1 min readMarega e quel rifiuto di continuare a giocare

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18 Febbraio 2020 Off Di Filippo D'Angelo

Partiamo dai fatti. Sessantesimo minuto di Vitoria Guimaraes-Porto, gara valida per la ventunesima giornata della Primeira Liga portoghese. Moussa Marega, attaccante dei Dragoni, ha appena realizzato il gol che poi risulterà decisivo per la vittoria della squadra allenata da Sergio Conçeicao. Dalle tribune dell’Estádio D. Afonso Henriques si levano cori razzisti (ed addirittura un seggiolino) all’indirizzo del francese che, indignato, decide di abbandonare il campo nonostante i tentativi di fargli cambiare idea dei compagni.

Agli idioti che vengono allo stadio per fare cori razzisti dico solo di andare a quel paese. E ringrazio anche l’arbitro che mi ha ammonito perché ho difeso il colore della mia pelle. Spero di non rivederlo mai più su un campo di calcio. Vergogna

Moussa Marega

È questa la stringata cronaca dell’ennesima sconfitta, dell’ennesimo passo falso di chi del calcio si professa da sempre la parte buona, parliamo dei tifosi, e finisce invece spesso per macchiarsi di episodi che con i valori di questo sport nulla hanno a che fare.

Gli insulti a Marega erano cominciati già durante il riscaldamento ed erano proseguiti per un’ora dal fischio di inizio del match. Abbastanza perché l’attaccante, una volta realizzato il gol, decidesse di esultare indicando il colore della propria pelle e poi, in un secondo momento, rispondendo con gesti palesi a chi continuava a rivolgergli insulti dagli spalti.

Una situazione, protrattasi per almeno sette minuti, ulteriormente degenerata dalla decisione dell’arbitro dell’incontro, Luis Miguel Branco Godinho, che ha deciso di punire il comportamento di Marega estraendo il giallo mandando così ancor più su di giri il francese che a quel punto ha preso autonomamente la via degli spogliatoi nonostante l’intervento dei compagni di squadra.

Scelta, quella di Marega, condivisa anche da Sergio Conçeicao nel post partita: “Siamo completamente indignati. Hanno insultato Marega a partire dal riscaldamento. Noi siamo una famiglia, non facciamo distinzioni di nazionalità, colore della pelle, altezza o colore dei capelli e tutti meritiamo rispetto. Ciò che è successo è oltraggioso”

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