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L’Italia di Conte non stecca all’esordio e torna dalla Norvegia con tre punti che mettono in discesa il cammino di qualificazione a Euro 2016. Quella vista ieri è un’Italia giovane, aggressiva, entusiasta e spesso imprecisa. Un’Italia che ha saputo esaltarsi e soffrire. Un’Italia ancora chiaramente con in bella vista il cartello “Lavori in corso” come è normale che sia dopo soli sette giorni dall’avvicendamento in panchina e data la condizione fisica su cui si può contare dopo una sola giornata di campionato.

La trasferta in Norvegia ha dimostrato due cose. La prima è che quando in palio ci sono i tre punti le partite non sono quella sorta di scampagnata che un’Olanda anch’essa in rifondazione è venuta a fare a Bari settimana scorsa. La seconda è che, nonostante il pochissimo tempo a disposizione, Conte ha già saputo imprimere una prima impronta della sua filosofia di calcio a questo gruppo. Pressing alto, continui cambi di gioco, terzini come attaccanti aggiunti, un centravanti di movimento che torna indietro per lanciare nello spazio gli inserimenti dei centrocampisti avanzati. Questo è quello che si è potuto apprezzare bene in particolare nei primi venti minuti ed in generale ogni volta che gli Azzurri si affacciavano nella metà campo avversaria.

La mano di Conte è già così evidente perché è sua caratteristica non adattare il modulo ai giocatori bensì i giocatori al modulo. L’ha fatto nella Juventus e lo ha fatto nelle prime due uscite in Nazionale. Un regista, un mediano, due esterni alti, due centrocampisti di inserimento ed una seconda punta di movimento: Florenzi,Giaccherini, Zaza in Azzurro come Pogba, Vidal, Tevez nella Juve. Gli interpreti devono essere funzionali al ruolo perché questo è l’unico punto fermo mentre gli uomini sono tutti utili e nessuno indispensabile. In questa ottica è difficile immaginare una collocazione a Balotelli a meno che non decida di garantire il movimento di Immobile. Selezionare ed eventualmente plasmare e reinventare i giocatori in ragione dell’idea tattica a volte è un limite. Altre volte meno. Per un uomo abituato ad allenare tutti i giorni sul campo è però probabilmente la sola strada da seguire per conferire un’identità ad un gruppo che da qui a due anni, in vista dell’Europeo, non avrà molte occasione per consolidarsi.

Così come sarà fondamentale insistere su uno zoccolo duro di convocati. Conte, uomo intelligente, darà un’opportunità a chi la meriterà, ma difficilmente vedremo passare per Coverciano miriadi di giocatori sotto la sua gestione. E’ importante che, come la goccia cinese, ogni occasione sia buona per digerire schemi, movimenti e mentalità del sacrificio. Ecco perché, come visto in questa due giorni di Nazionale, il gruppo continuerà ad essere giovane e magari un po’ acerbo come nelle gare contro Olanda e Norvegia. E’ tutto funzionale al progetto di lungo termine. Da qui la considerazione del mister per cui uno tra Pirlo e Verratti è di troppo. Pur con tutta la stima che il tecnico prova per il regista bianconero, la carta di identità del giocatore del PSG (e non solo) è maggiormente funzionale.

In chiusura due menzioni speciali. La prima è per Leonardo Bonucci, giocatore che a Conte deve molto ma che con i suoi piedi educati ha saputo anche restituire tanto all’ex tecnico bianconero, rappresentando spesso e volentieri un’alternativa in più in cabina di regia. La seconda è per Simone Zaza. Un talento puro per classe e personalità. Speriamo non si perda strada facendo. Ma la scelta intelligente di restare un altro anno al Sassuolo fa sperare bene.

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!

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