2 min readAnche senza Conte è sempre Juve

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10 Marzo 2015 Off Di Giorgio Catani

Conte se ne faccia una ragione. La Juve targata Allegri non mieterà record su record. Fatto sta che a inizio marzo, con dodici partite ancora da giocare, ha il campionato in mano. La giornata spezzatino di Serie A è probabilmente infatti la giornata della svolta per il campionato. In primis perché i bianconeri, dopo aver fallito in almeno tre occasioni il match ball, superano il Sassuolo seppur con fatica ed allungano a +11 sulla Roma. In secondo luogo perché il reiterato appannamento dei giallorossi al quarto pareggio consecutivo (l’ottavo in nove gare) ed una straripante Lazio alla sua quarta vittoria consecutiva, riaprono definitivamente i discorsi per la lotta al secondo posto.

La Juventus di Allegri non sarà lo schiacciasassi del del suo predecessore (uscita intempestiva ed abbastanza antipatica quella dell’attuale CT della Nazionale) ma ha comunque un’intelligenza ed una cattiveria agonistica che, evidentemente, non sono marchio esclusivo dell’allenatore pugliese. Si può discutere sul fatto che i bianconeri abbiano sciupato nelle scorse giornate occasioni ghiotte per chiudere prima i conti. Ma non bisogna dimenticare che la squadra di Allegri è in corsa per i quarti di Champions e si giocherà le sue chance di accedere alla finale di Coppa Italia. Insomma, sebbene non in splendida forma, la Juventus è in corsa su tutti i fronti. Cosa che, non ce ne voglia Conte, dalle parti di Vinovo non capitava da un bel po’.

Il pareggio con il Chievo e le parole di Garcia nel post partita certificano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la crisi della Roma. Quella giallorossa sembra una polveriera pronta ad esplodere da un momento all’altro. Inutile tornare su quanto abbia inciso psicologicamente il disastro compiuto da Garcia nella partita con il Bayern Monaco all’Olimpico. Il tecnico francese, bravo a far passare un’immagine vincente nonostante i 28 punti accumulati dalla capolista in due anni, dovrà ora accantonare le parole e dimostrare non solo in sala stampa di essere il Mourinho del futuro. Anche perché se dietro il Napoli stenta (i partenopei rischiano di avere molti rimpianti a fine stagione) la Lazio corre veloce. I biancocelesti stanno attraversando uno splendido periodo di forma ed i risultati che stanno arrivando sono chiaramente il frutto di un’idea precisa ed a tratti spettacolare di gioco. I quattro punti che separano Lazio e Napoli dalla Roma non sembrano assolutamente incolmabili. Così come, a dodici giornate dal termine, non sono da escludere dalla lotta Champions neanche Fiorentina e Sampdoria. Quello che accomuna le quattro inseguitrici di Totti e compagni è l’evidenza di un impianto di gioco collettivo e la fame. Tutte cose che la Roma sembra aver smarrito mesi fa. La palla è comunque ancora tra i piedi dei giallorossi. Anzi, di Garcia. Che ha ancora dodici giornate di campionato per dimostrare che le sue non sono solo parole.

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