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Domenica, Torino-Lazio. Al 79’ dell’incontro con il risultato fermo sull’1-1, Simone Inzaghi effettua il secondo cambio dei tre a disposizione. Fuori Keita, dentro Murgia che poi segnerà il gol del momentaneo 1-2 per i biancocelesti. Dieci minuti dopo arriva anche la terza sostituzione, Felipe Anderson per Prce. Cosa c’è di strano? Per certi versi nulla. Nel senso che siamo più che felici di vedere due giovani della Primavera buttati nella mischia in un match per altro importante e tutto ancora da giocare (il pari del Toro arriverà infatti in pieno recupero). Scorrendo però i nomi della panchina laziale qualcosa di anomalo c’è.

Premesso che la Lazio sbarcata al Grande Torino era in piena emergenza, le riserve a disposizione di Inzaghi erano le seguenti: Strakosha e Vargic (portieri), Vinicius e Prce (difensori), Lombardi, Leitner, Murgia, Luis Alberto (centrocampisti a vario titolo) e Filip Djordjevic (attaccante). Insomma, non può certo lasciare indifferenti il fatto che il mister abbia deciso di puntare sulle giovani leve anziché su quelli che dovrebbero essere, almeno sulla carta, giocatori formati. Parliamo in particolare di Leitner e Luis Alberto. Perché la domanda ad un certo punto sorge spontanea. Se questi due giocatori, prelevati rispettivamente da Borussia Dortmund e Liverpool, non giocano neanche quando la situazione, come a Torino, è di piena emergenza, allora cosa sono stati presi a fare?

E’ chiaro che si tratta di una pura e semplice provocazione. Però qualche riflessione, se si vanno a scorrere gli acquisti della Lazio nell’ultimo biennio che ancora vestono la maglia biancoceleste, diventa d’obbligo. Partendo proprio dai due giocatori citati, Leitner e Luis Alberto. Il primo, presentato come jolly di centrocampo, è costato (o meglio costerà a giochi fatti) circa 2 milioni a cui vanno sommati i 900 mila euro a stagione per cinque anni di contratto che fanno un totale di 4,5 milioni di stipendio. Lo spagnolo invece è costato 5 milioni e ne percepirà grosso modo altrettanti se resterà nella capitale per i prossimi cinque anni. Fino ad ora dunque parliamo di 7 milioni di ingaggi e circa 10 di compensi per 32’ complessivamente giocati (5’ l’ex Borussia e 27’ l’ex Liverpool). Ma sarebbe ingiusto limitare ai due ragazzi questa pur grezza analisi costi-benefici. C’è infatti un altro caso che forse è più eclatante. Quello di Ravel Morrison. Il ragazzone inglese sono già due anni che veste (almeno in allenamento) la casacca biancoceleste. E non si capisce perché mai frema così tanto per andarsene da Roma. Arrivato a costo zero, Morrison guadagna infatti la bellezza di 1 milione a stagione. Non male considerando che intascarlo lo scorso anno gli è costato appena un’ora di fatica (58’ in campionato e 2’ nella finale di Supercoppa contro la Juventus). Ci sono poi altri casi curiosi come quello di Vargic pagato 700 mila euro sulla fiducia o quello di Gonzalez, convocato dall’Uruguay ma separato in casa che percepirà 900 mila euro fino al prossimo giugno. Oppure ci sono i casi cronici come Kishna il cui cartellino è costato 4 milioni, che ne percepirà 1,2 a stagione di stipendio fino al 2019 e che costa caro anche dal punto di vista medico visto che è ospite affezionato della clinica Paideia.

Ironia a parte, si parla in estrema sintesi di circa 30 milioni di euro (euro più, euro meno). Soldi che almeno in parte (vedi Morrison) potevano tranquillamente essere risparmiati od investiti diversamente. Anche perché la Primavera della Lazio, se i vari Murgia, Lombardi e Prce confermeranno le premesse di questo inizio stagione, sembra proprio destinata a diventare una miniera d’oro.

N.B.: minutaggio, costi delle operazioni e stipendi sono stati rilevati dai comunicati stampa e dal sito www.transfermarkt.it.

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!

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