Mantova, episodio di razzismo in campionato giovanile

Il mondo del calcio purtroppo non è nuovo a episodi di razzismo e questa volta, se possibile, ne raccontiamo uno ancora più grave: categoria Juniores (16-19 anni), provincia di Mantova, match tra Poggese e Sant’Egidio. Un giocatore di colore della squadra ospite commette un fallo nemmeno troppo cattivo su uno dei locali, quest’ultimo cade a terra e lo etichetta come “negro di m….” per ben due volte. Gli insulti sono chiari, chiarissimi fin da subito tanto che chiunque in campo e fuori se ne accorge. Chiunque tranne l’arbitro che quindi non prende alcun provvedimento (il regolamento prevede espulsione diretta).

L’episodio avviene però proprio di fronte la panchina ospite e l’allenatore del Sant’Egidio, il 27enne Riccardo Nizzola, chiede prima spiegazioni all’arbitro e successivamente al collega locale che però nega di aver sentito l’offesa. Stesso comportamento si registra nei calciatori avversari che fanno finta di nulla.

A questo punto la svolta della vicenda: Mister Nizzola si autoespelle dirigendosi verso gli spalti senza che l’arbitro gliel’abbia chiesto e chiede ai propri ragazzi di mantenere la calma e continuare a giocare. I compagni di squadra però non ci stanno e si mettono d’accordo facendosi espellere volontariamente fino a rimanere in 6, obbligando cosi l’arbitro a decretare la fine anticipata del match come prevede il regolamento. Fortunatamente i ragazzi del Sant’Egidio non hanno reagito con altra violenza (fisica o verbale che sia) e hanno rimediato cartellini rossi a gogo per falli di mano e applausi ironici all’indirizzo dell’arbitro.

Nel dopo partita proprio il Mister Nizzola ha spiegato le ragioni del suo gesto al fattoquotidiano.it: “La mia reazione è stata un gesto spontaneo. Io credo nello sport e nella sua funzione educativa, prima che agonistica. Soprattutto se parliamo di ragazzi di 16 anni. Vedere un mio calciatore insultato in questo modo solo per il colore della sua pelle mi ha fatto andare su tutte le furie. Ma per non creare troppo nervosismo in campo ho preferito andarmene, dopo aver chiesto spiegazioni invano all’ arbitro, che era vicino all’azione incriminata, e al mister avversario. Ma non ho detto ai ragazzi di farsi espellere per far terminare il match. Ho detto loro di stare calmi e continuare. Hanno reagito facendosi espellere uno dopo l’altro. Si sono messi d’accordo fra loro, in campo”.

Nemmeno il calcio giovanile dunque riesce ad essere libero dal pesante macigno del razzismo. A questi livelli lo sport dovrebbe avere una valenza più educativa che agonistica, ma l’indifferenza generale (mister e giocatori avversari su tutti) mostrata nello specifico dimostrano che non è sempre cosi. Probabilmente le 10 giornate di squalifica (pena minima per episodi come questo) sarebbero state certamente d’aiuto per il giovane responsabile dell’accaduto e sarebbero servite di lezione a chiunque vi abbia assistito senza fare nulla. Ora la Giustizia Sportiva farà il suo corso solamente nel caso che l’arbitro abbia riportato l’episodio nel referto di gara, altrimenti il colpevole rimarrà impunito, il ragazzo insultato e umiliato e il caso si aggiungerà a tutti quegli episodi che avvengono, di week end in week end, su tutti i campi provinciali, di Italia e non.

Vincenzo Tripodo

Articolista con passione per lo sport. Tifo Messina da quando parlo e sono trapiantato al Nord per esigenze lavorative.