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E sono dieci. Il gol di Ciro Immobile (108 con l’aquila sul petto, eguagliato Bruno Giordano nella classifica dei marcatori all time della squadra biancoceleste) consegna alla Lazio tre punti d’oro che proiettano sempre più la squadra di Simone Inzaghi ai vertici della classifica di Serie A tanto da obbligare a chiedersi se parlare semplicemente di obiettivo Champions League per Acerbi e compagni sia ancora adeguato.

Perché i punti che separano la Lazio dalla vetta, in attesa della Juventus, sono quattro (sei se i bianconeri dovessero battere la Roma nel posticipo dell’Olimpico); ma i biancocelesti hanno una partita da recuperare, quella con il Verona, che in caso di vittoria li porterebbe ad un’incollatura dalla vetta al giro di boa. Un distacco comunque inferiore al vantaggio che la Lazio ha sulla quinta in classifica.

E se a questo si aggiunge che la vittoria sul Napoli, come già capitato contro Brescia, è arrivata in un match che ha visto la Lazio poco brillante e sfilacciata ma comunque in grado di prevalere grazie all’ennesimo gol nell’ultimo quarto d’ora di, otteniamo una serie di indizi che, sommati tra loro, potrebbero essere indicativi del fatto che questo potrebbe realmente essere l’anno dei biancocelesti.

La partita dell’Olimpico

Lazio-Napoli non è stato un brillante. Se non fosse arrivato il gol di Immobile a rompere gli equilibri il pareggio sarebbe stata la logica conseguenza di una partita dominata, pur per ragioni diverse, dalla paura di perdere.

Ma si sa che in queste occasioni sono spesso gli episodi a decidere le sorti della gara. E così è stato quando Ospina, preferito a Meret per la sua capacità di giocare il pallone con i piedi (Gattuso nel dopo partita si prenderà la responsabilità della scelta), prima stoppa disastrosamente un comodo retropassaggio e poi decide di avventurarsi in uno sciagurato dribbling su Immobile, il più tenace dei suoi, che invece gli strappa il pallone e con la complicità di Di Lorenzo (perché un difensore più aggraziato avrebbe probabilmente spazzato via la sfera) realizza il gol che riscrive la storia del match, della Lazio e chissà, forse del campionato.

La Lazio vista conto il Napoli è stata lontana parente di quella ammirata in campionato fino alla trasferta di Cagliari e poi in Supercoppa contro la Juventus. Manovra lenta, reparti lunghi e poche idee sono i caratteri distintivi di una prestazione che ha invece ricordato molto da vicino la sofferta vittoria di Brescia.

A volerle leggere accantonando il risultato, le ultime due partite dovrebbero forse far suonare più di un campanello di allarme a Formello perché qualche segnale potenzialmente indicativo di una sorta di involuzione inizia a diventare apparente. Però poi c’è il risultato ed il modo in cui è maturato. E allora non si può non notare che ancora una volta la Lazio ha vinto credendoci fino all’ultimo respiro e riuscendo a fare quadrato, anche e soprattutto grazie ad una solidità difensiva che è forse la vera novità di questa stagione, nel momento del bisogno superando brillantemente le avversità anche con quel pizzico di fortuna che serve a scrivere le grandi imprese.

Ed in attesa di vedere dove e cosa porterà questo cammino a maggio, intanto la Lazio di Inzaghi porta a casa un record storico per la società. Mai infatti in 120 di storia (festeggiati ieri all’Olimpico con una cerimonia suggestiva anche grazie al contributo della Curva Nord) i biancocelesti avevano inanellato dieci vittorie di fila in campionato. Neanche la Lazio di Eriksson si era spinta a tanto; è quella era una squadra che faceva sfaceli in patria e in Europa.

Il ventesimo gol in diciotto partite di Ciro Immobile poi oltre a consentire a Simone Inzaghi di sfatare l’ennesimo tabù (il tecnico piacentino non aveva mai battuto il Napoli da allenatore) getta anche i partenopei definitivamente fuori dal discorso Champions League.

Per raggiungere almeno la qualificazione all’Europa League la squadra di Rino Gattuso dovrà cominciare a macinare punti e cercare di infilare qualche vittoria consecutiva (una in undici partite non sembra decisamente uno score sufficiente).

C’è da dire che i progressi del Napoli nelle ultime due uscite, quelle con Inter e Lazio, sono però evidenti. Gli Azzurri hanno pagato a caro prezzo quattro disattenzioni individuali negli ultimi 180 minuti; ma specialmente all’Olimpico si è vista una squadra organizzata e più volitiva rispetto alle ultime apparizioni.

Ringhio Gattuso ha portato ordine riducendo la distanza tra i reparti e responsabilizzando maggiormente Insigne e Zielinski che, insieme ad Allan, sono senza ombra di dubbio la spina dorsale della squadra. Una squadra che per altro, è bene ricordarlo, ieri è scesa in campo in formazione piuttosto rimaneggiata ma che tuttavia, specialmente nella ripresa, si è fatta apprezzare per la crescente pressione portata sui biancocelesti che oltre al palo di Zielinski ha creato qualche apprensione di troppo per l’ottimo Strakosha.

Premesso che il pareggio sarebbe forse stato il risultato più giusto, forse ai punti il Napoli avrebbe anche meritato qualcosa di più. Fino alla papera di Ospina almeno.

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Acerbi: la difesa della Lazio ha i meriti maggiori nella vittoria dei biancocelesti e certamente il suo leader non ha sbagliato un intervento

Immobile: gira al largo per trovare gli spazi che Caicedo gli toglie e non riesce fare molto fino all’80° minuto quando ruba il pallone ad Ospina e segna il gol della sudatissima vittoria

Insigne: magari non lo si vede molto in avanti dove comunque si fa apprezzare per il suo apporto alla manovra; ma il suo contributo in fase di ripiegamento su Lazzari è encomiabile

Zielinski: è l’arma in più del Napoli e per poco non trova il gol che avrebbe potuto ribaltare le sorti dell’incontro

Flop

Ospina: Gattuso lo manda in campo per la sua capacità di giocare il pallone con i piedi e lui ripaga con uno stop ed un dribbling da film dell’orrore costringendo il povero Ringhio a fare mea culpa nel post partita


Tabellino

LAZIO-NAPOLI 1-0 (0-0)
Lazio (3-5-2): Strakosha; Luiz Felipe, Acerbi, Radu; Lazzari, Milinkovic-Savic, Leiva (36′ st Berisha), Luis Alberto (44′ st Jony), Lulic; Caicedo (19 st Cataldi), Immobile (24 Proto, 23 Guerrieri, 15 Bastos, 4 Patric, 49 Silva, 28 Anderson, 34 Adekanye). All.: Inzaghi.
Napoli (4-3-3): Ospina, Hysaj, Di Lorenzo, Manolas, Mario Rui, Fabian Ruiz, Allan (39′ st Llorente), Zielinski, Callejon (42′ st Elmas), Milik, Insigne (47′ st Lozano). (27 Karnezis, 15 Daniele, 13 Luperto, 62 Tonelli, 70 Gaetano). All.: Gattuso.
Arbitro: Orsato di Schio 7.
Reti: nel st 37′ Immobile.
Angoli: 6-6.
Recupero: 2′ e 3′.
Ammoniti: Lazzari, Manolas e Mario Rui per gioco scorretto, Lulic per proteste.

Controller, giornalista, scrittore, blogger di insuccesso. Padre e marito. Laziale da sempre. Sono molto più simpatico dal vivo!

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