Lazio-Napoli: appunti sparsi

Siamo stati allo Stadio Olimpico di Roma per respirare live le emozioni di Lazio-Napoli. Questo è quello che ci siamo portati a casa. Punto primo: se è vero che la fortuna è cieca, è vero anche che la sfortuna invece ci vede benissimo. Chiedere a Inzaghi per credere. La Lazio arrivava alla sfida con il Napoli, big match della quinta giornata di campionato di Serie A 2017/2018, con l’emergenza in difesa. Con Wallace già fermo ai box da una settimana circa, infatti, il tecnico biancoceleste aveva anche il pensiero De Vrij che già dalla trasferta di Marassi di domenica scorsa accusava qualche fastidio all’adduttore. Risultato? L’olandese gioca, sfodera un primo tempo da fuoriclasse, sigla il gol del momentaneo vantaggio Lazio, ma resta poi dolorante negli spogliatoi all’intervallo.

Una gran bella tegola considerato che dopo un quarto d’ora dell’incontro i biancocelesti avevano già dovuto rinunciare a Bastos, il sostituto di Wallace, sempre per infortunio. Inzaghi è allora costretto a tornare in campo nella seconda frazione di gioco con una linea difensiva composta da Basta, Leiva e Radu. Tre giocatori nati con altri progetti di vita e finiti ad improvvisarsi difensori centrali. Come se non bastasse, anche Basta dovrà dare forfait indovinate un po’? Per infortunio. Ad aggiungere sfortuna su sfortuna ci si mette il fatto che Inzaghi ha già esaurito le sostituzioni perché ha dovuto effettuare il terzo cambio richiamando Milinkovic che accusava un fastidio muscolare (!). L’epilogo? A quel punto non può che essere il 4-1 finale per il Napoli.

Se è vero che la sfortuna ci vede benissimo, è anche vero che qualche domanda a Formello dovrebbero porsela. Premesso che una raffica di infortuni, quella che ha travolto la Lazio, che colpisce un intero reparto in una settimana è roba da guinnes dei primati, è anche vero che se l’intenzione è quella di affrontare la stagione con la difesa a tre sarebbe allora opportuno avere più dei tre soli centrali di ruolo, De Vrij, Bastos e Wallace, a disposizione di Inzaghi. Radu è un giocatore adattato ma comunque valido per il ruolo; Luis Felipe è una riserva ad oggi buona per il turnover nelle partitelle di allenamento del giovedì; Caceres è appoggiato al Verona in attesa che si liberi un posto da extracomunitario a gennaio. È evidente che basti un raffreddore a scombinare i piani. Il vuoto lasciato dalla partenza di Hoedt, per quanto fosse inaspettata, andava tamponato. Peccato, perché a fine campionato certe leggerezze si pagano.

Nell’arco dei novanta minuti di Lazio-Napoli si contano almeno tre episodi sospetti: il contatto Reina-Immobile in area di rigore sullo 0-0; il fallo di Reina su Immobile fuori dall’area di rigore sul risultato di 1-0 Lazio sanzionato da Damato solo con un giallo; l’evidente fuorigioco non fischiato a Callejon che costringe Strakosha ad un miracolo con conseguente calcio d’angolo che si rivelerà comunque innocuo. I se ed i ma non cambiano la storia. Ma una domanda è lecita: e il VAR?

Sarri lo ha detto chiaramente nel post partita: “Essere in testa a punteggio pieno dopo 5 partite non mi dice niente”. Vero, i conti si fanno alla fine. Ma la tabella di marcia si stila ad inizio campionato (anche se non si dice). E Sarri ha chiara la situazione, l’obiettivo ed il percorso da seguire. Altrimenti qualcuno ci spieghi perché a Donetsk gioca Milik e con il Benevento Mertens.

A proposito di Mertens. Nonostante qualcuno azzardi il paragone in sala stampa, il belga non è Maradona. Anche Sarri si sbriga a chiarirlo. Però è sicuramente un fuoriclasse. Perché, sempre come dice lo stesso mister toscano, un gol come quello di ieri è roba che solo in pochi riescono a pensare.

Un’ultima considerazione. Non illuda il risultato finale. Lazio-Napoli a pieni organici sarebbe stata una partita diversa. Probabilmente non divertente; ma sicuramente affascinante per gli amanti della tattica. Chi si aspettava lo spettacolo è rimasto deluso almeno fino a quando le due squadre hanno duellato ad armi pari. A trionfare fino all’intervallo era stato infatti l’equilibrio; dettato dal fatto che a darsi battaglia erano due squadre che sanno bene cosa fare quando scendono in campo. Chi invece tifa Napoli o è semplicemente un esteta di questo gioco si è probabilmente divertito nella ripresa. Quando però Lazio-Napoli non era più una partita di calcio.

Giorgio Catani

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!