Linfield-Celtic, schemi di geopolitica

Fra un calciomercato che si sblocca sempre negli ultimi atti e le amichevoli estive con pochissimi elementi di spicco, a tenere un po’ ravvivato l’ambiente ci pensano come sempre i primissimi turni preliminari di Champions ed Europa League. Squadre indubbiamente di un livello più basso, ma molto spesso con tante storie di contorno che ci permettono di approfondire l’universo-mondo che ruota attorno alla sfera rotonda. Non ci risulta particolarmente difficile immaginare cosa avranno pensato i tifosi del Celtic quando da San Marino giungeva finalmente la notizia che tanto aspettavano: lo 0-0 dell’impianto di Serravalle condanna La Fiorita e promuove il Linfield, già vittorioso per 1-0 nella gara d’andata giocata a Belfast, dove venerdì si rinnoverà per l’ennesima volta uno dei dualismi secolari che contrappongono la Gran Bretagna. Nel filo che scorre fra Belfast e Glasgow c’è veramente di tutto: dalla storia alla politica, passando per la guerra e la religione.

Tanto per cominciare, bisogna partire con una primissima distinzione: anche fra chi conosce meno il calcio il nome Celtic e i suoi colori (bianco e verde) vengono principalmente associati all’Irlanda e non alla gelida Scozia, di cui è una delle compagini più note a livello internazionale nonché l’unica a portare a casa una Coppa dei Campioni, nella finale di Lisbona contro l’Inter nel lontano 1967. I colori e il nome, infatti, richiamo alle origini irlandesi dei fondatori del club, che nel 1888 cercarono di portare in quel di Glasgow l’idea già partorita 13 anni prima ad Edimburgo da Canon Edward Joseph Hannan e Michael Whelahan attraverso la nascita dell’Hibernian,(nome latino dell’Irlanda): creare qualcosa che potesse rappresentare, a livello sportivo, le comunità irlandesi e cattoliche in Scozia, presente da ormai diversi anni a causa di una tremenda carestia, meglio nota come “The Great Famine”, avvenuta fra il 1845 e il 1846 che costrinse numerosissime famiglie ad emigrare in cerca di fortuna. Un legame indissolubile (per molto tempo sia Bhoys che Hibs hanno tesserato solamente giocatori fede cattolica) e un costante punto di riferimento e di rivalsa contro la feroce oppressione dei protestanti (in tal caso i Rangers o gli Hearts) e lealisti. Per comprendere quest’ultimo termine però dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti.

Nel Regno Unito, oltre al dualismo religioso cattolici-protestanti, a tener banco sono anche le idee diametralmente opposte circa le questioni politiche: se i cattolici oltremanica vengono generalmente associati alle classi popolari, comunemente definite “Di sinistra”, i protestanti invece da sempre sono considerati la parte conservatrice, molto vicina alla Corona. Inevitabile che se mettiamo in mezzo la questione Irlandese, terra dove il Celtic ha un grandissimo seguito, il quadro fila senza troppe complessità: da un lato i biancoverdi a rappresentare l’idea di un’Irlanda unita, cattolica e indipendente (il partito di riferimento attuale è il Sinn Fein di Jerry Adams, ex militante dell’IRA) mentre dall’altro i Rangers o, nel nostro caso specifico, il Linfield (la squadra più titolata d’Irlanda del Nord nonché di colore blu, proprio come i Gers) a rappresentare i protestanti e fedeli alla corona (il partito di riferimento è il Democratic Unionist Party di Arlene Foster, che ha da poco dato il proprio sostegno per il governo di minoranza del Regno Unito, guidato da Theresa May). Leggi ferree, indissolubili e  rintracciabili anche in quel di Belfast, terra del Linfield: fondati da alcuni operai protestanti nel 1886 totalmente avverse ai cattolici, da sempre cercano, attraverso il tesseramento di soli giocatori protestanti, di rappresentare la parte non cattolica di quella Belfast teatro di scontri fra le due fazioni per tutta la seconda parte dello scorso secolo. Una divisione perfettamente riconoscibile nei murales che ornano le mura della città, in maniera molto simile alla divisione di Berlino fino al 1989. Fra le frange del tifo organizzano di conseguenza non è difficile sentire cori o vedere striscioni che richiamino la religione o la politica, un po’ come accade anche nell’Old Firm.

A mettere ulteriore pepe a tutta la vicenda è stato proprio il voler posticipare la gara, inizialmente programmata martedì, a venerdì 14 alle ore 18: il 12 luglio in Irlanda del Nord infatti, è il giorno della celebrazione annuale meglio nota come “The Twelfth”, festa protestante che ricorda sia Gloriosa Rivoluzione del 1688 che la vittoria di Guglielmo d’Orange sul re cattolico Giacomo II nella Battaglia del Boyne, data 1690. Un parata lungo tutta la città di Belfast che troppo spesso ha assunto dei connotati di contorno di stampo unionista e che ha dato luogo a numerosi scontri e tensioni già a partire dalla serata precedente, in cui venivano bruciati nei falò tricolori irlandesi o altri simboli che richiamassero al cattolicesimo. Per evitare inoltre qualsiasi inconveniente lo stesso Celtic ha deciso di chiudere la trasferta ai propri tifosi, anche se va ricordato che in Irlanda e nella stessa Belfast ci sono numerosissimi cattolici e tifosi della società scozzese, che non avendo alcun divieto non faranno certamente mancare il loro appoggio, come già annunciato su media e social. A Celtic Park, il 19 luglio, invece non mancheranno i tifosi del Linfield, e non è esclusa la presenza dei loro “amici” dei Rangers, reduci dalla cocente eliminazione al primo turno di Europa League. Sognando lo sgambetto ai nemici di sempre, il conto alla rovescia è iniziato. Tutti trepidanti per una battaglia sul campo e sugli spalti che avrà un clima da Diario di Bobby Sands.

 

Marco Aurelio Stefanini

Marco Aurelio Stefanini

La sobrietà non mi appartiene. Spinto dal Leitmotiv "Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio".

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