L’equivoco tattico del Milan. Problema di uomini o di modulo?

Dopo sole 11 giornate di campionato, la stagione del Milan di Vincenzo Montella sembra già segnata. Sono soltanto 5 le vittorie ottenute, e sono addirittura altrettante le sconfitte, tutte peraltro molto pesanti ed arrivate contro dirette concorrenti. Lazio, Samp, Roma, Inter e Juventus hanno impietosamente dimostrato come i rossoneri abbiano difficoltà evidenti nel gestire i momenti complicati del match. I 13 Gol subiti a fronte di appena 3 realizzati in queste 5 partite lasciano anche la sensazione che, in netta controtendenza rispetto allo scorso campionato, una volta subita la rete la squadra di Montella abbia difficoltà a risollevarsi e ribaltare il risultato.

Sotto la lente di ingrandimento sono finite le prestazioni dei singoli, Bonucci e Biglia su tutti. Ma anche le scelte di Montella. Che non sembra trovarsi a suo agio con una squadra costruita apposta per il 3-5-2.

Un mercato a due per una difesa a tre

Facendo un passo indietro ed analizzando la situazione, non si può prescindere dal mercato portato avanti dal duo Mirabelli-Fassone. La convinzione è che il cambio di modulo sia stato dettato dall’arrivo di Leonardo Bonucci ma, guardando alle prime operazioni chiuse, notiamo che i primi due acquisti sono stati Mateo Musacchio, difensore di buon livello abituato a giocare a tre nel Villareal, e Ricardo Rodriguez, miglior esterno sinistro della Bundesliga dello scorso anno che ha dato il meglio di se giocando nei 5 di centrocampo. Quando poi si è presentata l’occasione di acquistare Bonucci, Mirabelli e Fassone non ci hanno pensato due volte. L’ex juventino del resto è tra i migliori, se non il migliore, centrale di difesa in circolazione, tanto da meritare, non meno di una settimana fa, il premio come miglior difensore d’Europa. Ed è poi un giocatore che ha costruito le sue fortune specialmente come centrale della difesa a tre.

Il continuo pressing su Lucas Biglia, un giocatore abituato sia ad impostare che a filtrare il gioco, e l’infaticabile lavoro che ha portato agli acquisti di Conti e Kessie, confermano che la dirigenza aveva un piano ben preciso: mettere a disposizione di Vincenzo Montella una squadra adatta ad indossare il 3-5-2.

Ma è stata questa una richiesta di Montella? Difficile crederlo se è vero che il 3-5-2 è stato e resta un modulo il tecnico fatica a metabolizzare. Sono servite le prime uscite stagionali e soprattutto la batosta rimediata all’Olimpico con la Lazio per convincere il tecnico a virare con decisione sul 3-5-2. Un modulo che il tecnico di Pomigliano d’Arco non ha mai digerito veramente e che in effetti, una volta adottato, ha messo in evidenza una certa difficoltà nell’impostare e gestire i movimenti dei centrocampisti e dei difensori.

Bonucci, Biglia e l’equivoco tattico del Milan

È da qui che nasce l’equivoco tattico del Milan. Anziché cercare di aggiustare l’amalgama Montella ha optato per il cambio di interpreti. Un processo continuo e sistematico che, oltre all’alternanza tra Zapata, Musacchio e Romagnoli (Bonucci sin qui è stato l’unico intoccabile) si è poi addirittura spinta fino a giocare il jolly a sorpresa, nella partita con il Genoa, quando Rodriguez è stato schierato terzo centrale al fianco di Bonucci e Musacchio. Con risultati pressoché disastrosi se è vero che Galabinov e Taarabt hanno avuto la libertà  di puntare spesso Bonucci in uno contro uno fino al momento dell’espulsione del capitano rossonero che ha costretto il Milan a giocare con un 4-3-2 che ha così mascherato le difficoltà difensive dello svizzero.

L’esperimento è stato ripetuto a Verona, e solo grazie all’estro di Suso il Milan ha messo la partita in discesa, pur rischiando in più di un’occasione di riaprire la gara. Ma è contro la Juve che la mossa Rodriguez si è rivelata del tutto fallimentare. In particolare quando la finta di Higuain ha dimostrato tutta l’inadeguatezza nel ruolo dell’ex Wolfsburg.

Che il 3-5-2 non sia un modulo nelle corde di Montella lo si capisce anche dal tipo di utilizzo che il tecnico sta facendo del generoso Fabio Borini. La sua incredibile capacità atletica maschera a volte degli errori di posizionamento che contro gli avversari sbagliati (Asamoah o Perisic ad esempio) sono costati il gol. Difficilmente Borini ripiega a dare manforte alla difesa supportando la c.d. diagonale. Non esiste l’alternanza nel rientro in copertura degli esterni che, quindi, spesso e volentieri si ritrovano entrambi contemporaneamente sulla trequarti con i tre di difesa abbandonati a se stessi.

In questo modo, i due che soffrono maggiormente la posizione dei compagni sono Bonucci e Biglia, non a caso tra i peggiori in questo avvio di stagione del Milan. Il difensore deve temporeggiare eccessivamente finendo per ritrovarsi spesso fuori posizione al momento cruciale mentre Biglia, per caratteristiche, ha difficoltà a trasformarsi difensore aggiunto per contenere l’avanzata dei centrocampisti avversari; attività che, per altro, lo ritarda anche nell’impostare velocemente un’azione manovrata.

Un discorso a parte va poi fatto per il reparto offensivo. Kalinic e Andrè Silva dovrebbero essere complementari e non alternativi. Calhanoglu non può sicuramente garantire una copertura adeguata e non può essere pericoloso se costretto a giocare a 50 metri dalla porta. Suso infine, il giocatore che in questo momento più di altri sembra avere le parvenze del fuoriclasse di questa squadra, non può portare la croce ad ogni fermata.

La sostanza è comunque che il Milan ha una discreta rosa che non è in grado di lottare per il titolo ma che non merita probabilmente neanche la posizione che i rossoneri occupano al momento in classifica. Sta però a Montella trovare in fretta la quadratura del cerchio. Un passo avanti potrebbe essere puntare su un’ossatura ben definita ed evitare continui cambi di formazione. Magari già a partire dalla prossima sfida con il Sassuolo. Una gara che ha tanto il sapore di ultima spiaggia per Vincenzo Montella.

Vincenzo Tripodo

Articolista con passione per lo sport. Tifo Messina da quando parlo e sono trapiantato al Nord per esigenze lavorative.