L’incubo del Parma forse è finito

Il Parma calcio ha finalmente una nuova presidenza che sembra determinata a prendere in mano le sorti della società. Giampiero Manenti, a.d. della Mapi Group, ha infatti rilevato il Parma presentandosi con un progetto dalle grandi ambizioni.

Un piccolo passo indietro per raccontare le ultime vicende legate ai gialloblu è d’obbligo. Nell’ultimo mese il Parma ha visto avvicendarsi ben quattro proprietà. Dal presidente Tommaso Ghirardi, la palla era poi passata alla triade Doca-Giordano-Kodra che, come nel gioco della “patata bollente”, l’avevano poi girata alla Dastraso Holdings Limited per arrivare poi appunto a Manenti. La situazione della squadra, stabile all’ultimo posto della classifica di Serie A, è delle peggiori possibili: morale a terra; risultati e gioco che non arrivano e soprattutto conti in rosso. I debiti ammontano a circa 50 milioni di euro e sia i giocatori che i dipendenti non percepiscono lo stipendio ormai da mesi. La questione economica del Parma ha creato uno scandalo mediatico di non poca rilevanza.

Antonio Cassano, che raramente riesce a trattenersi, è stato tra i primi ad insorgere, minacciando di voler andar via e ottenendo poi la risoluzione del contratto per inadempienze economiche della società che, nonostante la nuova proprietà, rimane sull’orlo del baratro. Sono, invece, più recenti le dichiarazioni del difensore Massimo Gobbi che, proprio giovedì, ha precisato come la squadra non accetterà alcuna proroga. L’ultimatum lanciato dai giocatori parla chiaro: se i pagamenti non dovessero arrivare entro il 16 febbraio, saranno  gli stessi calciatori a mettere in mora la società. La soluzione al ripetersi di una simile situazione arriva come spesso accade dall’estero. Il sano calcio inglese ha infatti delle regole ben precise che impediscono a finti imprenditori di arrivare a mettere le mani sulle squadre di calcio.

In Inghilterra, infatti, gli imprenditori che desiderano avvicinarsi al mondo del football devono avere delle credenziali inequivocabili che vengono sondate tramite il Director’s Test, una prova di affidabilità che vieta l’acquisto di un club se persiste una sola di queste condizioni: hanno potere o influenza su un’altra società di calcio; detengono una partecipazione significativa in un altro club; se la legge vieta loro di acquistare un team; se hanno dichiarato fallimento; se sono stati presidenti o proprietari di un altro club, mentre hanno subito due o più eventi non connessi di insolvenza; se sono stati amministratori di due o più squadre che, durante la loro proprietà, hanno subito un evento di insolvenza. Inoltre per essere iscritti alla massima  serie inglese è fatta esplicita richiesta di rendere pubblici tutti i nomi di chiunque possieda il 10% di una società di calcio ai fini della trasparenza.

Si sa però l’Italia è un’altra storia e allora gli appassionati di calcio si augurano che il progetto di Manenti che passa per diversi punti, come il pagamento degli stipendi, la speranza della salvezza e lo sviluppo della società che entro cinque anni dovrà essere in grado di attirare capitali esteri, possa funzionare davvero.

 

 

Vincenzo Tripodo

Articolista con passione per lo sport. Tifo Messina da quando parlo e sono trapiantato al Nord per esigenze lavorative.