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Ha visto l’inferno per sette mesi e qualche giorno. Ha combattuto in silenzio Leigh Griffiths, lontano dai riflettori e dai campi di calcio, si è trovato in bilico tra il fallimento e la disperazione, ma ha vinto questa lunga partita. Dopo più di duecento giorni di assenza, dovuti a particolari problemi personali Leigh Griffiths ha ricominciato a vivere, tornando al suo vecchio mestiere, quello che l’ha consacrato, quello di attaccante vero. L’ha fatto mercoledì scorso al Celtic Park, nel match valido per il secondo turno preliminare di Champions League contro il Nomme Kalju, campione d’Estonia in carica. Una passeggiata forse, un incontro europeo che aveva più il sapore di un’amichevole ma che valeva tanto, soprattutto per Leigh. Proprio lui, che a dicembre aveva riposto la maglia verde e bianca del suo Celtic nell’armadio per affrontare un nuovo percorso, lontano da quel rettangolo verde. Aveva giocato uno spezzone di partita nel primo turno di qualificazione contro il Sarajevo, senza però andare a segno. Doveva fare un passo per volta, come nella sua lunga terapia, sbloccandosi a tempo debito.

Griffiths celebrates goal
Fonte: Sunday Post

Leigh Griffiths nel vortice della ludopatia

Si era ridotto male a fine 2018, risucchiato dal vortice della ludopatia e del gioco d’azzardo. Una dipendenza terribile, che ha richiesto l’intervento diretto della società e di Brendan Rodgers, ex manager degli scozzesi adesso alla guida del Leicester City, che si espresse così sulla questione: “Leigh ha avuto problemi per diversi mesi, è riuscito incredibilmente a metterli da parte giocando ad alto livello e continuando a segnare un gran numero di gol. Ma adesso ha raggiunto un punto in cui deve affrontarli, lottare. Gli daremo tutto l’aiuto necessario affinché torni ad essere felice. Fortunatamente al giorno d’oggi c’è un grande supporto per questo tipo di problemi e non è più considerata una debolezza parlarne. Con me è sempre stato molto continuo di rendimento, è un ragazzo eccezionale. Ha soltanto bisogno di aiuto”.

Una dichiarazione quasi paterna, che ha rivelato al mondo il limite, fortunatamente temporaneo, di uno degli attaccanti scozzesi più forti degli ultimi tempi e che ha sottolineato la grande umanità del tecnico nordirlandese. Griffiths, alla vigilia del match che ha ufficializzato il suo ritorno da protagonista, è apparso concentrato, dichiarando ai canali ufficiali del club: “Sarà una gara complicata, loro sono abbastanza carichi e vogliono ottenere un grande risultato. Dobbiamo sfruttare il calore del nostro stadio, giocando positivamente. Affrontare un match fuori casa non sarà facile, ma abbiamo una rosa competitiva. Vorrei giocare più minuti possibile, sia con il club che con la nazionale, e chiaramente portare il Celtic alla fase a gironi della Champions League.

Griffiths free kick
Fonte: Evening Times

“He is back, he scores”

Una ventata di entusiasmo, che si è tramutata in attimi ricchi di emozioni e passione al 48’ del primo tempo. Il Celtic stava conducendo agevolmente per 2-0, trascinato dalle reti di Ajer e Christie. Quasi a tempo scaduto ottiene una punizione, e la battuta della stessa viene affidata a Griffiths, specialista nei calci piazzati. A circa venticinque metri di distanza dalla porta l’attaccante scozzese prende una breve rincorsa, lasciando partire un mancino angolatissimo che si infrange oltre il portiere avversario. “He is back, he scores” ha affermato istintivamente il telecronista. Gli sono bastati tre secondi per dimenticare tutto ciò che era successo, per sconfiggere i suoi fantasmi, per rimuovere definitivamente quel buio dei giorni peggiori che gli ha tolto un pezzo di carriera. Forse proprio quel buio è stato più duro di un lungo infortunio, ma ha permesso ad un uomo di rigenerarsi completamente. A Leigh sono bastati altri tre secondi per raccogliere l’esultanza dei tifosi, per scivolare sull’erba fresca del Celtic Park e piangere copiosamente. Quelle mani sul volto gli sono servite per pentirsi di tutto un’ultima volta, l’abbraccio dei compagni invece per tornare finalmente a vivere, per essere apprezzato nuovamente. L’ultima stretta di mano ed una risata, che mancava ormai da troppo tempo.

Griffiths ha poi spiegato così a The Sun Glasgow quegli attimi intensi: “Mi sono passate tante cose per la testa al momento del gol. I miei figli stavano guardando la partita da casa e avevo alcuni amici sugli spalti. Stavo quasi piangendo, non lo nego. È stato svolto tanto lavoro per arrivare fin qui, non solo da parte mia ma anche da parte di tutti quelli che mi sono stati vicini. Le persone hanno lavorato tanto per riportarmi sui campi, questo è solo l’inizio. Voglio ringraziare nuovamente i miei compagni di squadra, il coach, lo staff e tutti coloro che sono collegati a questo club. Non ce l’avrei mai fatta senza di voi”. E se è vero che la forza dell’uomo risieda nella sua resilienza, Leigh Griffiths ce l’ha fatta ed è – giustamente – stato premiato.

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