strappare Hamsik da quella che sarebbe diventata la seconda casa.

La sua consacrazione a livello europeo avvenuta negli anni con il suo Napoli, unita alle ottime prestazioni offerte anche alla sua Slovacchia, una delle sorprese più belle dello scorso Europeo, hanno fatto impennare le offerte per Hamsik che, dopo ave fatto prendere un tremendo spavento ai suoi tifosi con le dichiarazioni del suo nuovo agente che aprivano ad una clamorosa cessione, ha deciso di legarsi a vita a quella squadra che lo ha portato a diventare uno dei centrocampisti più completi di tutto il campionato. Poco importa se sono i milioni di City, United o Chelsea a bussare alla sua porta, Hamsik e la sua cresta sono intenzionati più che mai a restare in maglia azzurra per portare ancora più in alto il Napoli.

Proprio nel giorno del suo 29esimo compleanno, il medesimo della presentazione del Pipita alla sua nuova squadra, Marek Hamsik sarà ricordato come il capitano che ha rifiutato soldi, gloria e trofei per l’amore dei suoi tifosi.

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