3 min readManchester United: una crisi da 200 milioni di euro

3 min readManchester United: una crisi da 200 milioni di euro

30 Novembre 2016 Off Di Dario Pilotti

“Non necessariamente una squadra formata da undici campioni è concreta espressione di una formazione vincente”. Potrebbe infatti essere questo luogo comune del mondo del calcio il punto di partenza che aiuta a spiegare il pessimo momento del Manchester United. La super potenza guidata da José Mourinho, dopo un mercato estivo faraonico iniziato con l’ingaggio del tecnico, fatica in campionato dove naviga già ad undici lunghezze dal Chelsea capolista. Ed arranca anche in Europa League dove la qualificazione ai sedicesimi viene contesa con Fenerbache e Feyenoord, due formazioni che neanche messe insieme hanno speso in estate quello che i Red Devils hanno sperperato singolarmente.

NON C’È TEMPO PER I GIOVANI, SERVE UNA RINASCITA IMMEDIATA

Già dall’epurazione di inizio mercato si poteva immaginare che il club inglese avesse nei piani un progetto stellare per questa stagione. La filosofia del tecnico portoghese, arrivato a fine Maggio in sostituzione dell’olandese Van Gaal, è stata sempre incentrata sulla vittoria. E la cessione immediata dei giovani di prospettiva ne è la riprova. Oltre agli acquisti, di cui parleremo più tardi, lo United ha infatti fatto parlare di se anche per quanto riguarda le cessioni. Il Sunderland ha subito chiuso l’affare per McNair sui 5,25 mln aggiungendo il prestito di un altro ventiduenne: Adnan Januzaj, un’ala destra ad alti livelli già da qualche anno. Sempre in Inghilterra 1,80 mln e 1,20 mln sono le cifre spese rispettivamente da Reading e Hull City per il terzino Tyler Blackett e per la punta Will Keane.  Si chiude con il portiere Valdes in prestito al Middlesbrough: l’unico tra i partenti con età superiore ai ventitré anni. Una campagna dunque di certo non incentrata sul fare cassa quanto piuttosto su “I giovani a fare esperienza”. Ed a lasciare spazio, in maniera molto più ponderata, agli acquisti che dovrebbero trascinare il club a tornare tra i big.

GLI ACQUISTI SONO DA CAPOGIRO, LE PRESTAZIONI ANCORA NO

Speranza disillusa vista le prestazioni attuali della squadra inglese, a cui non sono bastati i quasi 200 mln spesi durante il mercato per decollare in stagione. Una cifra spropositata per accaparrarsi quattro tra i cartellini più ambiti del calcio mondiale. Ma andiamo con ordine. Mourinho appena giunto in Inghilterra aveva dichiarato di non voler aspettare la chiusura del mercato per avere a disposizione una squadra competa. Obiettivo che voleva vedere realizzato prima dell’inizio della Premier. Richiesta rispettata dal momento che i due mesi che vanno dall’8 giugno al 9 agosto bastano al club per chiudere i colpi in programma. Primo fra tutti in termini temporali il difensore ivoriano Bailly, giunto nella piovosa Inghilterra dal Villareal per 38 milioni. Un difensore classe ’94 giovane e forte fisicamente che sta facendo bene fino ad ora e che avrà a disposizione altri quattro anni per dimostrare ancora di più il suo valore. Seguono in sequenza Ibrahimovic, arrivato a costo zero ma con 15 milioni di ingaggio per un anno di contratto, Mkhitaryan, 31,5 milioni al Borussia Dormund, ed ultimo, ma non certo meno importante, Paul Pogba. Un colpo pazzo da 105 milioni più 5 di bonus a chiudere il poker che, secondo Mourinho, avrebbe dovuto riportare splendore in casa Manchester. Le prestazioni tuttavia deludono, il rendimento è altalenante, Ibrahimovic segna ma troppo poco, Pogba inventa, ma raramente. Ci si aspettava ben altro da questa coppia, due fenomeni che, se messi insieme, dovrebbero facilmente scardinare qualsiasi difesa, come a tratti è successo domenica scorsa nello spento 1-1 dell’Old Trafford. I numeri ci sono ma il tempo a disposizione non è più amico come invece ad inizio stagione. L’attaccante svedese potrebbe volare oltre Atlantico in estate ed i punti da recuperare in classifica sono diventati un gap importante da colmare. A maggior ragione in un campionato con Chelsea, Liverpool Manchester City ed Arsenal che viaggiano a velocità sostenuta.

MOURINHO E I SUOI GUAI

E Mourinho? Tende a minimizzare. Anche perché lo Special One ha altri problemi a cui pensare. Come ad esempio la multa di 50.000£ per la contestazione dell’arbitraggio di Anthony Taylor nel match contro il Liverpool o l’espulsione di domenica per un calcio ad una bottiglietta che potrebbe costargli più giornate di squalifica. Questioni che non fanno che aumentare la pressione su un tecnico generalmente abituato a vincere e soprattutto a convincere. Anche i tifosi, quelli che all’inizio si erano dissociati dallo slogan “Mourinho out” di alcuni, non sembrano poi più tanto convinti del portoghese. Che farà bene a trovare quanto prima una soluzione per non essere declassato a normal come un David Moyes qualunque.

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